Quantcast

Le Rubriche di PiacenzaSera - Cinema

Festival di Venezia, Leopardi di Martone e gli altri film in gara

Festival del Cinema di Venezia, edizione numero 71: le recensioni di tre dei film passati in concorso

Più informazioni su

Festival del Cinema di Venezia, edizione numero 71: le recensioni di tre dei film passati in concorso

Loin des Hommes, di David OelHoffen

Il film, tratto da un racconto breve di Albert Camus, é ambientato in Algeria negli anni 50 e racconta la storia di un ex ufficiale, ora insegnante, coinvolto suo malgrado nelle prime ribellioni degli algerini alla Francia colonizzatrice che porteranno anni dopo la nazione all’indipendenza.

Interpretato da Viggo Mortensen, unico nome di richiamo, é un film degno di attenzione per la dimensione del paesaggio, e con una storia semplice, molto umana e molto coinvolgente che utilizza la relazione tra l’insegnante, figlio di coloni spagnoli e nato in Algeria, e un prigioniero accusato di avere ucciso il proprio cugino, per raccontare di valori, giustizia, diritti, tentativi di felicità o semplicemente di sopravvivenza in un contesto arido come i monti scabri dell’Atlante sui quali é ambientato.

Nobi (Fires on the plain) di Shinya Tsukamoto

Ci piacerebbe molto sapere quale casa di distribuzione compra le opere di Tsukamoto, al quale Venezia sembra appassionatissima, sia nella vecchia (e maggiomente sinofila) direzione di Müller che nella nuova di Barbera.
Il regista del cult Tetsuo L’uomo d’acciaio (fenomeno diffusosi in Italia tra i cinefili grazie ai primi anni di “Fuori Orario” da Enrico Ghezzi fuori sincrono) come sempre confeziona un film come ricchissimo di emozioni visive e uditive, che fa sembrare Salvate il soldato Ryan una commediola e oltrepassa Lynch e Tarantino in rappresentazione (ma non in visionarietà e ironia).

Abbandonato il bianco e nero, il regista annega il suo film, la storia del soldato Tamura (interpretato dallo stesso regista) coinvolto nella ritirata giapponese dalla Filippine, in un tripudio di sangue, necrosi, cannibalismo. Anche qui il protagonista si sforza di non perdere quel residuo di umanità necessario a combattere il male interno della guerra.
Efficacissima opera di denuncia contro la guerra, improponibile nelle sale.

Il giovane favoloso di Mario Martone

Martone realizza un film poco matto e molto disperatissimo, ma mai ridicolo ( e il rischio c’era tutto) riuscito, toccante, grazie a un Elio Germano molto intenso nei panni di Giacomo Leopardi.
Con grande accuratezza della ricostruzione scenica, Martone inserisce geometrie alla De Chirico e barocchismi infernali da grande regista di teatro che pure su Leopardi ha lavorato negli ultimi anni, inscenando a teatro Le Operette Morali.
Il racconto narra la vita del poeta in tre capitoli chiave: l’adolescenza costretta nel convento/collegio di Recanati, la giovinezza nel contesto mondano di Firenze, la maturità e la malattia sempre più grave a Napoli.
Il film senza dubbio soffre sia per la lunghezza che per l’eccessivo didascalismo, soprattutto nelle parti recitative, ma che in Italia si proponga un film su Leopardi ci sembra un’operazione assolutamente giusta se non necessaria.

Dal Lido Barbara Belzini

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.