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Via Malaspina, il cammino del Csi. Il diario di viaggio(2) foto

Pubblichiamo il diario di viaggio del gruppo escursionistico del Csi che ha affrontato un cammino particolarmente insolito ed affascinante, "La via dei Malaspina". Dopo la prima tappa da Pavia a Ponte Nizza (Pv), i pellegrini hanno puntato verso il piacentino in direzione Bobbio

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Pubblichiamo la seconda puntata del diario di viaggio del gruppo escursionistico del Csi che ha affrontato un cammino particolarmente insolito ed affascinante, “La via dei Malaspina”. Dopo la prima tappa da Pavia a Ponte Nizza (Pv), i pellegrini hanno puntato verso il piacentino in direzione Bobbio. LEGGI LA PRIMA TAPPA

Prosegue il cammino del gruppo di Pellegrini guidati dal Ruggente Ruggero. Gli Undici son diventati Quattordici, segno che quest’epoca funesta è ancora piena di anime pie pronte ad espiare.

Il trascorso fine settimana, baciato dal sole, li ha visti impegnati in altre due tappe del loro peregrinare verso Lucca e, anche stavolta, tutto è cominciato dalla stazione di Piacenza, punto di ritrovo per zaini e scarponi scalpitanti. Ma lasciamo la parola al Narratore, ansioso di raccontarne le eroiche gesta.

Con animo acceso di vero ardore escursionistico, i Nostri, approdati sul primo binario di una stazione già molto vivace, fissano ansiosi gli orologi, perché, contro ogni previsione, ancora non è comparso il Ruggente (eppur tanto si premura di esser puntuali!). Finalmente eccolo all’orizzonte, fresco di visita dal ‘barbitonsore’ (come da lui anticipato), capello ordinato ma baffo sempre un po’ incolto, sandali ai piedi e scarponi ancora a riposo nel sacco.

Tralasciamo i particolari del viaggio, su rotaia e poi motorizzato, che li porta fino a Ponte Nizza, proprio là dove li avevamo lasciati alla fine della loro seconda tappa. Tralasciamo anche il rito propiziatorio della colazione, compiuto e rispettato in ogni suo minimo gesto.

Ebbene giunti a Ponte Nizza, tutti pronti a partire… Alt! Un signore dal viso florido, occhiale d’ordinanza e capello grigio, colpito da queste genti discese dal mezzo pubblico, si avvicina per soddisfare la sua curiosità. Si scopre che è il Signor S, il Signor Sindaco, il primo cittadino del paese ospitante, ansioso di decantare le bellezze dei luoghi, di segnalare sentieri e futuri progetti. Tutti (o quasi) ascoltano interessati, ma faticano a tenere a freno la tentazione di congedarsi rapidamente, perché la strada è lunga e il fardello pesante. Ci pensa il Ruggente, che uomo di spirito pratico e poco avvezzo ai convenevoli, muove appena il baffo per sentenziare: ‘Grazie, ci scusi, ma noi dovremmo andare’. Il Signor S è messo all’angolo, nessun appiglio per proseguire la conversazione, augura buon viaggio e li lascia partire.

I Quattordici possono lasciarsi alle spalle ogni quotidiano pensiero: il piede comincia a marciare e finalmente si entra nella dimensione magica del cammino, quella in cui il tempo scorre e non corre, in cui il mondo cambia prospettiva perché lo si guarda e lo si vive più da vicino.

Primo obiettivo: Varzi! Ho detto Varzi, non salame di Varzi! Accidenti all’umana debolezza e a quel peccato di gola, che tanto appesantisce lo zaino del Pellegrino (e non solo in senso metaforico!!). Giunto nel paese in cui si dedica cotanta ‘festa’ al suino, pur resistendo al richiamo del Salumiere Ammaliatore, il gruppo decide che è tempo di fare una sosta. Il contatto con i luoghi che si attraversano e con le persone che li abitano è fondamentale e i Nostri onorano codesto principio alzando i calici al cielo! Sugo d’uva, che credete! E senza dover mettere mano alla propria ‘scarsella’ per cavarne ‘moneta d’ariento’ arrivano anche abbondanti libagioni, generosamente offerte ai ‘peregrini’ sempre affamati.

È tempo di ripartire, rinfrancati nello spirito e dallo spirito (poco santo e molto alcolico), ma l’assolata salita verso Monteforte fa presto ricordare ai Nostri che lo scopo è espiare, non gozzovigliare! Sporchi di polvere e fango, sanno apprezzare l’uso sapiente delle fonti, poste al centro degli abitati affinchè ognuno possa ristorarsi. L’acqua è ‘bene comune’, scorre libera e liberamente disseta terra e uomini.

Tra una sosta all’ombra del Capanno del Cavagnò e del Capanno del Grillo, passando per Montemartino e Sala, mentre ci si avvicina sempre più all’ora del meritato riposo, c’è tempo per raccontarsi storie di codirossi e gatti, per osservare un brulicante nido di processionarie, c’è il tempo giusto della parola condivisa e dell’ascolto.

