Ikea, attività sospesa fino a lunedì. In arrivo denunce per i manifestanti foto

Lo stabilimento di Ikea di Piacenza resterà chiuso fino a lunedì compreso. E’ la decisione della multinazionale svedese, che già mercoledì ha sospeso le attività sul deposito 2 a seguito dei blocchi attuati agli ingressi

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AGGIORNAMENTO 8 MAGGIO – Presidio di una quarantina di manifestanti e lavoratori del Si Cobas davanti all’Ikea di Piacenza anche giovedì mattina. I manifestanti hanno cercato di bloccare l’uscita di alcuni camion, sul posto le forze dell’ordine che hanno consentito il deflusso dei mezzi: non sono mancati momenti di tensione con la polizia con due agenti rimasti contrusi. Secondo quanto si è appreso è prevista fino alla giornata di lunedì (compreso) la chiusura del deposito 2 di Ikea a Le Mose a seguito dei blocchi dei manifestanti.

Sui fatti delle ultime ore sono in corso le indagini della Digos che sta accertando le varie responsabilità. Si profilano diverse denunce: i reati ipotizzati sono quelli di violenza privata, manifestazione non autorizzata e inosservanza dell’ordine di sciogliere i blocchi. Per tutte le persone identificate provenienti da fuori provincia verrà emesso il provvedimento di divieto di ritorno a Piacenza.
Intervento di Massimiliano Borotti, segretario provinciale Uil

Leggo le farneticanti argomentazioni del Sicobas (che come al solito, a differenza di altri, omette di scrivere il nome o i nomi dell’estensore) al nostro comunicato. In primo luogo occorre osservare che si evita di rispondere alla sospetta casualità temporale elettorale della protesta come anche per la loro contrarietà all’applicazione di un dispositivo del medico competente dopo accertamento sanitario ad un carrellista come previsto dalle Leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Applicazione mitigata dall’assegnazione del lavoratore in via temporanea, anziché sospenderlo, ad altra mansione. Da ultimo vorrei far notare che gli ex soci Euroservizi se non avranno riconosciuto quanto previsto nel verbale di conciliazione sottoscritto individualmente possono riprendere l’azione vertenziale per responsabilità solidale verso la cooperativa Euroservizi che verso il committente con cui la coop aveva il contratto d’appalto. La clausola liberatoria ha valore solo nel caso di rispetto delle obbligazioni contenute nel verbale di conciliazione. Tanto era dovuto per chiarezza, così come per chiarezza firmo anche questo comunicato.
 
Massimiliano Borotti

Segretario Generale CST-UIL
Intervento del Pd di Piacenza 

“Le modalità dell’azione di protesta messa in atto in questi giorni intorno allo stabilimento Ikea sono inaccettabili e ci preoccupano notevolmente”. È ferma la 
condanna del Partito Democratico di Piacenza nei confronti dei gravi fatti di questi giorni a Le Mose culminati con gli scontri con la polizia.
 
“Il PD condivide la richiesta dell’amministrazione comunale di porre fine immediatamente ai blocchi dell’impianto. Queste improvvide strategie non solo 
limitano il diritto al lavoro di chi non intende aderire alla protesta, ma generano un danno inaccettabile all’azienda rischiando di metterne in pericolo, in prospettiva, addirittura la permanenza nella nostra città”.
 
“Il PD non può accettare che vengano stravolte le regole di un legittimo confronto sindacale, adottando metodi violenti antidemocratici, in cui è fortissimo il sospetto 
che una sigla sindacale (i SI Cobas) strumentalizzi i lavoratori soltanto per acquisire visibilità; le sedi del confronto sono quelle del dialogo tra le parti, che può riprendere solo dopo la fine dei blocchi; inoltre il Pd non può accettare che rappresentanti delle istituzioni appoggino azioni violente di blocco dell’attività del magazzino e di limitazione dei diritti dei lavoratori che non aderiscono alla protesta”.
Legge regionale sulla legalità nella logistica, movimentazione merci, trasporto. Armuzzi, presidente di Legacoop Servizi Emilia-Romagna: «Finalmente! Dare immediata operatività agli strumenti previsti, puntare alla qualità e la Pubblica amministrazione dia l’esempio abbandonando la pratica delle gare al massimo ribasso».

Bologna, 8 maggio 2014 – «Finalmente!»: Alberto Armuzzi, presidente di Legacoop Servizi Emilia-Romagna, è soddisfatto e plaude all’approvazione da parte del Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna della legge che promuove la legalità e la responsabilità sociale nelle attività di logistica, movimentazione merci, trasporto.

