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St. Vincent e Liars, le recensioni di PiacenzaSera.it

Due uscite importanti per i patiti dell’elettronica

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ST. VINCENT
St. Vincent (2014)


LIARS
Mess (2014)

Due uscite importanti per i patiti dell’elettronica.
St. Vincent è ormai uno dei nomi più rispettati della scena artsy americana. Reduce da un disco – con luci e ombre, un duetto forse vissuto con timore reverenziale – scritto a due mani con David Byrne, ex-leader dei Talking Heads, la nuova sacerdotessa (“I wanted to make a party record you could play at a funeral”) Annie Clark rientra in carreggiata con un’opera notevole, equilibrata e armoniosa, senza punti deboli.

Ideale seguito di quel “Strange mercy” (2011) che già aveva fatto gridare al miracolo i critici più avveduti, il suo quarto album (omonimo) si apre con la divertente “Rattlesnake”, una Bjork ancor più sintetica e barocca, se possibile, e dal potente singolo “Birth in reverse”, con un incipit esplicito (“Oh what an ordinary day / Take out the garbage, masturbate”). Ma sono le successive “Prince Johnny” e “Huey Newton” (“Feelings flash cards/Fake knife, real ketchup/ Cardboard cutthroats/Cowboys of information”), più autoriali e intimiste, che ci convincono di trovarci davanti a una delle uscite migliori di questa prima metà anno. Oppure “Regret” e la Pjharveyana “Bring me your loves”).

Altro nome molto attuale, quello dei Liars.
Abbandonata ormai la no-wave degli esordi, quel sound cupo a là Suicide o Joy Division, la band di Los Angeles abbraccia un elettropop pericolosamente incline alla dance. “Ci siamo voluti divertire, abbiamo lavorato d’istinto”, hanno dichiarato nelle interviste di lancio di “XIVIX”, titolo palindromo e quanto mai brutto, che ricorda i Coldplay.

I “Bugiardi” lasciano alla stessa nota ripetuta di “Can’t hear well” e al finale catartico di “Left speaker blown” il compito di ricordarci la sperimentazione ermetica dei tempi che furono, poi ci sommergono con una cascata di synth e di bordate techno. “Mess on a mission”, il singolo d’esordio, ne è un esempio perfetto, insieme alla doppietta iniziale “Mask maker”/”Vox Tuned D.E.D.”
Il punk è un lontano ricordo.

Giovanni Battista Menzani
@GiovanniMenzani 

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