Le Rubriche di PiacenzaSera.it - Camminate piacentine

Camminate Piacentine: Monte Ragola e Prato Grande foto

Vi ricordiamo che è disponibile nelle librerie e nel negozio di Officine Gutenberg (Via Scalabrini 116/b) a Piacenza il secondo volume, pubblicato da Edizioni Codex10

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Ritornano le Camminate Piacentine con una nuovo proposta della seguitissima rubrica che PiacenzaSera.it dedica agli amanti delle escursioni. Vi ricordiamo che è disponibile nelle librerie e nel negozio di Officine Gutenberg (Via Scalabrini 116/b) a Piacenza il secondo volume, pubblicato da Edizioni Codex10, che raccoglie le nuove escursioni proposte da PiacenzaSera.it.

Monte Ragola e Prato Grande

Lungo la dorsale spartiacque tra le valli del Nure e del Ceno, subito a nord del passo dello Zovallo, si erge il monte Ragola, un imponente massiccio costituito da rocce ofiolitiche serpentinose, dai nudi fianchi dirupati.

La zona sommitale è costituita da una cresta larga e quasi pianeggiante, disseminata di blocchi di roccia rivestiti da licheni crostosi, tra i quali si trovano alcuni esemplari isolati di pino mugo.
Quest’ultimo, specie botanica tipica dei climi freddi, alpini e prealpini, in epoche lontane era frequente anche in Appennino; il successivo riscaldamento climatico ha determinato la drastica riduzione della diffusione di questi alberi, veri e propri relitti glaciali che oggi trovano solo nei pressi delle più alte vette montuose le condizioni adatte alla loro sopravvivenza.

Dalla cima si gode di un panorama eccezionale, che comprende le più alte montagne della val Ceno, sovrastate dall’imponente monte Penna, con il profilo dentellato delle Alpi Apuane sullo sfondo; quindi l’intera testata della val Nure, contornata dai monti Nero, Bue, Groppo delle Ali, Crociglia e Carevolo, e le vette vicine dei monti Ragolino e Camulara. Ai piedi del versante settentrionale si riconoscono i rilievi ofiolitici minori del Groppo di Pertuso e dei monti Prelo e Megna, contornati dalla faggeta e alternati a morbidi avvallamenti prativi.

All’orizzonte è facile distinguere i monti Lesima e Alfeo; ancor più a nord la catena dei monti Capra, Concrena e Poggio Alto e, di fronte, il monte Osero; lontanissima, la pianura Padana e oltre a questa la cerchia alpina.

Il suo versante occidentale mostra in modo chiarissimo i segni dell’azione dei ghiacci che lo hanno plasmato oltre centomila anni fa. Sono infatti ben visibili i due distinti circhi glaciali che alimentarono un piccolo ghiacciaio appenninico; questo scendeva verso il Prato Grande, vasto altopiano oggi rivestito da una prateria, per poi dividersi in due rami e calare da un lato nella valle del torrente Lardana e, dall’altro, oltre il Pramollo a formare le due conche occupate dai suggestivi laghi Moo e Bino.

Il versante settentrionale del monte degrada dolcemente nei pascoli di Prato Bure e Prato Grande, caratterizzati dalla presenza di molte sorgenti dalle quali ha origine un fitto reticolo di ruscelli con diversi impaludamenti; questa straordinaria abbondanza di acque è dovuta alla capacità della spessa coltre detritica, molto permeabile, che riveste i fianchi del Ragola di immagazzinare una notevole falda acquifera, che affiora in superficie laddove incontra uno strato roccioso poco fratturato e, quindi, impermeabile.

L’escursione prende avvio dal passo dello Zovallo, aperto tra il monte omonimo e il monte Nero e attraversato dalla strada che collega la val Nure con Santo Stefano d’Aveto, a 1410 mt slm e a circa 69 km da Piacenza.

L’itinerario ha uno sviluppo lineare di circa 10.6 km, tutti su sentieri contrassegnati dai segnavia CAI 035 e 037; ha un dislivello complessivo di circa 565 m, raggiungendo la quota massima sulla vetta del monte Ragola a m. 1711 slm, e può essere percorso in circa 3 ore e 15 minuti, al netto delle soste.
La camminata non è consigliabile in caso di condizioni meteo sfavorevoli, neve o ghiaccio, ma nella bella stagione il tracciato è adatto anche ai bambini, non presentando punti pericolosi o esposti; è comunque richiesta una certa attenzione nella salita alla vetta, su detriti e facili roccette.

DESCRIZIONE

Dal parcheggio si imbocca il sentiero CAI 035, ben segnalato, e ci si inoltra nella faggeta che ricopre il crinale del monte Zovallo, lungo il confine provinciale tra Piacenza e Parma.
In pochi minuti si raggiungono due radure successive, una aperta verso destra sui monti Nero, Bue e Groppo delle Ali, l’altra verso sinistra, sul monte Carevolo e, in lontananza, sui monti Aserei e Penice.
Si prosegue tra pascoli e praterie fino all’evidente bivio tra i sentieri 035, che si lascia temporaneamente e che verrà utilizzato per il ritorno, e lo 037 che si imbocca verso destra.
Il sentiero risale a serpentina su di un’ampia dorsale coperta di detriti rocciosi, in ambiente spoglio e sfavorevole alla vegetazione, ma ingentilito dalla presenza di rare macchie di pino mugo.
In questo ripido tratto è possibile soffermarsi brevemente, per recuperare il fiato, osservando nel contempo come le serpentiniti, rocce scure nero-verdastre di cui è costituito l’intero rilievo, siano qui percorse da striature di colore verde-azzurro chiaro, leggermente untuose al tatto e con superfici lisce e di bassissima durezza, che si scalfiscono con la pressione di un unghia: si tratta di steatite (dal greco stèatos, genitivo di “grasso”), una varietà compatta di talco la cui relativa abbondanza lungo queste pendici ne ha permesso lo sfruttamento in piccole cave fino alla metà del secolo scorso. La lavorazione di questo minerale è attestata in val Nure già a partire dall’Alto Medioevo: nei pressi di Groppallo è stata localizzata un’officina che nei secoli XI e XII produceva perline in steatite, forse utilizzate anche per realizzare conta-preghiere, precursori degli odierni rosari.
Superate alcune facili roccette, non pericolose né esposte, si raggiunge la cresta sommitale, da cui si può godere l’amplissimo panorama già descritto.
La discesa sul versante opposto porta rapidamente alla sella tra i monti Ragola e Ragolino, rivestita dalla morbida distesa erbosa di Prato Bure, che si percorre in discesa fino a raggiungere l’altrettanto idilliaco Prato Grande, ai cui margini è situato il rifugio Monte Ragola, aperto purtroppo solo nelle domeniche estive.
Il ritorno al passo segue il sentiero 035 che, rasentando le pendici occidentali del monte, attraversa una vallecola secondaria bordata da un’alta parete rocciosa, sempre costituita da serpentiniti estremamente fratturate; da questa si distaccano continuamente blocchi e frammenti rocciosi di diverse dimensioni, che si sono ammassati ai suoi piedi, creando un ampio fronte detritico completamente spoglio, sul quale nemmeno il tenace pino mugo riesce ad attecchire.

Achille Menzani

NOTIZIE UTILI

Lungo tutto il tragitto non sono presenti fontane; a Prato Grande si trova il rifugio Monte Ragola, aperto solo in estate la domenica (proloco di Ferriere tel. 339-8296372 o 347-1486603 http://www.prolocoferriere.com )


La mappa

La scheda

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