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Kamlalaf, l’Uganda nel diario di Alberto e Laura  foto

Il loro viaggio si è ormai concluso, ma nelle righe che seguono, due tra i ragazzi di Piacenza che hanno vissuto il viaggio in Uganda con Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo raccontano 

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Kamlalaf, l’Uganda di Alberto e Laura

Il loro viaggio si è ormai concluso, ma nelle righe che seguono, due tra i ragazzi di Piacenza che hanno vissuto il viaggio in Uganda con Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo raccontano emozioni, sensazioni, scoperte. Al “diario” di Alberto Maserati, tra i partecipanti al progetto Kamlalaf, si aggiunge quello di Laura, giovane trevigiana che si è aggregata al gruppo attraverso l’iniziativa “Vieni e vedi” di Africa Mission.

Giorno 4
Vi sbagliate! Non vi voglio narrare i fotogenici tramonti africani, fino ad ora nascosti dietro la spessa coltre di fumi che a Kampala trapassa le narici e fa strizzare gli occhi; o della natura sorprendente di questi luoghi, con animali bellissimi e piante meravigliose; o dei colori, dei sapori e degli odori che riempiono questa atmosfera; delle persone, dei bambini festosi e ovunque, dei costumi e delle danze tipiche o come si dice sempre: “la musica e il ritmo l’hanno nel sangue”. Ci sono montagne di libri sull’argomento. Leggete quelli.
Vi racconto di un avvenimento che sarebbe potuto succedere anche a pochi metri da casa mia; ma è accaduto qui. Vi racconto di un mio sorriso di ipocrisia, regalato, trasformatosi in lacrime di commozione, per la reazione silenziosa di gioia umile e spontanea, slegato da ogni materialismo o fine egoistico, di chi l’ha ricevuto. Una sensazione di fronte alla quale si rimane disarmati per la sua forza travolgente. Mi è venuta in mente una poesia di Manzoni, “Regala ciò che non hai”: “…regala un sorriso quando tu hai voglia di piangere, produci serenità dalla tempesta che hai dentro (…). Ti accorgerai che la gioia a poco a poco entrerà in te, invaderà il tuo essere, diventerà veramente tua nella misura in cui l’avrai donata agli altri.”

Giorno 12
Benvenuti in Karamoja.
Ci vediamo catapultati in un altro mondo. Il traffico cittadino va diradandosi, attraversiamo foreste, distese di mais e canna da zucchero, paludi ricoperte di papiri; ed è così che, quasi senza accorgercene, arriviamo in Karamoja. La nostra auto sprofonda nella ferita che taglia un altipiano a perdita d’occhio, cosparso di alberi via via sempre più radi e da invisibili villaggi. Con il loro portamento inconfondibile, avvolti come spiriti nei loro coloratissimi mantelli, ecco che ci appaiono qua e la lungo la strada o vicino alle loro case i karimojong; una popolazione di pastori nomadi, guerrieri per necessità.
È la stagione delle piogge qui, e con questo mi spiego perché, la “terra dimenticata da Dio”, mi appare una madre più generosa di come mi era stata descritta. Ma la natura si manifesta subito come è realmente: una matrigna avara alla quale l’uomo, come gli altri abitanti di questa regione, si è dovuto adattare, per sopravvivere, nonostante i suoi capricci. Come le acacie che qui hanno lunghe, durissime spine per difendersi dagli attacchi degli erbivori, anche gli uomini sembrano nascondersi sotto una dura corazza, pronti a proteggersi da qualsiasi sorta di attacco nemico. Un individualismo cieco sembra pervadere questo luogo. Chi ha più vacche è più importante. I bambini mangiano per ultimi. La legge del più forte, la legge della sopravvivenza naturale, regola questo ecosistema.
Ed ecco avanzare verso noi, con passo instabile e insicuro, un uomo, che si è appena bevuto i suoi soldi per sopravvivere ad un mondo nuovo. Non è un ubriacone comune, lui era un fiero guerriero karimojong. Sulla sua pelle si possono contare il numero di uomini da lui uccisi. Nei suoi occhi, velati dalla cataratta e inzuppati di grappa keniota, puoi vedere tutte le vacche un tempo da lui possedute. Il suo mondo è sparito, in un istante. È rimasto senza niente con la campagna del disarmo e la politica del governo per rendere sedentaria e quindi più controllabile questa popolazione. L’alcool, venduto qui in squallide bustine di plastica, è ciò che gli resta. Eccolo fare lo scemo con le nuove turiste bianche.
Ho capito quanto sia, molto spesso, difficile e delicato il lavoro delle Ong. Ho capito quanto sia impossibile aiutare tutti. Ecco perché quando si chiede “la situazione è migliorata da quando C&D e Africa Mission operano in questa regione?” non si può avere una risposta certa, dipende dal punto di vista. Sicuramente è cambiata e come in tutti i cambiamenti, vi sono pro e i contro. I bambini ora, almeno la maggior parte, hanno di che sfamarsi, la possibilità di avere le cure mediche di base, la possibilità di un’istruzione elementare. E tutto ciò è grandioso.

