Omicidio Manesco, convalidato il fermo. Collegamenti con altri delitti? foto

La polizia indaga: negli anni scorsi sono stati trovati, l’uno ad Orio Litta (Lodi) e l’altro a Inverno Monteleone (Pavia), due uomini fatti a pezzi. Casualità?

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Aggiornamento 12 agosto. Sembrano concentrati attorno ai conti correnti le ricerche degli inquirenti per risalire al movente del caso Manesco. L’ipotesi attualmente più accreditata è che i due ragazzi nell’ultimo anno fossero riusciti a prelevare circa 10mila euro dalle disponibilità finanziare del professore: con la sua sparizione i guadagni avrebbero potuto crescere ancora, anche in caso di un trasferimento in Thailandia. Sfruttando così la pensione del professore ancora per molto. L’omicidio poteva essere praticamente perfetto: casa di Milano praticamente intonsa, almeno a una prima verifica, corpo che sarebbe finito in discarica a Lodi senza destare sospetti per l’odore visto il trattamento di eviscerazione a cui era stato sottoposto, vestiti insanguinati nei bidoni di Piacenza. In via Nasalli Rocca qualcosa è andato storto: i due devono essersi fatti notare da una residente della zona che ha avvisato le Forze dell’ordine, che nonostante fossero incensurati hanno proceduto a controlli più approfonditi.

Questa mattina si è tenuto l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Elena Stoppini. I due piacentini si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. L’avvocato di uno dei due ha anche sollevato eccezione procedurale sul fermo eseguito dalla polizia insieme al pm. Il gip si è riservato di decidere sulla convalida: è stata fatta nel tardo pomeriggio. Le accuse sono omicidio aggravato, rapina e occultamento di cadavere.

La polizia, intanto, indaga su possibili collegamenti con altri delitti. E’ quanto mai singolare, infatti, che, negli anni scorsi, siano stati trovati, l’uno ad Orio Litta (Lodi) e l’altro a Inverno Monteleone (Pavia), due uomini fatti a pezzi. Non essendo presente nè la testa, nè le mani i resti erano rimasti senza nome. Drammatica casualità? Gli approfondimenti sono in corso.

Verosimilmente nel pomeriggio tutti gli incartamenti verranno trasferiti a Milano e nei prossimi giorni se ne potrà sapere di più su una vicenda che in città ha fatto molto discutere per la brutalità e l’imprevedibilità dell’evento.

Aggiornamento 11 agosto. Sono iniziati oggi attorno alle 11 gli esami autoptici sul corpo (ricomposto sabato mattina) di Adriano Manesco, il professore milanese del cui omicidio sono accusati due giovani piacentini. Si cercherà di scoprire innanzitutto le cause della morte, se naturali, come lascia intendere l’avvocato difensore di Paolo Grassi, Alessandro Stampais, e se il professore avesse assunto stupefacenti. L’autopsia è terminata nel tardo pomeriggio: per avere risposte certe sarà necessario attendere. Sono stati spediti a all’unità genetista forense di Pavia, infatti, alcuni campioni per esamo istologico e tossicologico.

A Milano intanto si attendono gli atti del Pm Antonio Colonna per procedere alla perquisizione dell’abitazione milanese del professore: altro aspetto da verificare è infatti la presenza di un quarto uomo nella casa di via Settembini, oltre ai due giovani e a Manesco, nel drammatico pomeriggio di giovedì, come invece sostiene l’altro accusato dell’omicidio, Gianluca Civardi.

E’ tra i taxisti milanesi che si stanno concentrando le indagini della Procura di Milano, per individuare chi avrebbe accompagnato dal capoluogo lombardo Gianluca Civardi e Paolo Grassi, con il trolley e la borsa con all’interno il corpo di Adriano Manesco. Potrebbe così arrivare una smentita sulle testimonianze di Civardi, che aveva parlato di un terzo uomo quale regista dell’omicidio.

