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Le Rubriche di PiacenzaSera - Tal dig in piasintein

Tal dig in piasintein: i “magotti” foto

Grande ritorno di una delle nostre rubriche più amate: Tal dig in piasintein, curata dal nostro amico Nereo Trabacchi. 

Grande ritorno di una delle rubriche più amate: Tal dig in piasintein, curata dal nostro amico Nereo Trabacchi. 

Nessun si adiri, per carità, ma il termine che analizziamo oggi mi incuriosisce sin dall’infanzia, e soprattutto viene da sempre utilizzato dai noi piacentini come appellativo bonario.
Chissà in quanti si sono sempre riferiti a coloro che abitano dopo il ponte sul Po, chiamandoli “magotti”; ma cosa vuol dire veramente?
Facciamo un passo indietro e vediamo prima da dove deriva il termine e poi perché applicato agli abitanti “di là da Po”. In dialetto piacentino il “magon” è il ventriglio del pollo: “ag piäs al magon di pullastar”, (gli piace il ventriglio del pollo). Il ventriglio è una parte dell’apparato digerente del pollo (e altri pennuti), infatti poi abbiamo introdotto il termine nel nostro parlato comune anche per indicare stati emozionali, come l’ansia, che si annidano in gola e alla bocca dello stomaco: “avé un magon in sal gos o in sal stumag”, (avere un dispiacere sul gozzo o sullo stomaco.)
Ora che sappiamo qualcosa in più sul termine, forse è più facile ricollegarlo anche a un piatto che alcuni ristoranti, e in tante case, viene ancora riproposto: “i magoncini”, ovvero una bella spadellata di ventrigli. Ottimi quelli rosolati al profumo di limone.
Ma come ha fatto tutto questo ad arrivare fino alla terra Lombarda, al fine di coniare il termine “magotti” per i loro abitanti? Semplice: in passato questo genere di alimento, non era considerato un piatto della tradizione come oggi, ma un cibo di seconda scelta, quasi uno scarto, così i piacentini altezzosi, al fine di distinguersi dai loro confinanti, si riferivano a loro come mangiatori di “magott”, di frattaglie, quindi meno importanti.
Come premesso, nessuno si offenda, perché ormai questo termine viene utilizzato in senso del tutto affettuoso e soprattutto insieme a tanti altri che qui su PiacenzaSera.it abbiamo studiato, fa parte di quella importante cultura provinciale, che abbiamo il dovere di conservare e tramandare.
 
Nereo Trabacchi 
info@nereotrabacchi.it

La precisazione: Grazie al contributo di tutti, ma a dimostrazione di quanto ho scritto, allego il presente documento dal Vocabolario PIacentino – Italiano, Guido Tammi, Banca di Piacenza (edizioni Tep dicembre 1998). Chiaramente ognuno dia la propria interpretazione e l’arricchisca per conoscenza o sentito dire, come è sempre stato e come è bello che sia.

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