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Delitto Manesco. Il pm: “Nell’appartamento mattanza feroce” VIDEO foto

Colonna: "Omicidio studiato nei minimi dettagli". Un delitto scoperto quasi per caso. La competenza ora passa a Milano.
(Nella foto i due arrestati alla stazione di Lodi)

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Un delitto apparentemente perfetto, studiato nei minimi particolari, scoperto solo per il senso civico di una piacentina e per la puntigliosità di due agenti di Polizia. Conferenza stampa questa mattina in Procura a Piacenza, per fissare alcuni punti fermi nel delitto Manesco, avvenuto a Milano ma che vede come accusati due piacentini, Gianluca Civardi e Paolo Grassi.

“Con la giornata di ieri si è chiusa una fase – ha esordito il pm Antonio Colonna – che ha visto lunghe giornate di indagini e il trasferimento di tutta la documentazione alla Procura di Milano. Ringrazio tutti coloro che hanno operato, come il Gabinetto di Polizia Scientifica che ha lavorato ininterrottamente per tre giorni. Il fatto – ha proseguito – ha visto l’intervento delle Forze dell’ordine di Piacenza, Lodi e Milano”.

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Un delitto scoperto quasi per caso. “Senza il senso civico della donna che ha visto, all’una e mezza di notte, che due uomini (Gianluca Civardi e Paolo Grassi ndr) stavano buttando abiti nel cassonetto – ha aggiunto – nulla sarebbe stato scoperto. La volante, poi, ha intuito che qualcosa non andava: la situazione poteva essere confusa con un caso di ubriachezza ma la polizia ha notato uno zaino con portafoglio, cellulare e pc di una terza persona non presente e si è insospettita”.  

“Alle quattro – ha specificato facendo una ricostruzione temporale dei fatti – della notte tra giovedì e venerdì viene sequestrato il cassonetto, vengono individuati abiti e tracce ematiche”. Ad insospettire la polizia è la richiesta, da parte dei due giovani piacentini fermati, di un difensore. “Perchè? Avevano solamente buttato degli abiti in un cassonetto”.

Inizia una serie di dichiarazioni contraddittorie da parte di questi ultimi: “Non siamo mai stati a Milano”. Ma si trova uno scontrino farmaceutico, di una farmacia milanese, nel portafogli del professore. Panico. Ed iniziano dichiarazioni confuse relative ad  “una valigia buttata in un cassonetto a Lodi” e la descrizione di una vicenda omicidiale. Una parte della squadra mobile cerca il cassonetto, altra parte, unitamente alla Squadra omicidi, alle sette meno cinque del mattino, si reca a Milano per cercare tracce nell’appartamento del professor Manesco.

Nell’appartamento viene trovato sangue. Sangue umano e si immagina subito che sia avvenuto un fatto cruento. Si comincia a cercare il cassonetto a Lodi: finalmente si trova la valigia con il tronco del professore privo di testa, mani e viscere. Il resto è contenuto in sacchetti dell’immondizia chiusi con nastro adesivo. Inoltre una mazzetta da macellaio, coltelli ed un copri divano usato per pulire la scena vengono trovati a Piacenza, in via Nasalli Rocca, accanto al bidone dove sono stati fermati i due. A quel punto gli inquirenti uniscono i punti ed emerge un quadro inquietante.

Omicidio studiato nei minimi dettagli. Nella conferenza stampa è stato spiegato che il fatto era premeditato: “Gli inquirenti hanno trovato un’agenda con annotata la via del cassonetto scelto perchè lì si poteva operare senza essere disturbati: sembra un elemento poco importante – ha spiegato Colonna – ma non era l’unico”. Inoltre erano annotate le filiali della banca dove il professor Manesco aveva il conto corrente.  

Altri elementi che confermano la premeditazione: “Nella macchina di uno dei due (la Clio di Civardi ndr) sono stati lasciati accesi i cellulari, per agganciare sempre le celle della Galleana, così come effettivamente dichiarato da Civardi, per crearsi così un alibi”. Lasciati i telefoni a Piacenza, secondo la ricostruzione, i due si sono recati a Milano con zaini, coltelli e trolley contenente il materiale per confezionare i resti del professore (guanti, fascette, sacchetti per l’immondizia). L’auto utilizzata è probabilmente la Fiat Seicento di Grassi, lasciata in stazione. Alle 13.33 avviene la vidimazione dei biglietti alla stazione di Piacenza per arrivare, così, in stazione a Milano alle ore 15.

Nell’appartamento la mattanza feroce. “In tanti anni di carriera – ha commentato turbato Colonna – questo è l’omicidio più feroce che ho mai visto. Prima si è tentato di strozzare il professore, poi è stato ucciso pugnalandolo più volte al petto: le ferite plurime gli hanno provocato apnea”. Appena morto è iniziata l’operazione di smembramento. “E’ stata tagliata la testa, le mani e abrasi i polpastrelli. Infine il cadavere (o quello che ne rimaneva) è stato eviscerato: operazione, quest’ultima, per rallentare la putrefazione e, quindi, la scoperta. Il professor Manesco, infatti, abitava da solo. “L’operazione è durata qualche ora – è stato sottolineato – e la pulizia è stata accurata: nel corpo è rimasto poco sangue. Il professor Manesco non aveva parenti nè conviventi; non vendendolo i vicini avrebbero pensato ad una vacanza, non si sarebbero insospettiti troppo”.

Vicini che hanno visto i due scendere portando una valigia molto pesante. “Era portata in due” ha poi ricordato una condomina del professore che ricorda due ragazzi che sono saliti e scesi più volte”. 

La fuga verso casa. Attorno alle dieci la vicina vede i due nel palazzo, alle dieci e mezza le telecamere della stazione di Lodi fissano la loro presenza. Un buco di mezz’ora: come si sono spostati? Delle tre valige inizialmente in possesso, nei fotogrammi sono ritratti con solo due. In attesa del treno i due hanno avuto il tempo di gettare nel cassonetto la valigia incellophanata con cura, per evitare gocciolamenti di sangue. Poi l’arrivo a Piacenza come da orario ferroviario a mezzanotte e venti, il recupero della macchina in stazione e l’intervento delle Forze dell’ordine in via Nasalli Rocca all’una e mezza.  

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