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Bici contromano “bocciate”, ma Milano, Bologna e Torino le vogliono

Bici contromano in città? Da anni si dibatte anche a Piacenza sul diritto concesso dal 2005 dei ciclisti di godere di uno "status" speciale sulle strade

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Bici contromano in città? Da anni si dibatte anche a Piacenza sul diritto concesso dal 2005 dei ciclisti di godere di uno “status” speciale sulle strade. Con regole che in alcune porzioni del tessuto viario non valgono per gli altri mezzi in circolazione.

Una situazione ormai ampiamente accettata in molte città europee: chi si muove pedalando ha diritto di una maggiore libertà rispetto a chi viaggia “corazzato” nel chiuso di un’automobile. Così succede per i sensi unici soprattutto nelle strade dei centri storici. 

Della questione si torna a parlare periodicamente. All’inizio di agosto, la commissione Trasporti della Camera, nell’esaminare le modifiche al Codice della strada, ha bocciato la proposta di introdurre in Italia il “controsenso ciclabile”, anche detto “senso unico eccetto bici”, ovvero la possibilità per le due ruote di percorrere in senso contrario alle auto determinati tipi di strade, da quelle nelle aree a velocità ridotta a quelle a senso unico ma larghe almeno 4 metri (e, comunque, sempre a discrezione dell’amministrazione comunale).

Ma alla bocciatura, dopo le associazioni di ciclisti, si sono opposti ora anche alcuni comuni: Milano, con Bologna e Torino, in testa. I tre assessori alla Mobilità hanno scritto una lettera al ministro dei Trasporti Maurizio Lupi per chiedergli, appunto, di rivedere la decisione presa dalla commissione “per colmare il divario normativo tra il nostro paese e il resto d’Europa in termini di mobilità nuova e per introdurre anche in Italia azioni finalizzate a facilitare e rendere più efficaci gli interventi a favore della mobilità ciclabile”.

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