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Dai conflitti al perdono. Prosegue la festa della Famiglia FOTO foto

Dai conflitti al perdono: è stato questo il tema della seconda serata della Grande festa della famiglia che ha visto l’intervento della giornalista Elena Parasiliti e dello psichiatra Corrado Cappa. L’appuntamento in piazza S. Antonino a Piacenza è stato moderato da Barbara Sartori

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Dai conflitti al perdono
Prosegue la grande festa della famiglia

Dai conflitti al perdono: è stato questo il tema della seconda serata della Grande festa della famiglia che ha visto l’intervento della giornalista Elena Parasiliti e dello psichiatra Corrado Cappa. L’appuntamento in piazza S. Antonino a Piacenza è stato moderato da Barbara Sartori.

La Parasiliti, oggi giovane mamma, è stata direttore della rivista “Terre di mezzo”, dove continua il sul lavoro giornalistico. A Piacenza ha raccontato del suo viaggio, contenuto nel libro “Ti chiamo per nome”, in cui presenta storie di perdono, dall’omicidio di Giovanna Reggiani vittima di un rom a Tor di Quinto all’uccisione di Vittorio Bachelet ad opera delle Br a molte altre vicende.

La Parasiliti ha raccolto queste interviste mentre era incinta di Tommaso, che oggi ha dieci mesi. “Ho scoperto – sintetizziamo il suo pensiero – che grazia è l’umanità, con le sue grandi sofferenze ma anche con la sua capacità di grande slanci. La riconciliazione per alcuni è un gesto istintivo, ma per molti è un percorso che dura anni. Per tutti è comunque una liberazione: si smette di vivere in funzione del passato e si comincia con energia e amore nuovo a guardare al futuro”.

Corrado Cappa, che a Piacenza dirige l’Unità operativa psichiatria di collegamento dell’Asl, ha permesso di esplorare il complesso mondo della malattia psichica. Il disturbo mentale – ha detto Cappa – non è quasi mai indice di inclinazione a delinquere. Ed è approssimativo, come spesso accade, parlare di raptus o di lucida follia a proposito di chi commette delitti gravi. La psichiatria non può dare risposte sul “perché”, può offrire interpretazioni sul “come” ha funzionato la mente in quella situazione.

Il vero problema – ha aggiunto – è che siamo immersi in una cultura egocentrica, in cui l’individuo è centrato su se stesso, dove trovano terreno fertile odi e risentimenti che, se portati avanti per anni, possono condurre a una logica di male e di comportamenti violenti. A spezzare la spirale della violenza è invece il vivere esperienze di gratuità che fanno percepire all’individuo di non essere un oggetto ma una persona amata, con un valore positivo.

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