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Fondazione, cercasi presidente. “Situazione mai verificatasi prima” 

Il giorno dopo lo scontro frontale che portato alle sue dimissioni, l’ex presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Francesco Scaravaggi spiega che dal punto di vista procedurale non c’è ancora una strada definita per la scelta del suo successore

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“Confermo le mie dimissioni e devo dire che sto assaporando una libertà e una serenità che non conoscevo da tempo”. Il giorno dopo lo scontro frontale che portato alle sue dimissioni, l’ex presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Francesco Scaravaggi spiega che dal punto di vista procedurale non c’è ancora una strada definita per la scelta del suo successore. Di certo c’è che a eleggerlo sarà il consiglio generale, lo stesso che lo ha appena sfiduciato.

Quello andato in scena nel parlamentino dell’ente di via S. Eufemia lunedì pomeriggio è stato un conflitto molto duro. I 19 presenti (sui 24 rappresentanti delle istituzioni, degli enti locali, delle realtà associative del territorio rappresentate nel consiglio generale della Fondazione, che custodisce un patrimonio di tutti i piacentini) si sono spaccati a metà: 10 a favore della richiesta di revoca del consiglio di amministrazione (composto da Beniamino Anselmi, Giovanni Rebecchi, Renzo De Candia, Franco Marenghi, Stefano Pareti e Carlo Tagliaferri, oltre allo stesso Scaravaggi) presentata dal presidente, 8 contrari e un astenuto. 

Essendo necessaria la maggioranza di 13 componenti, il presidente ha così deciso di rassegnare le dimissioni. Sullo sfondo uno scontro che si trascina da mesi, come ha sottolineato al termine della riunione lo stesso Scaravaggi, e la richiesta diventata sempre più pressante di vasti settori della politica e della società piacentina di un cambio all’interno dell’esecutivo che governa Fondazione, ritenuto troppo “continuista” rispetto alle passate gestioni e alle operazioni finanziarie che hanno portato a una pesante svalutazione del patrimonio (vedasi l’acquisto delle azioni del Monte Parma). 

Ma le dimissioni del presidente in via S. Eufemia sono un caso senza precedenti. Per questo il direttore sta lavorando per capire quale sia la via d’uscita. “E’ una novità – spiega Scaravaggi – che non era stata prevista dallo Statuto, è necessario formalizzare una procedura inedita, per questo consulteremo anche l’avvocato Portale, autore dello Statuto stesso, a breve avremo una risposta”. 

Di certo c’è che sarà il medesimo consiglio generale che ha di fatto sfiduciato Scaravaggi a dover eleggere il suo successore, convocato a breve non si sa ancora da chi: forse dal vicepresidente vicario (Beniamino Anselmi) o dal consigliere più anziano in seno al consiglio generale. Scaravaggi esce di scena definitivamente: “Non ci sono rancori da parte mia, nè tanto meno mi sono schierato contro nessuno”.  

Ma trovare un nuovo presidente non sarà facile. Dopo un anno e mezzo di scontri è più che mai necessario ritrovare l’unità tra le mura di via S. Eufemia: a pagare questa situazione di stallo è il territorio piacentino, che in questo periodo di crisi, avrebbe più che mai bisogno di una Fondazione forte e capace di intervenire sulle scelte strategiche di sviluppo.  

Fondazione – Foti e Opizzi (Fratelli d’Italia): “Adesso tutti a casa”
“L’epilogo del Consiglio Generale della Fondazione non solo conferma una profonda spaccatura al suo interno, ma non può essere alterato nel suo risultato. Se è vero che la proposta di Scaravaggi non ha avuto i numeri sufficienti per determinare la revoca del Consiglio di Amministrazione, altrettanto vero è che la maggioranza del Consiglio Generale ha sfiduciato il Consiglio di Amministrazione stesso”. Lo affermano Tommaso Foti ed Erika Opizzi Consiglieri comunali di Fratelli d’Italia.

“Se il Presidente Scaravaggi, ancorché in maggioranza nel Consiglio Generale della Fondazione, come attestato dalla votazione, ha deciso di dimettersi – aggiungono i Consiglieri di Fratelli d’Italia – non si vede come possano pensare di rimanere al loro posto i Componenti del Consiglio di Amministrazione della Fondazione, dopo che il Consiglio Generale ha espresso un chiaro giudizio negativo nei loro confronti, che assume ancora più rilievo e significato atteso che proprio da quel Consiglio erano stati eletti”.

“Chi vuole rimanere attaccato alla poltrona, sappia che la nostra battaglia per ridare slancio e nuovo prestigio alla Fondazione non finisce certo con le dimissioni di Scaravaggi. Abbiamo detto da tempo – aggiungono Foti e Opizzi – che non di un rimpasto c’era bisogno nel Consiglio di Amministrazione, ma di un suo completo azzeramento. L’autonomia della Fondazione non può essere anche autonomia dalle regole che la stessa si è data e, quindi, sorprende che vi sia chi ipotizza di eleggere il nuovo Presidente della Fondazione lasciandogli a fianco il vecchio Consiglio di Amministrazione”.