«È un provvedimento sul quale da tempo sollecitiamo la Regione – prosegue Armuzzi –: non è la panacea di tutti i mali, ma è un tassello importante per riportare nell’alveo della legalità un settore nel quale sono in molti a non rispettare regole e contratti di lavoro, danneggiando i lavoratori e le imprese, come quelle a noi associate, che rispettano regole e contratti sviluppando e stabilizzando buon lavoro anche se questo comporta costi più elevati rispetto alle abitudini del mercato».

Armuzzi, che si augura che le astensioni registrate nel voto «siano dovute alla dialettica politica, e non al merito», chiede che gli strumenti dalla legge siano resi subito operativi «a partire dalla Consulta, nella quale devono essere presenti tutti gli attori della filiera – committenti, enti pubblici, imprese del comparto, rappresentanze sindacali e tutti i soggetti deputati ai controlli – per svolgere un ruolo di vigilanza serrata e di promozione della legalità».

«La legge va applicata da tutti e per tutti – incalza Armuzzi –, a partire dalle Pubbliche amministrazioni locali e nazionali che devono abbandonare la pratica dei bandi al massimo ribasso. Anche i committenti privati devono capire che, oltre che per ragioni etiche, scegliere partner inaffidabili fa risparmiare solo in apparenza, in quanto si perde in qualità ed efficienza delle prestazioni».

«Noi – conclude Armuzzi – siamo da sempre convinti che il rilancio e il rafforzamento di una regione come la nostra passi per il sostegno alla qualità: dei processi, dei prodotti, della vita di tutti, a partire da quella dei lavoratori».

LA CHIUSURA DECISA DA IKEA – Lo stabilimento di Ikea di Piacenza resta chiuso probabilmente fino a domenica. E’ la decisione della multinazionale svedese, che già mercoledì ha deciso di sospendere le proprie attività sul deposito 2 di Le Mose a seguito dei blocchi attuati dai manifestanti agli ingressi del magazzino. Circa 140 lavoratori, secondo quanto riferisce la cooperativa San Martino, non sono riusciti ad iniziare il turno di lavoro, costretti a rimanere fuori dal deposito: alcuni di loro hanno riferito di aver subìto minacce ed intimidazioni da parte del gruppo di manifestanti per le quali hanno sporto denuncia.

Una situazione che ad oggi non sembra trovare una soluzione: nelle intenzioni di Ikea vi è al momento la volontà di non riaprire il deposito fino a che i blocchi agli accessi non verranno rimossi. 

In una nota il Si Cobas attacca duramente i sindacati confederali e afferma la volontà di manifestare in città a Piacenza domenica 11 maggio. Intanto prosegue il presidio davanti ai cancelli dello stabilimento di Le Mose chiuso (le foto di gioved’ mattina). Nel comunicato i Cobas sostengono cheL’idea dei lavoratori masochisti che mettono a repentaglio la loro occupazione perché fuori di testa ovviamente non sta in piedi e non la condividiamo. Essendo la maggior parte dei lavoratori in questione immigrati (e non ignoranti) sono in Italia proprio per lavorare. Il problema di “ordine pubblico” non sono i lavoratori ma chi li sfrutta e li vuole sottomessi e siamo pronti, visto anche le denunce per diffamazione, a qualsiasi confronto pubblico su quanto abbiamo affermato ed affermeremo”.

“Intanto, il presidio permanente dei lavoratori davanti al Deposito Ikea, ringraziando tutti gli operai delle altre aziende e i solidali che ci stanno sostenendo, ha deciso che domenica 11 maggio porterà le sue istanze nella città, attraversandola con una manifestazione nel pomeriggio e chiamando alla partecipazione tutti coloro che ci sostengono a Piacenza e nel paese. Da lì lanceremo una campagna di lotta da sviluppare nel proseguo di questa battaglia”.

“Ci vogliono ridurre a problema di ordine pubblico – concludono – faremo capire che il vero problema è un sistema economico-politico sordo alle istanze dei lavoratori, che li vuole ridotti ad una condizione subalterna, senza giusti salari e soprattutto ridotti al silenzio”.

