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L’Antonino d’oro a Luigi Menozzi, festa scout nella basilica LE FOTO foto

Una festa con tanti scout che si sono stretti intorno al loro capo "storico", Gigi Menozzi, classe ’27 premiato nella basilica del santo patrono con l’Antonino d’Oro 2014

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Una festa con tanti scout che si sono stretti intorno al loro capo “storico”, Gigi Menozzi, classe ’27 premiato nella basilica del santo patrono con l’Antonino d’Oro 2014. Nelle foto alcuni dei momenti della cerimonia sacra in S. Antonino, alla presenza delle autorità cittadine e del vescovo Gianni Ambrosio.

In occasione del conferimento dell’Antonino d’Oro a Menozzi e allo scoutismo piacentino, è presente anche il Capo Scout d’Italia Giuseppe Finocchietti. L’abruzzese Finocchietti, insieme alla Capo Guida Rosanna Birollo, presiede l’Agesci nazionale e ne rappresenta l’unità in Italia e all’estero.

MENOZZI: “UN PREMIO ALLO SCOUTISMO” – “Questo riconoscimento – ha detto commosso Menozzi alla consegna dell’Antonino d’Oro – mi ha in qualche modo costretto a ripercorrere il percorso scout, sul quale cammino da quasi 70 anni: un percorso ricco di incontri, di fatiche, di discussioni anche accese”. “Posso dire però che l’impegno speso a favore dell’educazione dei ragazzi e dei giovani trova sempre grandi gratificazioni che mi hanno aiutato a tenere duro”.

“Di fronte a un premio c’è sempre una sensazione di inadeguatezza, il pensiero che si poteva fare di più e il rimpianto per quello che non si è potuto fare; mi conforta la considerazione che questo premio mi è stato assegnato quale rappresentante di un associazione che cammina grazie all’impegno di uomini e donne che hanno deciso di far vivere ad altri la splendida avventura scout”.

IL VESCOVO: “RICONOSCIMENTO PER TUTTI COLORO CHE HANNO A CUORE I GIOVANI” – “Sono particolarmente contento – ha detto il vescovo Gianni Ambrosio nella sua omelia – che il capitolo dei canonici di Sant’Antonino abbia deciso di dare il premio dedicato al Santo Patrono a Luigi Menozzi. E’ un premio alla passione educativa di questo scout e ancora più a quella di tutti gli educatori, associazioni, anche gli amministratori pubblici, a tutti coloro che hanno a cuore i giovani, e che si impegnano per la loro vita”.

“Questo premio – ha aggiunto – sia un riconoscimento a tutti coloro che si impegnano nell’attività educativa, nel non essere insensibili alla necessità dei giovani di avere un orizzonte per il futuro. Se penso a Antonino, lo penso giovane, un testimone della luce di Dio. Rivolgo inoltre un appello alla preghiera per la comunità dei padri cappuccini, perché possa continuare qui la sua presenza. Non solo per il prezioso servizio, ma per il loro essere segno di una vita disponibile a Dio e ai fratelli”.

Omelia del Vescovo mons. Gianni Ambrosio pronunciata nella basilica di Sant’Antonino durante la celebrazione eucaristica 

Letture Ap 12, 10-12; 2 Cor 4, 5-12; Gv 12, 24-26

Carissimi fratelli, carissime sorelle,

1. Sono passati più di 1700 anni dal martirio di sant’Antonino, avvenuto, secondo la tradizione nel 303, nella persecuzione contro i cristiani ad opera di Diocleziano. La memoria di questo evento ci riporta alle origini della nostra Chiesa, come pure della nostra civitas. Con stupore riconosciamo la fedeltà del popolo piacentino che ha conservato e trasmesso il cuore e l’anima della nostra Chiesa e della nostra città: la fede, la speranza, la carità. Ed esprimiamo la nostra gratitudine al Signore che ha accompagnato questo popolo nel corso dei secoli, in mezzo ai grandi cambiamenti della storia.