Alberto Maserati

Questo è il racconto del mio viaggio… il mio primo viaggio in Africa, un viaggio che ho sognato e desiderato da molti anni e che finalmente ha preso forma, non so perchè sono riuscita a partire proprio in questo momento della mia vita, forse lo scoprirò con il trascorrere del tempo, o forse lo sto già capendo pian piano. Il viaggio in realtà è cominciato già in Italia quando ho conosciuto Africa Mission e le persone che ne fanno parte, sono entrata anch’io a far parte di questo gruppo, anzi di questa grande famiglia che ha come casa tutta l’Italia e che mi ha dato l’opportunità di fare questa bellissima esperienza!

Non riesco a riordinare i pensieri e le emozioni che ho provato in questo luogo, perchè qui tutto è pieno…pieno di persone, di colori, di voci e suoni, di odori, di macchine e animali, di polvere e oggetti, di sguardi e strette di mano. Posso descrivere la prima sensazione che ho sentito durante il nostro primo incontro con questo mondo che come un uragano mi ha travolto: mi sono ritrovata catapultata in mezzo a una confusione fatta di vita. Questa sensazione mi accompagna ogni giorno, nonostante cambino i paesaggi, le persone, le abitudini… io rimango travolta da tutto ciò che accade attorno a me, tutto ciò che incontro mi colpisce, è come una sorta di onda d’urto che mi viene addosso.

Potrei descrivere concretamente tutto ciò che abbiamo fatto: le attività con i bambini, i giochi, i luoghi visitati in cui la vita viene vissuta, il prendersi cura di chi ne ha bisogno, l’aiutare le persone che ogni giorno si mettono al servizio dell’altro; ma il mio viaggio è fatto principalmente di emozioni, di sentimenti che nascono da dentro, di pensieri che mi riempiono la mente e che non riesco a far stare in silenzio… è fatto di un qualcosa che è difficile esprimere perchè è un qualcosa che si può solo vivere.

Il mio viaggio è fatto anche di persone che come me hanno scelto di fare questa esperienza, e che non hanno scelto di ritrovarsi nello stesso posto nel medesimo momento, è fatto di un gruppo di ragazzi che, prima ancora di essere dei compagni di viaggio, sono degli amici… amici che guardano questo mondo sconosciuto con gli occhi della curiosità, priva di pregiudizi e paure, piena di stupore e incredulità. Sono contenta di poter condividere con loro questo mio pezzo di vita, sono contenta che ognuno di loro abbia incrociato il mio cammino… sono amici che resteranno per sempre legati a questo mio sogno realizzato, che lo rendono ogni giorno pieno di affetto.

Importante per me è anche la presenza di Paolo che ci sta dando la possibilità di vedere e conoscere ogni piccola realtà, di vedere quanto lavoro e aiuto c’è dietro ai tanti progetti che C&D ha, ci da la possibilità di metterci in gioco completamente, ci da la sicurezza nel poterci esprimere a nostro modo senza aver troppo timore di sbagliare, con quel suo modo semplice e umano di stare in mezzo alla gente e di renderci parte della vita che si costruisce qui ogni giorno.

Bellissimo è stato vivere nella casa di Piergiorgio e Cristina, ci hanno accolto come una mamma e un papà. Ci siamo sentiti una vera famiglia, loro hanno saputo darci l’affetto, il supporto e la sicurezza necessari per affrontare al meglio questa avventura a noi completamente sconosciuta. Ritornare nella loro casa dopo le nostre attività era proprio come ritornare a casa dopo una giornata di lavoro…loro erano sempre li ad aspettarci e noi questo lo sapevamo!

Il mio viaggio non è ancora terminato…so che ci saranno ancora tante persone da incontrare, da conoscere, molti sguardi che incroceranno il mio, molti sorrisi che nasceranno e molte emozioni che riempiranno cuore e mente…

Laura

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