Tanti gli elementi ancora al vaglio degli inquirenti, dai moventi (si indaga sui flussi di denaro dal professore ai ragazzi) a possibili complicità. Va registrata anche la testimonianza di un altro ragazzo che ha parlato di un pranzo, con i due e il professore, a Milano circa un anno fa, a cui è seguito un invito per un caffé. “Appena lo abbiamo bevuto siamo stati male – ha raccontato a Il Giorno – abbiamo sentito caldo e Manesco ci ha invitato a spogliarci. Abbiamo invece preferito andarcene”. Un racconto che ricalca almeno in parte quello fatto da Civardi su quanto sarebbe accaduto e del quale si cercheranno riscontri.

“Non sapevo che Paolo avesse tenuto i contatti con lui – continua la testimonianza dell’amico -. Non ne abbiamo più parlato. Se lui e Gianluca si trovano ora coivolti in una storia simile è solo perché qualcuno li ha incastrati”.

Diversa la condotta mantenuta durante gli interrogatori dei due: di completo mutismo, di “non ricordo” e quasi di distacco per Paolo Grassi. Civardi ha invece raccontato più particolari, richiamando però la responsabilità di un fantomatico uomo dalla carnagione scura nell’appartamento, del quale avrebbero eseguito gli ordini.

Domani si terrà l’interrogatorio di garanzia e la convalida dell’arresto davanti al gip Elena Stoppini.

Sempre di più emerge il valore della segnalazione alle forze dell’ordine fatta dalla donna piacentina che, tra la notte di giovedì e venerdì, ha visto Grassi e Civardi liberarsi di abiti e oggetti nei bidoni di via Nasalli Rocca. Non si tratterebbe di un unico cassonetto: i due piacentini, per confondere le acque, avrebbero disseminato il tutto in diversi. Proprio dalla chiamata della donna ha preso il via meccanismo che ha fatto emergere l’orrendo delitto.



Aggiornamento 10 agosto. Sono sempre più agghiaccianti i dettagli che emergono dalle indagini sull’omicidio di Adriano Manesco.

Lunedì il medico legale, incaricato dalle procure di Milano e Piacenza, effettuerà un esame approfondito sui resti dell’uomo. Secondo una nota Ansa pare che il trattamento al corpo dell’ex docente sia stato quanto mai brutale: per renderlo difficilmente identificabile, nascondendo le impronte digitali, pare che gli siano stati abrasi i polpastrelli. Testa e mani decapitate ed anche visceri estratti: questo l’accanimento per farlo entrare nella valigia.

Paolo Grassi, 30 anni, nato a Codogno e residente nel quartiere Besurica di Piacenza, e di Gianluca Civardi, 31 anni, di Fiorenzuola D’Arda, sono ora in carcere alle Novate. Martedì si terrà l’udienza di convalida dell’arresto davanti al gip Elena Stoppini.

Mentre Grassi avrebbe scelto la via del silenzio, Civardi avrebbe rigettato le accuse chiamando in causa un terzo uomo quale autore materiale dell’omicidio. Omicidio che sarebbe, comunque, avvenuto mentre erano a casa del docente a parlare di affari, in specifico dell’apertura di una loro attività commerciale in Thailandia. I due, secondo il racconto, sarebbero stati costretti dall’uomo, di carnagione scura, ad aiutarlo a portare, in taxi, la valigia a Lodi; quest’ultimo li avrebbe seguiti, a distanza, con la sua autovettura.

“Ci era stato offerto un the – spiegava Civardi, nell’interrogatorio, ripercorrendo i drammatici attimi di quella sera – faceva caldo e ci siamo tolti le camicie, a quel punto non ho capito più nulla, forse il the era stato drogato”. “Per paura, o forse per colpa di quel the – ha spiegato agli investigatori sul perchè abbiano obbedito all’uomo da lui indicato come l’assassino – non capivo più niente”.

Tante le lacune nel racconto. Tanta i dettagli confusi. Molte domande attendono ancora una spiegazione: dalla “casa del mistero” che il docente aveva preso in affitto al Capitolo a quelle di natura economica. Sembra, infatti, che un ingente flusso di denaro sia passato dal conto di Manesco a quello dei due giovani.

Aggiornamento 9 agosto.
Iniziano ad emergere nuovi particolari sull’omicidio dell’ex professore universitario di Milano, che ha una drammatica pagina piacentina. Presso la Questura di Piacenza sono stati infatti interrogati i due trentenni accusati di essere i responsabili del tragico delitto.

