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Le Rubriche di PiacenzaSera - Cinema

Dal Festival di Venezia. “Pasolini” di Abel Ferrara foto

Delude e non aggiunge niente alla figura di Pasolini il film omonimo diretto da Abel Ferrara

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Venezia71 in concorso: Pasolini di Abel Ferrara
“Il sesso é politico?” “Ogni cosa é politica.”
(Dall’intervista rilasciata da Pasolini a Furio Colombo nel giorno della sua morte)

Delude e non aggiunge niente alla figura di Pasolini il film omonimo diretto da Abel Ferrara, che, dopo averci regalato opere affascinanti e coinvolgenti come “Il cattivo tenente” (1992), “The Addiction” (1995, il nostro preferito) e “Fratelli” (1996, con Chris Penn premiato come migliore attore a Venezia) da anni non coinvolge il suo pubblico (e neanche il pubblico di qualcun altro). Finita la collaborazione con lo sceneggiatore Nicholas St. John, Ferrara ha proposto una serie di film poco convincenti, come questo “Pasolini” presentato oggi che, a parte un Defoe sempre interessante, non ha spunti particolari né nella scelta della messa in scena (l’ultima giornata di Pasolini e la morte) né nella parte che dovrebbe essere maggiormente “visionaria” (i frammenti tratti da “Petrolio” o il progetto di un lavoro con Edoardo de Filippo)

Alla conferenza stampa Ferrara dichiara: “La morte di ciascuno riflette la propria vita, come dice Pasolini, siamo partiti da questa idea”

Davoli, mattatore della conferenza, sollecitato a parlare della “scomodità” di Pasolini, racconta: “Pierpaolo é stato denunciato credo 32 o 33 volte, ma non gli interessava, non si é mai fermato, ha sempre seguito le proprie idee. Come i cavalli con i paraocchi non si faceva distrarre, valutate che gli facevano causa anche per motivi futili. Molti italiani sono stati turbati dal personaggio controverso, dalla forza della sua proposta che era sconvolgente per la gente. Pierpaolo affrontava la vita a modo suo allegro, non descriveva la sua morte, aveva mille cose da dire fare e raccontare, diceva che siamo stati catturati da un sistema di vita consumistico che ci avrebbe portato, come poi é avvenuto, alla perdita dei valori”

Infatti nell’intervista rilasciata a Furio Colombo, presente nel film, Pasolini suggerisce questo titolo: “Siamo tutti in pericolo”

Ferrara aggiunge: “Niente avrebbe potuto trattenerlo, crescere omosessuale in un mondo per bellico significa anche che questo personaggio non aveva paura di nulla, che quelli della erano passata generazione erano forti, avevano una personalità”

Davoli dice di aver affrontato il film come un’ esperienza meravigliosa “Con Abel da anni si voleva fare un film su Pierpaolo, forse da venti anni. Abel ha voluto rappresentare alcuni punti precisi per raccontare l’uomo e questo mi ha attratto in modo particolare. La mia parte era su un progetto che dovevo fare con Eduardo de Filippo. Nel film io interpreto la parte di Edoardo e Riccardo Scamarcio la mia”.

Sulla scelta linguistica (che non é parsa tra le più felici, Defoe parla perlopiù inglese, alternando frasette in italiano e così fanno gli altri attori, a parte i ragazzi di vita), Ferrara dice: ” Si parla in inglese e in italiano perché Defoe non parla bene italiano, ci voleva la nostra lingua, abbiamo guardato all’aspetto pratico, mentre i ragazzi dovevano parlare italiano. In ogni caso la lingua non è importante, é un artifizio”.

Lo sceneggiatore Maurizio Braucci racconta: “Abbiamo voluto ricostruire il suo ultimo giorno, c’è stata grande attenzione filologica nel riportare scritti e interviste, ovviamente tradotte. Quando sarà doppiato in italiano useremo le opere originali”.

Una commovente Adriana Asti, che nel film interpreta la madre di Pasolini, accenna qualche ricordo: “Appena parlo di Pierpaolo mi metto a piangere, ho aneddoti infiniti su di lui, facevano molte cose insieme. Quando Ferrara mi ha chiesto di interpretare la madre avevo paura di non farcela perché ero troppo coinvolta, ci sono riuscita grazie ad Abel e a William.

Pierpaolo con gli attori aveva questa abilità, questa magia, di farli diventare quello che voleva, così ha fatto Abel con me, ha lo stesso talento che aveva Pierpaolo. Quando mi hanno detto della sua morte stavo girando “L’eredità Ferramenti” di Bolognini, me lo hanno detto mentre ero sul set, é stato un duro colpo, credevo che fosse immortale”.

Aggiunge Defoe “Abel mi ha trasformato in un collaboratore. Non ero più un attore, ero una creatura di Ferrara. Ho cercato di abitare Pasolini, non di interpretare un ruolo. Mi sono preso la responsabilità di dialogare con la sua vita, con le sue cose, se ha funzionato é per via di questo dialogo personale e privato che ho instaurato con le sue cose”.

Infine sulla musica: “Nel film abbiamo utilizzato musica che faceva parte della vita di Pasolini, dalla Callas, a Bach, alla canzone di Murolo, per richiamare ancora la sua modalità di rappresentazione dei sentimenti”

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