2. “Noi abbiamo questo tesoro”, possiamo esclamare con le parole che l’apostolo Paolo rivolge alla comunità di Corinto. È un tesoro l’esperienza di fede vissuta e tramandata dalla comunità cristiana piacentina, è un tesoro la consapevolezza di essere immersi in una storia che non è un vicolo cieco ma è incamminata verso la salvezza.
Questo tesoro coinvolge e interpella la nostra comunità, ecclesiale e civile. La comunità cristiana è invitata a riscoprire nel martire Antonino il fascino di una vita vissuta seguendo Cristo nella logica del dono di sé. Gesù ci richiama questa logica con l’immagine del chicco di grano che, morendo, porta frutto: dalla vita di Cristo donata a noi fino alla morte in croce viene a noi la vita. Con tutti coloro che, come Antonino, hanno professato la fede in Gesù, anche noi possiamo essere il seme che porta frutto e dà la vita, quando non pensiamo solo a noi stessi ma ci apriamo all’amore di Dio e lo doniamo agli altri. Di questa logica evangelica ha profondo bisogno anche la nostra comunità civile, invitata a riscoprirla e farla valere se vuole rispondere all’urgente necessità di un impegno civile vissuto nella ricerca del bene comune.

3. “Noi abbiamo questo tesoro”: l’apostolo Paolo si congeda dalla comunità di Corinto, da lui molto amata, con queste parole. Desidera che i cristiani di Corinto siano consapevoli del tesoro inestimabile che è Colui che Paolo ha avuto la grazia di incontrare, Gesù Cristo. Per Paolo è una grazia ugualmente inestimabile essere stato chiamato a donare questo tesoro annunciando la ‘buona notizia’ che è Gesù, il Salvatore: “Non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore”. Paolo si dedica a questo annuncio con dedizione e con amore, ma sempre consapevole della sua povertà rispetto alla preziosità del tesoro e della missione affidatagli: “Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta”, in fragili vasi di terracotta. Ma anche questo è grazia: perché così si manifesta “questa straordinaria potenza (che) appartiene a Dio, e non viene da noi”.
Se siamo qui oggi in questa basilica dedicata a sant’Antonino è perché il Signore ha continuato a donarci il tesoro che ha donato a san Paolo, al nostro santo martire, a tutti coloro che, nello scorrere dei secoli, hanno creduto in Gesù, il Salvatore ed hanno vissuto e testimoniato la fede cristiana. Paolo sa bene di essere come un vaso di argilla e sa bene che anche la comunità di Corinto è come un vaso di argilla.

4. Carissimi piacentini, qui troviamo un prezioso insegnamento: Paolo non guarda soltanto ai vasi d’argilla, perché sa che lo sguardo limitato a se stessi conduce alla rassegnazione oppure alla presunzione e all’arroganza. Lo sguardo di Paolo è ampio, è lo sguardo della fede. Con questo sguardo si può vedere innanzi tutto ciò che vale, cioè il tesoro che portiamo dentro. Paolo sa che il fragile vaso d’argilla è inabitato da Cristo, dalla sua luce e dal suo amore. Sempre nella lettera ai Corinzi egli scrive: “E Dio che disse: ‘Rifulga la luce delle tenebre’, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo”.
Questa luce del volto di Cristo è il dono che ci consente di illuminare il nostro cammino. Questa luce è dentro di noi. Possiamo dimenticarla e oscurarla, ma resta sempre in noi, è il tesoro che Dio ci ha donato. Nei limiti, nelle debolezze e nei fallimenti, questa luce resta: Gesù ha assunto la nostra debolezza per donarci luce e forza in ogni prova della vita.
Abbiamo bisogno di riconoscere la luce del volto di Cristo anche per essere in grado di vedere il volto dei fratelli e di cogliere la luce sul volto dei fratelli che ci stanno accanto. La comunità di Corinto era molto litigiosa e l’apostolo la invita a riconoscere ciò che conta, a diventare consapevoli del tesoro per essere in comunione con Lui, con Gesù Cristo. Allora il ‘noi’ della comunità prevale sull’‘io’, il bene comune prevale sull’interesse particolare. I vasi di argilla, il nostro come quello degli altri, non saranno più un ostacolo ma ci ricorderanno soltanto che la luce che Dio vuole sprigionare in noi e attorno a noi non è tanto frutto delle nostre capacità umane, ma effetto della sua presenza operosa in noi, riconosciuta ed amata.

