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Le Rubriche di PiacenzaSera - Cinema

“Only lovers left alive”, la recensione di PiacenzaSera

Only lovers left alive è una storia d’amore tra vampiri: come si dice, you had me at “hello”.

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Only lovers left alive è una storia d’amore tra vampiri: come si dice, you had me at “hello”.
 
Dimenticatevi di Bella Swan e del suo insipido amichetto, ma anche di prodotti di qualità come Buffy o True Blood, qui siamo nel territorio della Deneuve e Bowie di Miriam si sveglia a mezzanotte, di Near Dark (io mi auguro che tutti voi siate adepti del culto di Kathryn Bigelow), e soprattutto di Abel Ferrara e del suo meraviglioso The Addiction che è solo il MIGLIOR FILM DI VAMPIRI DELLA STORIA DEL CINEMA (Friedrich Wilhelm, Werner, Francis Ford, lo so, mi scuso, possano gli déi perdonarmi).
 
Le atmosfere e il fascino dei protagonisti fanno tutto in questo film, dove non accade quasi niente eppure non ci si annoia neanche per un secondo. Come si fa a non amare Jim Jarmush quando scrive e dirige un film così lento ed elegante con altrettanta elegante lentezza senza essere mai manierista.
 
La musa di Derek Jarman (Tilda Swinton) e Loki (Tom Hiddleston) insieme sono la coppia più rock mai vista (non fate caso a questo rumore, è Sean Penn che sta piangendo dentro il ripostiglio): Adam e Eve, leggeri e seducenti, lei sempre vestita di bianco, lui sempre vestito di nero, vorreste che fossero i vostri migliori amici per poterli chiamare ogni volta che vi gira (faccina ammiccante citazionista).
 
Ovviamente i vampiri sono affamati, ma anche estremamente civili e civilizzati, nonché forse, nel 2014, spaventati dalla contaminazione del sangue umano, e quindi si nutrono esclusivamente di sangue sintetico o comprano di nascosto sacche di sangue negli ospedali. Cibarsi per loro è una esperienza simile all’assunzione di una droga, o di un veleno non mortale, è un piacere molto prima che una necessità.
 
Inoltre QUESTI vampiri hanno accumulato nei secoli un sapere immenso e si nutrono, “vivono” si potrebbe dire, di cultura, musica, letteratura, teatro, sono scienziati, biologi, inventori. E a questa immensa cultura rendono onore, come quando viaggiano, rigorosamente di notte, sotto i nomi falsi di Daisy Buchanan e Stephen Dedalus o quando vanno a visitare il teatro di Detroit, un relitto, come il Titanic.
 
Magnificamente girato (tutte quelle splendide inquadrature dall’alto sui personaggi), il film è ambientato tra la Detroit abbandonata raccontata da Michael Moore e la Tangeri decadente (i vampiri evocano sempre il decadente) di Camus dove sta anche Christopher Marlowe (si, e anche Shelley e Byron e tutta la combriccola erano vampiri).
 
La Swinton, che è decisamente una creatura di un altro pianeta, in questo film ritrova una dimensione adatta alla propria identità (tutte le volte che mi capita di ripensare all’operazione di “Io sono l’amore” firmata da Luca Guadagnino io mi trasformo in Francesca Bertini e mi attacco alle tende). Lei e la sorella, interpretata da Mia Wasikowska, formano una coppia di ninfe quasi albine, diafane, eteree. Eve è in questa condizione da molto tempo (“Davvero è questo che stiamo pensando? Fa così 15esimo secolo”), Adam invece è un vampiro giovane, che si è perso la parte più divertente “come il medioevo, i tartari , l’Inquisizione, le inondazioni, la peste”

E’ la storia di due innamorati, e noi, a nostra volta, non possiamo fare altro che innamorarci di loro.

Barbara Belzini

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