Il Tg3 della Rai delle ore 14 ha comunicato l’identità dei due, si tratta di Paolo Grassi, 30 anni, nato a Codogno e residente nel quartiere Besurica di Piacenza, e di Gianluca Civardi, 31 anni, di Fiorenzuola D’Arda.

La coppia è stata fermata in via Nasalli Rocca nella notte tra giovedì e venerdì, dopo una denuncia partita da un cittadino che li aveva notati cambiarsi in strada e gettare in un cassonetto gli abiti sporchi di sangue. Sull’auto sarebbero stati ritrovati una pistola giocattolo, uno storditore elettrico, i passamontagna e il computer portatile del professore.

Il professore, secondo fonti investigative della Questura di Milano, è stato assassinato e fatto a pezzi nella sua abitazione di via Settembrini 41 a Milano. L’appartamento è stato ritrovato, però, relativamente pulito, con poche macchie di sangue, tanto che l’ipotesi è che gli assassini l’abbiano ripulito prima di trafugare ciò che rimaneva del cadavere.

I due piacentini, che hanno indicato alle forze dell’ordine dove rinvenire il trolley, si trovano in stato di fermo. L’udienza di convalida è prevista martedì. Lunedì sui resti del corpo del professor Manesco è prevista l’autopsia. A curarla sarà il medico legale Luisa Andrello, coadiuvata dai tecnici Carlo Torregiani e Viola Lamberti.

Gli inquirenti sono al lavoro per cercare di stabilire il movente dell’omicidio: sembra, infatti, che i due giovani ed il docente si conoscessero da qualche tempo.


La notizia di venerdì 8 agosto. Un cadavere fatto a pezzi ed occultato in una valigia. Questo il macabro ritrovamento fatto oggi dalla polizia scientifica in un cassonetto di via Gandini, a pochi metri dalla stazione di Lodi.

Gli uomini della polizia hanno lavorato incessantemente oggi pomeriggio per verificare quanto emerso in un interrogatorio avvenuto nella questura di Piacenza. Sembra infatti che, nella notte tra giovedì e venerdì, due trentenni piacentini siano stati sorpresi nella nostra città mentre si liberavano, in un cassonetto di via Nasalli Rocca, di indumenti macchiati di sangue. I due in auto avevano anche un telo di plastica, dei coltelli, uno storditore elettrico, dei passamontagna, una pistola giocattolo ed il computer portatile dell’uomo trovato morto (che gli inquirenti stanno analizzando).

Portati in Questura, hanno consentito alla polizia di trovare il cadavere. La vittima è il milanese Adriano Manesco, 77 anni, ex professore universitario di Estetica a Verona e di Geografia alla Statale di Milano, sulla cui scomparsa era stata aperta un’inchiesta dalla Procura di Milano.

“Adriano Manesco – scrive il sito dell’Ansa – era un compagno di classe di Silvio Berlusconi al liceo classico dei salesiani di via Copernico, a Milano. Lo raccontano i vicini di casa dell’uomo. Manesco era l’unico della classe a non partecipare ai ritrovi organizzati tra gli ex liceali giunti alla maturità nel 1955”.

“Riservato, e molto educato” – continua Ansa – Così i vicini di casa, in via Settembrini, a Milano, a ridosso della stazione ferroviaria, descrivono l’uomo ucciso. “Abitava qui da 50 anni – racconta un vicino che vive al terzo piano mentre la vittima viveva al quarto, in un appartamento ampio, come sono le case milanesi di tanto tempo fa -. Raramente vedevo qualcuno che veniva a trovarlo”, prosegue l’uomo. Manesco, che di solito vestiva in modo casual, camicia e jeans, aveva sempre con sé il suo zainetto quando usciva, ed era molto metodico tanto è vero che, puntualmente, ogni sabato pranzava in un vicino ristorante cino-giapponese”.

L’omicidio sembra sia avvenuto proprio a Milano e solo in un secondo tempo il corpo sarebbe stato spostato a Lodi. Sul posto del macabro ritrovamento gli agenti della polizia scientifica, gli agenti della questura di Lodi insieme ai colleghi delle squadre mobili di Piacenza e Milano, il pm Antonio Colonna della procura di Piacenza.

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