“Vi è solo una strada oggi possibile – concludono i Consiglieri comunali di Fratelli d’Italia – e va percorsa se si vuol bene alla Fondazione. Non si faccia del Presidente Scaravaggi l’agnello sacrificale, si dimettano tutti i componenti del Consiglio di Amministrazione e si lasci al Consiglio Generale di scegliere le persone che riterrà più idonee per evitare che la Fondazione cada nel baratro”.

Polledri (Lega Nord): “Ecco le mie domande sulla Fondazione”

«Nell’epoca del renzismo, il Presidente Scaravaggi non è voluto rimanere indietro, autorottamandosi ed annunciando pure festeggiamenti per l’obiettivo raggiunto. L’ho visto sollevato e felice per il fatto di non doversi più preoccupare delle grane della Fondazione: eppure credo sapesse che non si trattava della bocciofila quando è stato eletto Presidente. A questo punto mi sento ancor più preoccupato per come è stata gestita in questi anni la Fondazione, definita una “bicicletta troppo pesante”. Ora, prima di pedalare sarebbe il caso di fermarsi per fare chiarezza su quanto accaduto per due semplici motivi: evitare gli stessi errori e verificare se c’è qualcuno che abbia più responsabilità di altri. Per esempio, come è potuto accadere che in questi anni la Fondazione abbia visto erodere il proprio patrimonio netto, a differenza di quanto accaduto a Fondazioni simili? In Commissione 1 formulerò diverse domande come questa: sono convinto che prima di ripartire occorra, con serenità, trasparenza ed onestà analizzare il passato per evitare la mala gestio nel futuro». Sono le parole del consigliere comunale Massimo Polledri a proposito delle dimissioni di Francesco Scaravaggi da Presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano.  

Pisani (Lega Nord) “Ora operazione di trasparenza”

“Un’operazione trasparenza per chiarire il passato della Fondazione di Piacenza e Vigevano”. E’ quanto auspica il segretario provinciale della Lega Nord Pietro Pisani. 
 
“L’auspicio è che gli enti preposti facciano luce sui trascorsi della Fondazione, chiarendo una volta per tutte quali investimenti ne hanno compromesso il patrimonio e quali, invece, si sono rivelati scelte azzeccate, da buon padre di famiglia. Il passato dev’essere chiarito da chi di dovere, non possiamo accettare che sulla storia della Fondazione pesino ombre o zone oscure, che rischiano di compromettere anche la vita futura dell’ente”.

Bergonzi (Pd) “Si dimetta anche l’intero cda della Fondazione”

All’epoca del rinnovo dei vertici, io non ero per la Presidenza Scaravaggi, proprio perchè mi pareva molto evidente che, strumentalmente, si cercava un “volto pulito” in una situazione di ben altro tenore e che in controluce, non avrebbe avuto il pregio della discontinuità di cui la Fondazione avrebbe avuto bisogno.
 
Oggi Francesco Scaravaggi, paradossalmente, paga proprio il fatto di essere davvero una persona come si deve; va a casa per questo (oltre chè perchè arriva il conto di scelte, anche di persone di cui circondarsi, indotte al tempo da “consiglieri” che evocano il Gatto e la Volpe di Collodiana memoria). Capisco quindi che uscire da una situazione che, più che da “campo dei miracoli” assomiglia ad una corte dei miracoli, sia per lui togliersi un peso. Purtroppo però questo peso rimane alla comunità Piacentina tutta, che assiste sbigottita all’involversi della situazione.
 
Con un soggetto di primaria importanza che gestisce i soldi dei Piacentini come la Fondazione, privo di guida, che pare sbandare pericolosamente verso un futuro tutto da definire. Il Presidente voleva revocare il CDA il Consiglio Generale non gliel’ha consentito. Se ne avesse avuto la facoltà lo avrebbe liquidato personalmente, ma il meccanismo statutario della Fondazione non lo permette.
 
Evidentemente, per una serie di ragioni, il Consiglio di Amministrazione che il Presidente aveva proposto un anno e mezzo fa, non riscuote più la sua fiducia: perchè non prenderne atto ed andare a casa, senza attaccarsi a meccanismi statutari che ne complicano la sostituzione?
 
Per la pesante situazione che si è venuta a creare, oggi è più che mai necessario un passaggio di trasparenza. Chi siede nel CDA è lì perchè è stato proposto dal Presidente che, pur di rimuoverlo è stato disposto ad andarsene Lui: l’intero CDA lo segua, ciò non vuol dire che non verranno separate le responsabilità, che sono specifiche ed individuali, ma ormai è l’organismo nel suo complesso che non è opportuno sopravviva al Presidente che lo ha costituito.
 
Marco Bergonzi
 
 

L’elenco delle domande poste dal consigliere comunale Massimo Polledri

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