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Le Rubriche di PiacenzaSera - Tal dig in piasintein

L’angolo di Nereo: Son tornato al People per vivere un amarcord

Tornare da 40enne con moglie e figlia nel locale dove andavi a ballare e a limonare. Ecco il pellegrinaggio al People di Nereo Trabacchi. 

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Tornare da 40enne con moglie e figlia nel locale dove andavi a ballare e a limonare. Ecco il pellegrinaggio al People di Nereo Trabacchi, scrittore e blogger 

Ormai quarantenne, con moglie e figlia, sono finiti i tempi delle nottate a ballare… Ma, da vero ignorante cocciuto, non posso accettare così passivamente che il tempo si faccia gioco di me e mi ammonticchi tragicamente tra gli uomini di mezza età avanzata… Io voglio ballare per sentirmi giovane e volgare! Voglio fare come quei fané che si tirano i peli delle ascelle sulla testa in tragici riporti perchè non accettano serenamente le loro calvizia! Voglio la disco insomma! E il capriccio continua, perché non voglio una disco qualunque, ma la più figa della città, quella modaiola da morire, quella dove a Piacenza se non ti vedono almeno di passaggio un po’ ciondolante, allora “vuol dire che ti è successo qualche cosa”: il resuscitato People di via Chiapponi. Perché sì, il People è tornato. Ma non potendo più io vivere la notte, anche per motivi di vera resistenza fisica, oltre che non far la fine di Bobbit, mi è venuta una delle idee più brillanti di sempre: ho rapito uno degli attuali gestori, Giovilli (per gli amici Jovilly, perché ha quasi 50 anni e fa di tutto per sentirsi ragazzino, compreso portare buffe sneaker ) e sotto crudele minaccia di sgasargli un pinottino, mi sono fatto aprire il People per farmi un mezzogiorno e mezzo di fuoco in selfing solitario.
 
Non solo ho avuto il locale tutto per me, e nessun piacentino può dirlo, ma ho vissuto un vero e proprio tuffo nel passato. Per un istante ho chiuso gli occhi e mi sono rivisto a quello stesso bancone di bar 25 anni prima (1989): Abbigliamento del Trabacchi: Giacca Bordeaux con spallina imbottita Pellizzari, camicia bianca con strano simbolo tribale verticale sulle asole, jeans risvoltati, cintura de El Charro, (regalo richiesto per Natale e pervenuto dal negozio Carlotta sul Corso), felpa Best Company legata in vita e “Tymbe” ai piedi. Pettìna: ingellata incatramata Gommina Simmons talmente tirata dove non si capiva se ridevo o avevo avuto una paresi facciale. Qualche brufolo qua e là, e se in una mano tenevo una sigaretta spentissima perché avevo paura di morire, nell’altra stringevo un Gin Fizz per così tanto tempo da portarlo a ebollizione. Ovviamente occhio a radar per captare focolai di interesse cercando di far credere di essere lucido e interessante.
 
Poi, sempre tenendo sotto minaccia il povero Giovilli, mi sono spostato in mezzo la pista e ho lasciato riaffiorare le musiche del passato, quando concentravo molte speranze nel momento dei lenti. Voi non ci crederete, ma beccavo come un gabbiano su una spiaggia di cadaveri. Aspettavo che il DJ infilasse in stecca: Farfallina di Carboni, Teorema di Ferradini e la perla finale, Carrie degli Europe, e non ce n’era per nessuno.
 
Oggi posso dire con fierezza di aver capito le prime vere cose “da grandi” nei cessi del People. Che gli uomini e le donne non erano poi proprio così uguali. Che è meglio moglie e buoi dei paesi tuoi e che esistono anche coloro che preferiscono buoi e buoi. Le sigarette succhiate e i limoni spremuti. Insomma, qui come a scuola la vera formazione, preparazione e conoscenza della vita avveniva e avviene nei cessi dove sono tornato a depositare un mazzo di fiori.
 
Dopo un’ora di amarcord, oh fighi se m’arcord, è giunto come allora il tempo di rientrare, ma non potevo farlo a mani vuote, dovevo portare un pezzetto di Piacenza anni 70-80-primissimi90 con me, così ho optato per la cosa più semplice, sobria, delicata, l’insegna del gatto nero (qui bianco, ma in fondo anche i tre moschettieri erano quattro), che ho appeso sulla testata del mio letto, dove anche questa sera entrerò alle nove, aspettando qualche anno, quando con il pigiama azzurrino lungo degenza sotto il montone cafone, mi alzerò nel cuore della notte per andare a prendere la mia “piccolina”, nell’assoluta certezza che lei al People, non berrà, non limonerà, non fumerà e non dirà mai una sola parolaccia. Una ruota che gira, in questa città che con tutti i suoi limiti e difetti, in fondo in fondo, nel nostro cuore, non sostituiremo mai con nessun altro luogo. Proprio come il People…

Nereo Trabacchi

 
 
 
 

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