Quantcast

“Professionalità estrema: potrebbe non essere stata la prima volta”

Si cerca il movente. Ipotesi inquietante: altri omicidi legati?

Più informazioni su

La cura estrema per i particolari, lo studio dei luoghi – certificato dalle registrazioni del Telepass che hanno visto i due spesso a Lodi nella zona dell’abbandono della valigia con il cadavere di Manesco – l’abilità manuale nel sezionare il cadavere aprono nuovi inquietanti squarci: e se l’omicidio di Manesco non fosse un caso isolato?

A confermarlo è il capo della Squadra mobile di Piacenza Salvatore Blasco. “Non si esclude – ha detto – che siano stati compiuti anche altri delitti. Si ricostruiranno elementi di casi simili”. 

Lo stesso pm Colonna ha annotato, quasi stupito, come due ragazzi di trent’anni dall’apparente vita tranquilla sembrano essere stati in grado di uccidere e fare a pezzi un altro uomo. La “professionalità” dell’operazione è stata estrema. “La freddezza dimostrata è preoccupante – ha spiegato Colonna sottolineando che “i due piacentini sono accusati di omicidio aggravato, rapina e occultamento di cadavere e gli è contestata premeditazione e crudeltà”.

La decisione ad esempio di cambiarsi due volte, per eliminare ogni rischio di avere sangue su di sé, quella di suddividere le prove del delitto e il cadavere su un’area di molti chilometri, rappresenta un “salto di qualità” rispetto al semplice omicidio. Per questo l’ipotesi più inquietante: i due possono aver commesso altri omicidi? Omicidi magari non scoperti. 

E poi quel piano estremamente articolato. Blasco ha spiegato che “l’ipotesi del terzo uomo prospettata da Civardi appare fantasiosa ma non è escluso che un piano così dettagliato possa essere stato progettato con l’ausilio di altre persone”.

Delitto Manesco: omicidio legato al denaro? Le piste sono diverse, in particolare, però, si pensa a quello economico. “Al Capitolo – commenta Colonna – Avevano costruito una buca delle lettere posticcia – è stato spiegato – intestata al professore”. Cade così ogni ipotesi per cui Manesco fosse un habitué del quartiere piacentino. La motivazione è più banale. “I due avevano chiesto una carta di credito trasmessa a Piacenza, appoggiata al conto di Manesco. Il professore si è insospettito quando la banca gli ha fatto notare la richiesta”. E’ stata questa la molla che ha fatto scattare il feroce omicidio?

“In realtà il professore non era ricco, aveva l’appartamento a Milano in cui risiedeva, la pensione e poco più”. Ancora al vaglio degli inquirenti il legame tra i tre: in comune avevano certamente la passione per la Thailandia, per tutto il resto su quanto si è detto indagherà la Procura di Milano.  

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.