6. La festa del nostro patrono ci ricorda che questo tesoro è stato per il popolo piacentino luce e grazia e continua ad essere luce e grazia. Riscopriamolo con gioia e con più consapevolezza per ritrovare lo slancio che ci aiuta a guardare avanti e a collaborare in vista del bene comune e del futuro della nostra città e della nostra Chiesa. È l’appello che ci viene dal nostro patrono, che era probabilmente un giovane.
Mi piace pensare che egli stesso, come giovane, rivolga a noi questo appello a nome dei nostri giovani di oggi. Per questo sono molto grato ai Canonici del Capitolo della Basilica di Sant’Antonino che hanno deciso di assegnare l’Antonino d’oro a Luigi Menozzi. È un premio alla figura e alla passione educativa di questo educatore scout, ma anche a tutto lo scoutismo e, ancora di più, come Gigi stesso mi ha detto, a tutti gli educatori, a tutti coloro che nella famiglia, nelle associazioni, nella società hanno a cuore i giovani e si impegnano per la loro vita buona. Questo premio sia un segno per tutta la comunità, sia ecclesiale che civile, chiamata a diventare “comunità educante”, grazie soprattutto a quelle figure educative che di fatto già sono in rapporto con i ragazzi e i giovani. Dai genitori ai nonni, dai sacerdoti agli educatori e animatori, dagli insegnati agli allenatori sportivi, ma oso dire anche dagli amministratori pubblici agli imprenditori: è la comunità, viva e consapevole, che deve essere educante, lavorando insieme e aiutando i ragazzi a trovare un centro, un punto di riferimento che renda stabile e luminosa la loro vita. Non possiamo restare insensibili al bisogno di un vitale contesto educativo indispensabile per garantire ai nostri ragazzi l’orizzonte del futuro.

7. Concludo con un appello alla vostra preghiera perché la comunità dei Padri cappuccini possa continuare qui a Piacenza la sua presenza. Ho potuto parlare in questi giorni con il Padre provinciale, a cui avevo già scritto esprimendo il dolore di questa Chiesa. Dopo il colloquio, anche su suo invito, gli ho riscritto perché il Consiglio Provinciale non faccia mancare alla Chiesa e alla città di Piacenza la presenza dei Padri cappuccini, non solo per i preziosi servizi svolti ma anche, e soprattutto, per il loro essere ‘segno’ di una vita disponibile a Dio, alla Chiesa, ai fratelli. Ci sia concessa la grazia, per intercessione di Sant’Antonino, di san Francesco e di santa Rita da Cascia, di continuare a beneficiare della luce di questo ‘segno’. Amen.

CHI E’ LUIGI MENOZZI – Luigi Menozzi nasce a Piacenza il 27 marzo 1927, è coniugato con Maria Castellana e ha tre figli. Dopo aver conseguito il diploma di geometra, ha iniziato a lavorare all’Ufficio Tecnico del Comune di Piacenza, dove ha trascorso 40 anni, fino ad occupare il ruolo di dirigente dell’Ufficio Demanio e Territorio. Si è occupato per quarant’anni anche dell’Enaip, l’ente di formazione professionale delle Acli, diventando Direttore e Presidente della sezione di Piacenza, con incarichi regionali anche a livello dí Patronato Acli. In particolare si è occupato dei corsi di apprendistato e in seguito dei corsi professionali sia per l’industria che per il commercio.

Parallelamente si è occupato della Scuola Edile, organizzando inizialmente i corsi domenicali per muratori e successivamente quelli serali, con varie sedi nella provincia. Il suo impegno nello scautismo risale al 1945, nell’immediato dopoguerra. Due scout del ’22, Renato Scaravaggi e Mario Cavazzuti, con il supporto di mons. Giacomo Ferrari e di Giuseppe Mira, arrivato a Piacenza con le truppe alleate e con un’esperienza scout alle spalle, stavano riorganizzando a Piacenza il movimento scout, che era stato sciolto dal fascismo. In particolare ai parroci urbani era stato rivolto l’invito perché trovassero, tra i giovani più vivaci dell’Azione Cattolica, alcuni disponibili a collaborare come aiuti capireparto per i ragazzi che avrebbero intrapreso il cammino scout.