IL COMUNE: “DANNO INACCETTABILE” – Sulla vicenda in serata è intervenuta anche l’amministrazione comunale per voce del sindaco Paolo Dosi e del vicesindaco Francesco Timpano: “Già lo scorso anno – affermano – l’Amministrazione comunale si era adoperata per ricomporre il conflitto favorendo il raggiungimento di un accordo tra cooperativa e soci lavoratori mirato a riportare serenità operativa all’impianto dove, come provato dagli organi competenti – specificamente, la Direzione del lavoro – non sono state rilevate violazioni di norme a tutela dei lavoratori. Dove, al contrario, come è stato dimostrato recentemente, sono invece praticate condizioni contrattuali migliorative ai lavoratori rispetto ai contratti nazionali. L’Amministrazione comunale chiede pertanto che si metta fine immediatamente al blocco dell’impianto”.

“L’interruzione dell’attività produttiva è inaccettabile perché limita il diritto al lavoro dei tanti lavoratori occupati presso lo stabilimento Ikea (diretti e indiretti) che non intendono aderire alla protesta. Inoltre, l’interruzione dell’attività produttiva genera un danno inaccettabile all’azienda che può metterne in pericolo la redditività. La protesta contro i provvedimenti di sospensione è ovviamente legittima, ma esistono tutti gli strumenti per esprimerla nelle dovute sedi istituzionali e con modalità che non danneggino i lavoratori, l’azienda e tutto il sistema territoriale piacentino con un danno di immagine per il polo logistico che non è ulteriormente sostenibile, contrariamente a ciò che sta succedendo in queste ore”.

“L’Amministrazione comunale – concludono – è determinata nello scongiurare qualsiasi situazione che possa provocare danno all’occupazione ed alle imprese del nostro territorio”.


TENSIONE CON LA POLIZIA
– Stesso copione del giorno prima mercoledì mattina all’Ikea di Piacenza, con la protesta di un gruppo di circa 150 persone, lavoratori aderenti al Si Cobas e altri manifestanti giunti da fuori, che hanno cercato di imporre il blocco all’ingresso dello stabilimento all’inizio del turno intorno 6 e 30. Le forze dell’ordine sono intervenute nuovamente per consentire di entrare a chi intende lavorare e un paio di manifestanti sono rimasti feriti in maniera lieve, sul posto è intervenuta l’ambulanza del 118.

Alla luce di quanto accaduto, Ikea ha deciso di sospendere l’attività almeno per la giornata odierna. Una scelta che ha pesanti conseguenze economiche sulle cooperative in appalto e su tutto l’indotto piacentino, con una perdita di fatturato.

“In seguito al blocco ai cancelli attuato questa mattina ad opera di un gruppo di manifestanti, blocco che impedisce l’accesso sia dei lavoratori di Ikea che delle cooperative, sia dei mezzi di trasporto e quindi delle operazioni di carico e scarico, Ikea Italia distribution ha deciso di sospendere le proprie attività sul Deposito 2 di ’Le Mose” a Piacenza, precisando che “questa sospensione parziale permarrà con il permanere del blocco agli accessi”. Lo rende noto il comunicato stampa di Ikea dopo gli scontri di questa mattina e a cui hanno preso parte anche manifestanti provenienti da fuori Piacenza. 

“Stante l’impossibilità di accedere ai depositi in una situazione di sicurezza, i lavoratori del primi turno sono tornati alle proprie abitazioni” e Ikea ha comunicato la sospensione delle attività anche ai lavoratori del secondo turno. Ricordiamo che la situazione di tensione è scaturita dal provvedimento di sospensione per 33 lavoratori della cooperativa San Martino che opera all’interno del terminal di Torre della Razza.


LE REAZIONI

Chiesa (Filt Cgil): “Situazione preoccupante”
“Ci sono quattro elementi da considerare in questa vicenda. C’è un patrimonio importante per il nostro tessuto occupazionale che appare a rischio, c’è un tema che riguarda la sicurezza interna allo stabilimento Ikea e uno che riguarda la sicurezza fuori da Ikea. E c’è chi getta benzina sul fuoco in un momento in cui si stavano tenendo rapporti industriali per i quali era in corso una trattativa per condizioni contrattuali migliorative, con premi, per tutti”.

