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Municipale, Ugl e Sulpl “Nostre istanze inascoltate”. Sabato volantinaggio 

Intervento dei sindacati autonomi polizie locali Ugl e Sulpl in marito allo stato di agitazione della Municipale di Piacenza. Il testo pubblicato è contenuto in un volantino che sarà distribuito sabato mattina davanti al palazzo Ina. 

Intervento dei sindacati autonomi polizie locali Ugl e Sulpl in marito allo stato di agitazione della Municipale di Piacenza. Il testo pubblicato è contenuto in un volantino che sarà distribuito sabato mattina davanti al palazzo Ina. 

In fondo a questo comunicato è riportata la storia del Gonfalone della nostra città. Quest’ultimo oltre a rappresentare l’intera collettività, di cui per altro facciamo parte anche noi, ha uno specifico valore simbolico.  La sua storia tuttavia, come potete costatare, è indefinita e non si conoscono esattamente i significati degli elementi che lo compongono nè si è in grado di dire esattamente in che epoca storica è stato utilizzato per la prima volta. 

Un po come noi agenti della Polizia Municipale,  chiamati spesso a risolvere problemi ma inascoltati nelle richieste e nelle denunce, soprattutto indefiniti nel ruolo. Ci siamo sentiti in questa condizione anche quando, qualche giorno fa, abbiamo preso atto delle dichiarazioni del Sindaco circa i provvedimenti da mettere in campo per la sicurezza dei cittadini:  “Assunzione di 15 agenti e predisposizione di pattuglie in borghese”. Ci è sembrato, per come è stato scritto sui giornali, un fatto paradossale considerando che il Sindaco non si sia minimamente preoccupato di quanto avevamo denunciato precedentemente circa i rischi, il disagio, la sicurezza, la tutela e l’organizzazione della Polizia Municipale che è afferente anche come assessorato allo stesso Sindaco. Francamente le dichiarazioni ci sono sembrate più una boutade che un vero e proprio nuovo provvedimento per fronteggiare i problemi  della sicurezza cittadina. L’intenzione di assumere i 15 agenti suddivisi in tre anni era già stata comunicata in passato a meno che l’Amministrazione non intendesse assumerne altri 15, il che comporterebbe la risoluzione di molti dei problemi denunciati dai Sindacati. Per quanto riguarda il servizio in borghese, per altro previsto ed utilizzato in altre occasioni, e rispetto al quale non ci sono pregiudiziali da parte nostra, è evidente che gli operatori andranno ad operare in zone con elevato rischio di azioni criminose.
Il tentativo di rassicurare la cittadinanza da parte sua è legittimo, ma speriamo non limitandosi a parlare degli stessi 15 vigili ogni tanto, e noi da parte nostra rassicuriamo l’intera collettività sul nostro impegno, come sempre nelle strade e non sui giornali. Ci piace ricordare i quattro doppi turni notturni (dalle 19 alle 07) per garantire lo svolgimento dell’adunata degli alpini, alla quale a modo nostro partecipammo con entusiasmo, dedizione e soddisfazione nello svolgere la nostra missione. Così come i numerosi casi di calamità in occasione dei quali ci siamo immediatamente prodigati.
Numerosi i riconoscimenti ricevuti da altri enti o istituzioni. Detto ciò e tenuto conto di quanto stiamo denunciando da tempo, l’Amministrazione quali provvedimenti intende attuare per garantire ai suoi operatori di Polizia Municipale la riduzione dei rischi, dei disagi, e di aumentare sicurezza sul lavoro, tutele e benessere organizzativo? La Polizia Municipale di Piacenza non percepisce alcunché per: indennità di rischio, disagio, pronta disponibilità in caso di eventi eccezionali; non abbiamo copertura per gl’infortuni con danno biologico inferiore al 3%;  non abbiamo equo indennizzo per le nostre famiglie.