Così Gigi Menozzi fu sollecitato dal curato di Sant’Eufemia, don Aquilino, e partecipò come aiutante, insieme a Carlo Rasperini e a Carlo Luraschi, al primo campo della rinascita dello scautismo, che si tenne sul monte Santa Franca alla fine d’agosto del 1945. Dopo quest’esperienza, che vide ragazzi provenienti anche da altre parrocchie della Diocesi, compresa Borgotaro, Gigi Menozzi si vide assegnato il nascente reparto di San Savino, ricevendo da don Arfini l’invito ad occuparsi di un gruppo di ragazzi di via Trebbiola, vivacissimi e già strutturati in una piccola gang. L’impegno durò per 8 anni, finché Gigi Menozzi divenne prima Commissario di settore (doveva occuparsi dello scautismo della città) e poi Commissario di Zona dal 1954 al 1966.

Al momento di lasciare l’incarico Gigi venne contattato dall’allora Akela d’Italia e ricevette l’incarico di organizzare a livello nazionale il Settore Specializzazioni. L’esperienza iniziò nel 1968 al Castello di Travazzano, grazie alla collaborazione degli scout piacentini, per approdare nel 1974 a Spettine. .Sia l’acquisto che la sistemazione, furono operazioni seguite dallo stesso Gigi Menozzi, che è rimasto, per quasi quarant’anni, responsabile della Base di Spettine, mentre seguiva i lavori della Pattuglia Nazionale, favorendo la nascita di un’altra decina di Basi scout in tutto il territorio italiano. Nel frattempo Gigi è rimasto legato a Piacenza, svolgendo il suo servizio al gruppo Agesci del Piacenza III e poi del Piacenza VII, e ricoprendo altri incarichi a livello di Zona.

Vanno segnalate due esperienze particolarmente significative nella storia dello scoutismo piacentino del dopoguerra: quella legata ai ragazzi sordomuti dell’Istituto della Madonna della Bomba (dove Gigi collaborò con don Serafino Dallavalle e il maestro Truzzi) e quella dei ragazzi di Montanaro, un collegio dell’AmminiStrazione provinciale per ragazzi senza famiglia (dove Gigi collaborò con don Bruno Perotti e Nando Gasperini). Ancora oggi Gigi Menozzi è impegnato all’interno dell’ Associazione. In queste ultime settimane ha coordinato la realizzazione dell’altare per la celebrazione eucaristica che Papa Francesco il 9 agosto p.v. presiederà a San Rossore (Pisa) alla presenza di oltre 30 mila scout (dai 16 ai 21 anni) provenienti da tutta Italia.

Il conferimento del premio vuole essere un atto di stima e di gratitudine nei confronti di una persona che da quasi settant’anni vive con passione e fedeltà il cammino scout. Tutti coloro che in questi anni di attività hanno potuto incontrare e conoscere Gigi Menozzi, riconoscono in lui grandi doti di organizzatore e di animatore. Lo si può definire a tutti gli effetti una vera e propria bandiera dello scoutismo piacentino. Inoltre, nel decennio che la chiesa italiana ha deciso di dedicare al tema dell’ educazione, la sua testimonianza la riteniamo uno stimolo significativo, valido per tutti, a credere nella forza dell’educazione intesa non come semplice istruzione ma finalizzata a promuovere uno sviluppo integrale della persona, secondo lo spirito del fondatore dello scoutismo Robert Baden-Powell: “Desideriamo far andare avanti i nostri ragazzi con una gioiosa autoeducazione che venga da dentro e non con l’imposizione di un’istruzione formale dal di fuori.”

Insieme a Luigi Menozzi, il premio è simbolicamente consegnato anche alle migliaia di fanciulli, ragazzi, giovani e capi scout che hanno vissuto e stanno vivendo in prima persona questa affascinante esperienza educativa. Attualmente 1’ AGESCI piacentina coinvolge 1050 ragazzi tra lupetti/coccinelle, esploratori/guide e cover/scolte e con 200 tra capi e Assistenti ecclesiastici. Anche la parrocchia di Sant’Antonino ha il privilegio di ospitare da 43 anni il gruppo Piacenza 1, grazie all’intuito e alla passione educativa di don Gabriele Zancani.

Il premio “Antonino d’oro”, giunto alla 28^ edizione, viene annualmente sponsorizzato e patrocinato dalla Famiglia Piasinteina. Verrà consegnato personalmente dal vescovo Gianni Ambrosio venerdì 4 luglio p.v. nella Basilica Sant’Antonino a conclusione della solenne celebrazione eucaristica delle ore 11.00.  LEGGI LE MOTIVAZIONI (CLICCA QUI)

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