E’ questo il commento di Claudio Chiesa, segretario Cgil della categoria dei trasporti, che ha seguito gli avvenimenti delle ultime ore di fronte al deposito Ikea e che è intervenuto in serata. “La violenza è sempre da condannare, noi siamo contro ogni genere di violenza” premette Chiesa prima di motivare la sua analisi: “Tutto è nato dalla rimozione d’incarico di un lavoratore che non aveva i requisiti di sicurezza per svolgere una determinata mansione, il carrellista, da qui è partito il putiferio a cui abbiamo assistito in queste ore. Da un lato c’è il diritto di sciopero, dall’altro il diritto dei lavoratori che volevano entrare a lavorare e che invece sono stati costretti a restare fuori dai cancelli. Il clima di minacce intimidazione non è di lotta, ma un clima miope. La situazione oggi è preoccupante, con Ikea che ha deciso la sospensione delle attività sia per i dipendenti diretti che indiretti per domani, 8 maggio. La Cgil insieme alle altre confederazioni era al tavolo nei giorni scorsi per discutere di aspetti contrattuali migliorativi per tutti. E lì a quel punto dobbiamo tornare, e non ci torneremo di certo così”. 

Marco Bergonzi (Pd): “Le istituzioni e la politica si pronuncino in modo forte e chiaro”
Intervento di Marco Bergonzi,capogruppo Pd in consiglio provinciale

Con almeno un’azienda al giorno che chiude, con migliaia di piacentini che non chiederebbero altro che un posto di lavoro, un’azienda importantissima che a suo tempo ha deciso di insediarsi sul nostro territorio deve essere ostaggio di un manipolo di facinorosi ingestibili che riescono a causare danni gravissimi sia al datore di lavoro che ai propri stessi colleghi, cui illegalmente impediscono di entrare a lavorare?

Tutti costoro hanno un regolare contratto di lavoro, tutti i controlli effettuati in passato, in occasione di altre contestazioni hanno certificato l’assoluta regolarità della situazione, oggi non c’è alcuna rivendicazione plausibile ne’ sostenibile, se non la volontà di innalzare il livello dello scontro fino al punto di mettere a rischio una realtà che da lavoro a centinaia di persone.

E’ un fatto gravissimo, così come è parimenti gravissimo l’appoggio che viene dato da qualcuno, peraltro una sparutissima minoranza. Ma è ora che il territorio risponda in modo forte e chiaro, schierandosi per quanto mi riguarda, dalla parte di chi ha voglia di lavorare, di chi dà lavoro regolare, rispettando i contratti e contro i prepotenti che illegalmente impediscono l’attività.

A furia di difendere l’indifendibile, come avvenne per coloro che rubavano i bagagli a Malpensa, non solo non si è più credibili quando si trattasse di fare delle battaglie giuste, ma si finisce per danneggiare soprattutto chi ha voglia di intraprendere e chi ha voglia di lavorare onestamente. Si pronuncino pertanto sia la politica che le istituzioni piacentine, che per quanto mi riguarda DEVONO affermare e difendere il diritto dei lavoratori a poter entrare nello stabilimento dove lavorano, non possono essere minacciati, o peggio impediti di farlo da nessuno. E’ ora di dire con assoluta chiarezza da che parte si sta.

Propongo che amministratori ed uomini delle istituzioni, diano la propria disponibilità ad entrare all’inizio di ogni turno, nello stabilimento insieme ai lavoratori, difendendo così anche con la propria presenza fisica, il diritto che viene negato con intollerabili metodi teppistici e violenti. Ovviamente proponendolo, la mia disponibilità c’è fin d’ora.



La preoccupazione di Fit-Cisl e Uiltrasporti: “Società indotta a guardare altrove” 

FIT-CISL e UILTRASPORTI esprimoni “la preoccupazione per i recenti fatti che interessano ancora una volta lo stabilimento IKEA di Piacenza ad opera dei “soliti noti” che ben poco hanno a che fare con la normale pratica sindacale”. “Sorvoliamo – scrivono in una nota – sul fatto che tutto ciò accada, come in precedenza, all’approssimarsi di una scadenza elettorale, ma ci lasci almeno il dubbio. Tuttavia, restando al merito, riteniamo sconcertante che si protesti contro l’applicazione di norme quali quelle sulla Sicurezza nei luoghi di lavoro, che per ottenerle il Mondo del Lavoro ha lottato a lungo e dolorosamente”.

“Ma in particolare, ci preme dichiararci enormemente preoccupati per la decisione di IKEA di sospendere le attività nel deposito 2. Pur comprendendone le ragioni legate alla sicurezza dei Lavoratori, evidenziamo i possibili effetti futuri nel protrarsi delle proteste ingiustificate, sia per la perdita economica dei salari ma soprattutto sulla permenenza delle attività di logistica nel nostro territorio”.

“È del tutto evidente – concludono – che una tale situazione, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe indurre la società a guardare altrove per i propri investimenti, aprendo una voragine, in virtù dell’importanza del nome dell’Azienda, su altri soggetti imprenditoriali presenti o in procinto di scegliere Piacenza come ubicazione”.


