Scintille, le donne vittime del lavoro raccontate da Laura Curino

Forte, incisivo, intenso e acuto, lo spettacolo “Scintille” con Laura Curino andato in scena sabato sera al teatro Verdi di Fiorenzuola. Sul palco vecchie macchine cucitrici, scene povere e quasi assenti, solo accenni alle cornici lavorative di un’America del primo Novecento

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NEW YORK 1911: SCINTILLE INTERPRETATO DA LAURA CURINO

Forte, incisivo, intenso e acuto, lo spettacolo “Scintille” con Laura Curino andato in scena sabato sera al teatro Verdi di Fiorenzuola. Sul palco vecchie macchine cucitrici, scene povere e quasi assenti, solo accenni alle cornici lavorative di un’America del primo Novecento. Quell’America che nel 1911 vide 146 donne bruciate in uno stabilimento tessile a New York. In un pomeriggio, in 18 minuti.

Alla Triangle Waistshirt Company lavorano 600 donne, tutte giovanissime, tra di loro ci sono Caterina, Dora, Rosy, Lucia. Le donne del monologo commovente di Laura Curino. Donne emigrate dall’Italia o dall’Europa orientale, donne che sono stanche di lavorare, donne che chiedono diritti, donne che fanno scioperi, sottopagate, a volte trattate peggio degli schiavi, in una vita più dura di quella dei campi. Nel vocabolario femminile c’è il paradigma della miseria, mentre i lavori sono irregolari e mal pagati e le ragazze vengono scambiate per macchine da lavoro.

E nel racconto – interpretato con voce leggera e con grande abilità – combattono le protagoniste per diritti negati, ingiustizie commesse e sicurezze assenti. E poi, una scintilla, scaturita da una delle lampade a gas, appicca un incendio. E così all’ottavo piano del TWC bruciano le camicie, i tessuti, i rocchetti di filo. Muoiono donne che volevano vivere.

In un lampo, accorrono i pompieri, che cercano invano di soccorrerle, mentre queste si gettano dal grattacielo, come una cometa di fuoco. Ma queste donne muoiono come perline sparse su pavimento. E non resta altro che la voce pentita di una madre che non è riuscita a salvare le proprie figlie, perché il pericolo non ti avvisa, non ti guarda, scaglia la sua mano impetuosa in silenzio.

Ma i processi che seguono sono inutili, i proprietari escono impuniti, solo con l’obbligo di pagare 445 dollari per ogni morto. Giustizia? Le donne la chiedono ancora oggi, e non smettono mai. “Questa storia non deve restare solo nella memoria “ – conclude a fine serata l’attrice – “ma deve far ricordare a tutti che ancora oggi accadono episodi di ingiustizia per le donne. Ma ciò che ci fa andare avanti è questa grande energia per il futuro”. Un applauso interminabile per la regia di Laura Sicignano ma soprattutto per Laura Curino che ha saputo recitare come fosse stata donna del passato.

Valentina Barbieri

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