Caso Aldrovandi, Passavanti (Sap): “Polizia allo sbando, applauso specchio del malessere”

"L’operazione che noi intendiamo promuovere, ed è a questo che sono andati gli applausi, è una operazione "verità" - scrive -, mettere in relazione le menzogne che sono veicolate con gli atti processuali che le smentiscono"

Pubblichiamo l’intervento di Ciro Passavanti, Segretario Provinciale SAP (Sindacato Autonomo Polizia), sulla vicenda dell’applauso durante il congresso nazionale del sindacato a tre dei quattro agenti condannati per la morte del 18enne Federico Aldrovandi, morto durante un controllo a Ferrara il 25 settembre del 2005. Sul caso era intervenuto anche Sandro Chiaravalloti, segretario provinciale Siap

All’indomani del tanto discusso “applauso”, come comunicato dal nostro neo Segretario Generale Gianni Tonelli, si è trattato di un applauso durato non 5 minuti ma sicuramente sostenuto, avvenuto a porte chiuse perché altrimenti si da’ un significato diverso, semplicemente indirizzato ai colleghi e a un’azione che stiamo cercando di compiere, come sindacato di polizia, ossia di un contrasto a quelli che possono essere attacchi, a volte ingiustificati, alla categoria.

Questa operazione che si chiama giustizia e verità, e che è stata presentata anche a Piacenza nei mesi scorsi con la Spy-pen, e si basa su quella che è la dotazione al personale di videocamere che siano in grado di certificare, se fossimo dei manigoldi, e non lo siamo, e di eventuali nostri abusi, durante il nostro servizio. Siamo noi che agogniamo di potere essere sotto la lente di ingrandimento, di mettere sotto la lente di ingrandimento il nostro operato.

Quanto ai colleghi condannati per eccesso colposo in omicidio colposo, visto il bombardamento mediatico, anche noi nell’immediatezza del fatto ci siamo convinti di questo, ossia che potessero avere delle responsabilità, ma poi – come osservato da Tonelli – le analisi di tutti gli atti, le dinamiche degli eventi, gli atti processuali, pongono dei seri dubbi sulla questione e il convincimento di tanti colleghi è che il bombardamento mediatico abbia condizionato, come aveva condizionato noi, anche il collegio giudicante. E questo lo rileviamo anche dai comportamenti della magistratura.

Quindi l’operazione che noi intendiamo promuovere, ed è a questo che sono andati gli applausi, è una operazione “verità” ossia mettere in relazione le menzogne che sono veicolate con gli atti processuali che le smentiscono: non intendiamo propinare a nessuno, nè ai cari sindacati di polizia che quando vogliono sanno trovare un facile e fertile terreno di propaganda e tantomeno all’opinione pubblica, la nostra verità o il nostro pensiero, ma vogliamo pubblicare gli atti mettendoli in relazione alle menzogne, affinché la gente si faccia liberamente il suo convincimento.

Ed è per questo che non comprendiamo la levata di scudi contro questa nostra azione visto che vogliamo basarci solo sugli atti processuali che sono stati il presupposto della condanna. E ora l’unica strada è la revisione processuale. Sull’intera vicenda Aldrovandi, e dei commenti fatti dai vertici istituzionali e dal Capo della Polizia Tonelli ha espresso: “credo che il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il presidente Renzi siano persone in buona fede e siano state vittime, come noi e la gran parte dei cittadini, di questo condizionamento operato mediante un bombardamento mediatico negativo”.

Quanto al Capo della Polizia, “bene ha fatto a contattare la madre” di Federico Aldrovandi, per mostrare la solidarietà’ in quanto, indipendentemente dalle responsabilità’, alcuni suoi uomini sono stati protagonisti”. I giudizi – ha concluso – non li condivido per nulla. Vede caro direttore, Tonelli è stato additato come il “cattivo del momento” per quanto scaturito. Quel minuto di solidarietà ha “oscurato” un lavoro congressuale, un appuntamento importante, non soltanto per il Sindacato, ma anche e soprattutto per la Polizia di Stato e l’intero Comparto Sicurezza.

Nel dibattito pubblico una forte attenzione è stata posta sulla necessità di unificare le Forze di Polizia e sul rilancio della nostra petizione on line (www.poliziaunita.it) che ha già raccolto migliaia di firme e che a breve presenteremo anche nella nostra provincia. Sono intervenuti il Capo della Polizia, Prefetto Alessandro Pansa, il Vice Presidente del Senato Maurizio Gasparri, il Responsabile sicurezza del Partito Democratico Emanuele Fiano, l’Europarlamentare di Forza Italia Lara Comi, gli esponenti di Fratelli d’Italia Ignazio La Russa e Cristiano Magdi Allam, il deputato della Lega Nord Nicola Molteni. La Consulta Sicurezza con i Segretari Generali di Sappe (Donato Capece), Sapaf (Marco Moroni) e Conapo (Antonio Brizzi).

I Segretari Generali dei sindacati di polizia Siap (Giuseppe Tiani) e Coisp (Franco Maccari). I lavori sono stati coordinati dal Direttore del quotidiano Il Tempo, Gian Marco Chiocci. La partecipazione al dibattito di tutti gli illustri ospiti hanno significato un passo importantissimo per le future iniziative che il Sap adotterà, stando senza se e senza ma dalla parte dei colleghi impegnati quotidianamente sul territorio a garantire la sicurezza di tutti i cittadini. E non da ultimo, credo che a chiarire ancor meglio il concetto del discusso applauso sia proprio la dichiarazione del direttore di un importante quotidiano nazionale, Il Tempo, testimone d’eccellenza dei fatti: IL MALESSERE DILAGANTE – di Gian Marco Chiocci –

Io c’ero, a Rimini, coi poliziotti del Sap. C’ero per moderare i lavori pre-congressuali sul tema dell’unificazione delle forze dell’ordine, argomento di scarso appeal rispetto all’appuntamento più atteso: il faccia a faccia col capo della polizia dopo le violente polemiche per quel «cretino» al collega degli scontri di Roma. Il nervosismo in sala era palpabile, la rabbia di chi sente l’abbandono dello Stato si conteneva a stento.

Proprio per questo gli organizzatori si raccomandavano a non cadere in tentazione e contestare il Capo. E quando l’ospite del giorno ha spiegato il perché di quel «cretino» senza fare, formalmente, macchina indietro, s’è sentito solo un impercettibile sottofondo di lagnanza. Ma si vedeva, si sentiva, che la base ribolliva dentro e schiumava rabbia. Tant’è che un boato liberatorio ha squarciato il silenzio alla messa in onda del video coi poliziotti presi a mazzate dai soliti, impuniti, idioti mascherati. Tutti in piedi a urlare e a identificarsi in quel tiro al bersaglio.

Da lì in poi ogni qualvolta un nuovo interlocutore scaldava i cuori dei presenti cresceva la tensione di chi si sente tutti contro: vertici, media, politici. Quando ho lasciato la sala per far ritorno a Roma era l’ora di pranzo. Chiunque mi fermasse per un saluto, a suo modo chiedeva aiuto. «In strada ci ammazzano», «la politica se ne frega», «nessuno ci difende», «aspettiamo il morto perché qualcosa cambi». Ecco perché quando in serata ho saputo degli applausi pomeridiani ai poliziotti del povero Aldrovandi non mi sono sorpreso. Il battimani che fa male, tanto male, alla mamma di Federico, è maturato in quel clima di malessere diffuso. L’ipocrisia di quanti si accontentano di crocifiggere il Sap fingendo di non sapere che i poliziotti sono allo sbando e non ne possono più, quella sì è da applausi.

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