Lavoro – Ferrero (Prc): «Stop repressione all’Ikea di Piacenza: vengano reintegrati i 33 lavoratori sospesi” 

Anche Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, interviene sulla vicenda Ikea: “Questa mattina – afferma – le forze dell’ordine sono intervenute a suon di manganellate e lacrimogeni per interrompere il blocco – a cui ha aderito la maggioranza dei lavoratori – dei cancelli dello stabilimento dell’Ikea di Piacenza. Ancora una volta la risposta per chi lotta è il manganello. I blocchi dei cancelli sono partiti ieri dopo la sospensione di 33 lavoratori dipendenti della Cooperativa San Martino, che ha in appalto gran parte del personale operante all’interno dell’Ikea. Chiediamo il reintegro dei lavoratori sospesi e l’avvio immediato di un confronto tra le parti al fine di migliorare le condizioni di lavoro interne ad Ikea, così come richiesto dai lavoratori in lotta”.

Sel (Sinistra Ecologia e Libertà): “Reintegrare i facchini”
“Questa mattina – commenta Sinistra Ecologia e Libertà – davanti ai capannoni della ditta Ikea son avvenuti scontri e cariche da parte delle forze dell’ordine e con contusi e feriti. il motivo della protesta è l’allontanamento di alcuni dipendenti della cooperativa che ha in appalto il servizio di facchinaggio. Come Sinistra Ecologia Libertà siamo a stigmatizzare ogni forma di violenza, soprattutto se proviene dalle forze dell’ordine, inoltre siamo a sottolineare che un istituto come la cooperazione abbia in troppi casi perso l’originaria finalità, trasformandosi nei fatti in luoghi di sfruttamento e di minori tutele che non in altri articolazioni nelle quali si possono avere maggiori diritti e che dovrebbe indurre tutti ad una approfondita riflessione”.

“Come Sinistra Ecologia Libertà, benchè non sempre in sintonie con il S.I. COBAS rispetto alle modalitàdi lotta tenute, anche in passato, chiediamo comunque alla Cooperativa S.Martino di rivedere la decisione di sospensione dei dipendenti iscritti a tale sindacato perché tale provvedimento appare chiaramente come una ritorsione e riteniamo che non sia accettabile che imprenditori o presidenti di cooperative si scelgano soggetti sindacali a proprio piacimento.

Sinistra Ecologia e Libertà Federazione di Piacenza”.


Colosimo (Piacenza Viva) “Ora basta, il diritto al lavoro deve essere garantito” 

Intervento di Marco Colosimo, Consigliere Comunale Piacenza Viva

Ora basta!

Qualcuno deve intervenire ad alta voce. Non è tollerabile che a numerosi lavoratori questi mattina sia stato impedito di accedere sul posto di lavoro da parte di opportunisti pseudo sindacalisti, accompagnati dai centri sociali di stampo comunista che approfittano dell’ignoranza economica e sociale di soggetti che lavorano all’interno di Ikea tramite la Cooperativa San Martino.

Il diritto allo sciopero è garantito, cosi come deve essere garantito l’ancora più importante diritto al lavoro se non vogliamo ritrovarci per l’ennesima volta, a distanza di un anno, di fronte alla seria minaccia di Ikea di delocalizzazione dello stoccaggio merci.

E ancora, è inaccettabile che IKEA sia stata costretta a chiudere i capannoni e quindi a rispedire a casa tutti i lavoratori chiamati in servizio, una situazione vergognosa, che sicuramente si ripeterà nei prossimi giorni, con un conseguente danno economico ingente che certamente non farà felice nessuno.

Sono pronto, a mobilitare tutti i lavoratori che vantano la pretesa, giusta e legittima, di poter accedere sul posto di lavoro, perchè in una situazione di crisi , come quella che stiamo vivendo è importante a mio parere, salvaguardare l’occupazione e quindi i diritti dei lavoratori ad accedere senza alcun pericolo e ostruzione all’interno di Ikea e di poter quindi svolgere le loro normali mansioni per un orario di lavoro non inferiore alle sei ore.

L’Amministrazione dica la sua, perchè se davvero vogliamo salvaguardare e sviluppare l’occupazione bisogna porre rimedio a queste strumentalizzazioni, perchè a rimetterci non saranno i vertici del movimento Si.Cobas e dei centri sociali, bensi solo ed esclusivamente i lavoratori.


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