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L’angolo di Nereo: Il tuttologo da bar

La verità sui tuttologi da bar: ecco le riflessioni di Nereo Trabacchi. 

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La verità sui tuttologi da bar: ecco le riflessioni di Nereo Trabacchi, scrittore e blogger 

Il Tuttologo da bar
 
Tutti i bar che si rispettano, hanno il loro Tuttologo.
Il Tuttologo da bar, è quell’individuo di sesso maschile, che si aggira per il locale, sentenziando tutto, giudicando oltre, correggendo l’impossibile. Nella maggior parte dei casi la sua cultura ha visto la formazione tra quotidiani rosa e trasmissioni televisive notturne, fin quando non è caduto nel sonno con la mano nella “mutanda”, perdendo così spesso i finali a cui poi provvede personalmente di riannodare i fili in modo errato ed esiti disastrosi. 
Il Tuttologo da bar ha una scaletta molto precisa: il lunedì chiaramente avrebbe messo in campo tutte le squadre nel modo giusto per farle vincere. Il martedì ha la soluzione in tre parole per risolvere la crisi: “basterebbe che togliessero di mezzo quelli e poi i soldi fossero usati per quella roba qui e quest’altra qua. No?” Il mercoledì se non ci sono le coppe, riposa, ma dice la sua sui vini serviti al bar: “Ah, questo è buono ma quello del fattore dove lo prendo io…” Il Giovedì commenta la puntata di Master Chef o altro sceneggiato di turno, evincendone la banalità. Lui avrebbe fatto meglio…” Il venerdì è carico per il fine settimana, e lui conosce tutti i posti da consigliare dove si mangia bene e si spende un nulla: “Massì, prendi quella stradina su per Viustino, dopo c’è mica un sentierino sulla sinistra?” A questo punto dell’imbeccata la sua posizione è a gambe divaricate, una mano regge il bianco e l’altro braccio è in sospensione a simularne la curva, in attesa di tuo segno di assenso. “S-sì..” , rispondi timidamente ma senza averne idea. Ed ecco che il braccio scende ad ala di gabbiano e si appoggia al fianchetto;  “Ecco, lo segui fin giù e c’è questo posto, marito e moglie, poche cose, ma buone, 15 euro.” Chiaramente il posto non esiste. 
Il Tuttologo da bar crede che il congiuntivo sia una malattia degli occhi. 
Il Tuttologo da bar, grida, ma guarda male gli altri che parlano ad alta voce. Quando dice una battuta nella solitaria convinzione onanistica che sia divertente, ride forte “AH (respiro) AH (respiro) AH…” e si guarda attorno nella disperata ricerca di sguardi di accondiscendenza,  portando la mano, con cui non regge il bicchiere, in mezzo alle gambe, in una sorta di mossa imbastardita tra un grattata di attributi e un riposizionamento del cavallo dei pantaloni. Pantaloni rigorosamente velluto a costa larga in inverno e bermuda in estate, perché il Tuttologo da bar non ha le mezze stagioni, più che altro per poter affermare in settembre e in aprile, che non esistono più.
Il Tuttologo da bar non muore mai, c’è sempre, non va in vacanza e porta nel taschino un telefono vecchissimo che non suona mai. Ma la volta che suona, lui sa che sono cazzi amari, perché l’unica persona che lo chiama è la moglie: “Rivat o no? Lucàton!”

Nereo Trabacchi

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