Storia del Gonfalone della città di Piacenza
 
Lo stemma comunale attuale è quello storico ripulito da tutte le aggiunte e le varianti effettuate nel corso dei secoli: scudo turrito e partito, con dado in campo rosso a sinistra di chi guarda e lupa nera in campo bianco a destra. Per l’araldica lupa e dado sono rispettivamente a sinistra e a destra. Non si conoscono le origini del dado bianco, o d’argento, in campo rosso, che per primo fu utilizzato per indicare la comunità piacentina, ed è un mistero il suo significato. Il dado è presente su svariati monumenti cittadini sotto forma di gonfalone come sulla piccola lapide 
posta sulla facciata del Palazzo Gotico, ad indicarne l’inizio della costruzione 6, aprile 1281, sui monumenti equestri del Mochi di Piazza Cavalli o sulle tantissime rappresentazioni del martire Antonino. Ci sono varie ipotesi interpretative ma la più realistica, anche se non è provato dalle fonti, il riferimento alle mura dell’antico castrum. 
 
L’effige della lupa sia come singola insegna, sia in abbinamento con il dado inizia ad essere impiegata solo dal XV secolo. L’interpretazione dei significati è ipotetica. Poco credibile l’ipotesi secondo cui la lupa sarebbe espressione della Comunità di Piacenza, intesa come riunione di corporazioni di mestieri di tradizione romana. Dal XVI secolo si estende l’uso sistematico dello stemma composito: partito a sinistra di rosso al dado d’argento e a destra d’argento alla lupa d’azzurro lampassata di rosso e passante. Nel corso del tempo lo stemma comunale subisce varie modifiche di cornici a seconda del mutare del gusto estetico mantenendo però il formato ovale all’interno.
 
La stessa lupa subisce nel tempo fantasiose variazioni. In uno stemma del 1732 diventa rampante, nel 1830 acquista coda volpina e nel 1831 è raffigurata come un levriere con la testa voltata all’indietro. L’Anzianato che reggeva la 
comunità nel corso del XV secolo concedeva l’uso delle insegne cittadine ai concittadini più illustri ed è per questo motivo che le insegne venivano raffigurate su suppellettili metalliche o dipinte su diplomi e stendardi. Con l’occupazione di Napoleone sino al 1811, il Comune dovette adottare il generico timbro francese con l’aquila imperiale coronata. Il 6 dicembre 1803, il Consigliere di Stato Moreau Saint Mery , amministratore generale degli 
Stati di Parma, Piacenza, Guastalla, indirizza al Priore e agli Anziani del Comune di Piacenza la richiesta per conoscere lo stemma della città con la spiegazione dei colori e dell’ origine dell’arma medesima. I rappresentanti della comunità piacentina rispondevano prontamente il 12 dicembre: “formato da uno scudo intersecato, nella cui desta parte avvi un bianco dado in capo rosso e nella sinistra una lupa in campo azzurro”, ma non danno spiegazione 
sui significati dei colori né hanno memoria di quando la città avesse adottato tale insegna. Il 13 giugno 1811 l’amministrazione imperiale concede alla città di impiegare un nuovo stemma. Una miscela tra il vecchio ed il nuovo: 
uno scudo di tipo spagnolo su fondo rosso, troncato in capo, erano raffigurati due rettangoli bianchi, la lupa fermata con testa di fronte e, nella troncatura, le tre api imperiali. Lo scudo era completato in alto dalla corona naturale su tre archetti cimata dall’aquila nascente. Quest’insegna rimarrà in uso sino al 1863, anno di annessione della città al regno Sabaudo. Il nuovo stemma costituito dal classico scudo turrito con lupa nera su sfondo bianco nella parte sinistra per chi osserva e nella parte opposta un dado bianco o argento su sfondo rosso, resterà in uso per oltre 
sessant’anni. Sul finire degli anni venti la segreteria generale del Comune di Piacenza adotta uno scudo corretto: dato a sinistra per chi guarda e lupa a destra con corona turrita non poggiata. Con l’avvento del fascismo lo stemma si modifica ancora un paio di volte con uno sdoppiamento degli scudi prima e il ritorno ad un unico scudo dopo. 
 
All’interno di entrambi gli stemma i simboli del fascismo. Nel dopo guerra si continueranno ad utilizzare senza problemi gli stampati con gli stemmi fascistizzati fino ad esaurimento delle scorte. 

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