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Le Rubriche di PiacenzaSera - Tal dig in piasintein

L’angolo di Nereo: lo specchio 

Da Narciso ai selfie in bagno, ecco la riflessione del nostro amico Nereo Trabacchi. 

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Da Narciso ai selfie in bagno, ecco la riflessione del nostro amico Nereo Trabacchi, scrittore e anche blogger (qui)

Lo specchio

Con tutta probabilità la superficie riflettente, è uno degli oggetti che più utilizziamo, e la maggior parte delle volte, inconsciamente.
Volendo compilare una lista di “specchiati”, ovviamente la prima categoria che mi viene in mente, sono i narcisi. Coloro che passano tanto, del poco tempo concesso dalla vita, davanti la loro immagine per verificare ogni dettaglio o semplice cambiamento: capelli, peli, pelle, occhiaia, denti, corpo…

La maggior parte delle volte questa categoria, prova anche le espressioni facciali per controllare la percezione che gli altri possono avere di loro in determinati momenti: risata, risata delicata, risata falsa, arricciamento della fronte e bocca ovale per fingere sorpresa, alzata di un singolo sopraciglio, saluto da lontano con cenno della mano con cordialità. In una sottocategoria di questi, mi ci infilo pure io di massimo diritto, ovvero quando la mattina mi controllo dalla vita un su per verificare se la mangiata e bevuta della sera prima, ha in qualche modo mutato o gonfiato la mia fisionomia.

Ovviamente sempre… Ecco, l’espressione “fantacazzista” che ha il mio viso in quel momento, non è assolutamente riproducibile volontariamente; sono praticamente i nervi della faccia che vanno per i cazzi loro. Ma andiamo oltre. Tra gli specchiati che più mi divertono da sempre, e che sono l’esatto opposto della mia categoria, sono coloro che ho osservato più volte nelle palestre.

Culturisti professionisti o tragici novellini, compiono i loro esercizi di sollevamento pesi davanti allo specchio, e immediatamente dopo aver concluso la serie sotto sforzo quasi anale, mollano a terra manubri o quant’altro e si osservano, spesso lisciandoli anche con mano, i muscoli che hanno appena “finito di lavorare” (perdonate la terminologia irritante, ma è così che dicono gli addetti ai lavori), per verificarne il risultato.

Qui si aprono due sotto categorie: il soddisfatto, certo di vedere il micron (milionesimo di metro), di sviluppo muscolare, e il deluso, che non riesce a percepirlo, quindi porta subito la mano nella zona interessata e con semi smorfia dolorosa, scuotendo la testa in senso di diniego, colpevolizza il dolore del troppo allenamento con espressione “c’è qualcosa che non va”.

Com’è dura la vita, ma andiamo oltre. Adoro gli “specchiati” da vetrina di negozio in centro storico, soprattutto se appena usciti dal barbiere o parrucchiere. Immediatamente appena lavorata la criniera, non si piacciano mai, ma poco alla volta, passando di vetrina in vetrina, grazie a piccoli personali acconci di mano e guardandosi più volte facendo roteare la testa prima da un lato, poi dall’altro, appena prima di arrivare a casa, si sono parzialmente consolati, “ma da quel coglione che non mi fa mai come gli dico, non vado più.”

Altro meraviglioso genere, sono quelli che tengono perennemente lo specchietto retrovisore dell’auto rivolto verso il proprio viso, fottendosene dell’uso a cui sarebbe destinato. E’ statistico: tengono più tempo gli occhi lì, che non sulla strada, e alla fine solo per potersi osservare al massimo il 25% della faccia. Anche qui sottocategoria: coloro che rispettano un tempo medio lineare di osservazione in movimento, e poi quelli che sperano nel semaforo rosso, per poter passare tre minuti a controllare peli delle nari, prezzemolo nei denti, sedimenti collosi nell’angolo degli occhi, che per essere asportati con l’interno del dito medio, pare si debba allungare il mento e aprire la bocca come l’espressione piangente di una maschera teatrale.

Questa categoria sta passando un momento storico molto, ma molto difficile a causa della tragica moria di semafori a favore delle rotonde. Ora, se siete minorenni mi raccomando fermate qui la vostra lettura, perché non posso non fare un breve cenno a quelli che davanti lo specchio amano fare sesso. Narcisismo? Probabile. Mero piacere fisico nell’osservarsi? Sicuramente.

Piacevole gioco di fantasia immaginando situazioni particolari? Ipotizzabile. Quello che mi auguro per l’uomo, è che prima si ricordi di levarsi i calzini, soprattutto se corti e bianchi da lungo degente, altrimenti vedersi così, con indosso tre preservativi, potrebbe influenzare la sua prestazione.

Ultima categoria di cui non posso esimermi dal parlare, sono i selfisti da cesso. Dopo aver fatto un po’ di esperienza nel bagno di casa loro, escono in missione e si fotografano nello specchio delle toilette di mezzo mondo, senza ritegno: pizzerie, case di amici, grandi magazzini, ristoranti blasonati, massì, machissenefotte, lo si fa perché è divertente e si appare così belli…In fondo Neil Armstrong, quando sbarcò sulla Luna scattò una decina di foto, perché quando noi andiamo al cesso non possiamo farne una cinquantina?

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