Ma ecco profilarsi all’orizzonte le prime case di Casanova di Destra (perché attraversato lo Staffora c’è anche la parte Sinistra, che forse, come un tempo si riteneva, è quella di cui ci si può fidar di meno, ‘sinistra’ appunto!!). Ed ecco anche la sagoma gialla dell’Albergo da Pino, ‘Locanda con Stallazzo dal 1688’, che, a dispetto del nome, è gestita da Roberto, pizzaiolo, architetto e un po’ filosofo che, a guardarlo bene… ricorda… ricorda Giulio Scarpati, uno che di mestiere fa l’attore. I giacigli e la cena offerti da Roberto nulla hanno a che vedere con certi ‘spitali per peregrini’, che, come ha spiegato il Ruggente, offrivano ‘lettiere triste’ e dove in cucina ci si arrangiava con certi ‘laveggi di bronso’ usurati, con ‘dui o tre bughi in fondo’. Facile la vita dei Pellegrini del secondo millennio, che, peccatori fin nel midollo, neanche si son sforzati di cercare quella santa donna che di nome fa Angela Volpini, cui da fanciulla la Madonna apparve per ben 80 volte e che a Casanova ha dimora.

Ma è già tempo di ripartire! Il giorno successivo, il sole invade il cielo mattutino e l’aria è tersa e frizzante, carica di energia come le riposate membra. Oggi qualcuno ha lo zaino zavorrato… sono comparse due bottiglie di sugo d’uva e un salame, frutto del lavoro di un sol uomo, il Vignaiolo di Parma, anch’egli ‘peregrino’ e sempre generoso compagno di viaggio.

Il prezioso carico, mette le ali ai piedi al Ruggente, che assistito dall’Uomo dell’Appennino e dalla sua affascinante consorte, conduce il gruppo verso l’alto, cioè in salita, lassù vicino al cielo… non per finire precocemente in Purgatorio, ma per pregustare un po’ di Paradiso!

Visitata la Fornace Romana di Massinigo (così ben protetta sin dagli anni ’50 che per trovarla occorre vincere lo sconforto dell’assenza di indicazioni), ci si addentra nella Valle Scura, inizialmente regno pietroso e poi più accogliente ombrello di faggi. Si sale, si sale, finchè il paesaggio si apre: un quadro dipinto per l’occhio del Pellegrino, dove i monti lontani svettano, racchiusi in basso dagli immensi prati verdi in primo piano e in alto dalla massa azzurra del cielo. Sono giunti alla Pernice Rossa, dove un tempo sorgeva un convento, e in un battibaleno si ritrovano adagiati sulle sedie di plastica del Bar Ristorante Scaparina, situato presso l’omonimo passo, al confine di Lombardia ed Emilia Romagna.

Qui di nuovo lo spirito di-vino discende sui Pellegrini che, onorato anche il salame (affettato alla perfezione dallo Scapigliato Campeggiatore), si riuniscono intorno al tavolo (sempre di plastica) per ascoltare un’accesa discussione teologica tra il Ruggente e la Regina di Cima Colletta (la sposa del Re Dottore). Quale fervore d’animi! Nell’aria ancora aleggiano parole di Pentecoste, ma è già tempo di rimettersi in moto: Bobbio ci attende!

La truppa ‘aggredisce’ la Circumpenicina e si lascia trasportare dalla marcia in direzione Gorra, per poi deviare verso Santa Maria. Il Narratore un po’ si vergogna, ma per dover di cronaca non può omettere di rendicontare l’ennesima sosta rinfrescante e rinfrancante… No, non pensate male! Non è una Via Crucis di osterie! In realtà è il desiderio di dilatare i tempi, di godere di questi attimi di sospensione, consapevoli che si tratta di fortunate parentesi, da cui attingere energie per ritornare a breve al proprio quotidiano. E poi a Bobbio non c’è carrozza od altro mezzo di trasporto disponibile fino alle 18! Dunque perché affrettarsi? Là dove nulla può la fretta, tutto può la politica, di cui si discute animatamente e amaramente, finchè si decide che è meglio non rovinare tutto, sprecando intelligenza a parlar di coloro che, avendo tanto e troppo da espiare, dovrebbero trasportare macigni durante il loro pellegrinaggio eterno.

Stradine e mulattiere discendono verso la cittadina ove riposa San Colombano e prima di giungere in picchiata proprio ai piedi del Castello dei Malaspina, c’è tempo di incontrare un altro viandante, che con i Pellegrini condivide l’ultimo tratto di cammino, e infine un cane albino con le sue padrone che, nonostante sia accaldato per il troppo pelo, non disdegna le coccole dei Pellegrini.

Bobbio, piena di sole e di genti, per quanto bella ed accogliente, lascia i Nostri un po’ frastornati; da due giorni abituati alla calma dei luoghi sperduti e degli incontri regalati, faticano a reagire a questo cambio di ritmo e di sensazioni. Per questo attraversano il Ponte Gobbo, per vedere là dove riprenderanno il cammino, dove passa la Via degli Abati, loro prossima promessa di strada condivisa. Ci si accomiata così, quasi al tramonto, felici, stanchi e con lo zaino in spalla.

Mara Pedrazzini

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