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Fondazione, ecco i programmi di Toscani e Molinari LA SCHEDA

Sulla base di quali propositi si candidano alla guida della Fondazione di Piacenza e Vigevano i due pretendenti alla presidenza, Massimo Toscani e Giuseppino Molinari? ECCO I PROGRAMMI INTEGRALI

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Sulla base di quali propositi si candidano alla guida della Fondazione di Piacenza e Vigevano i due pretendenti alla presidenza, Massimo Toscani e Giuseppino Molinari? Per rispondere a questa domanda abbiamo chiesto ed entrambe di fornirci copia del programma che hanno presentato in via S. Eufemia al momento di formalizzare la propria candidatura. 

Trasparenza, apertura e nuovo corso rispetto al passato sono stati fra i concetti più ricorrenti in queste settimane, nelle quali la Fondazione di Piacenza e Vigevano è assurta alle cronache – anche a quelle nazionali – per ragioni non proprio edificanti. 

La volontà di coinvolgere non solo i 25 componenti del consiglio generale, ma anche l’intera comunità piacentina nel rilancio della “cassaforte” dei piacentini, è un segnale importante di apertura e di discontinuità col passato.

Massimo Toscani e Giuseppino Molinari hanno raccolto il nostro invito e ci hanno inviato i rispettivi programmi che pubblichiamo integralmente di seguito. 

IL PROGRAMMA INTEGRALE DI MASSIMO TOSCANI

Spett.le 
Fondazione di Piacenza e Vigevano

Linee Programmatiche per la gestione 2014-2015

La Fondazione di Piacenza e Vigevano come è ben noto, è nata per essere al servizio del Territorio della Provincia di Piacenza e del Comune di Vigevano.
Essa dunque svolge un ruolo rilevante per favorire la crescita e aderire alle necessità che provengono dalle comunità in cui opera.
Per usare parole molto semplici, la Fondazione è nata ” per far del bene” e poiché fare del bene è il più grande dei piaceri, la gestione della stessa, da parte di tutti gli organi a ciò preposti, non potrà che essere un vero piacere.

La gestione e conduzione dovrà svolgersi in spirito di unità ed accordo e conformemente alle indicazioni del Consiglio Generale che, essendo espressione diretta del Territorio, costituisce l’organo propulsore della Fondazione.
Sarà assai utile costituire gruppi di lavoro a cui, in base alle proprie competenze e predisposizioni, possano partecipare tutti i membri del Consiglio Generale che bene potranno percepire le richieste che perverranno dai diversi settori in cui sarà possibile intervenire.
Il momento, non occorre ribadirlo, è difficile e complicato.

Sarà necessario e indispensabile rivolgere una particolare e continua attenzione ai deboli in genere con quello spirito di solidarietà e discrezione che ha sempre contraddistinto le nostre genti, il tutto nel rispetto di una assoluta trasparenza nell’impiego delle risorse.
Non andrà naturalmente trascurato il settore cultura anche nel rispetto degli impegni già esistenti.
Non ci si dovranno attendere, probabilmente, eclatanti risultati finanziari nella gestione del patrimonio, poiché si intenderà privilegiare la sicurezza degli impieghi e la riduzione dei rischi rispetto all’ottenimento di immediati risultati economici.

Il patrimonio della Fondazione appartiene alla collettività e per essa va conservato.
Indispensabile sarà la collaborazione con tutte le Istituzioni ed Enti Locali con i quali sarà magnifico lavorare per il progresso collettivo.
Da soli non si va da nessuna parte.

Solo insieme e con spirito unitario si potranno raggiungere gli scopi statutari che dobbiamo provare a realizzare.
Se oggi però si fossero presentati dieci candidati tutti avrebbero detto e scritto più o meno le stesse cose: siamo qui per unire, per lavorare insieme, per dimenticare le incomprensioni.
Lo avrebbero detto in termini diversi solo da un punto di vista lessicale, poiché ognuno usa il proprio linguaggio.
Mi viene in mente la risposta che mi diede un mio vecchio collaboratore alla mia domanda se una pratica complicata fosse andata a posto. E lui, allora in perfetto dialetto piacentino, mi disse “dottore, si sa dopo se tutto è a posto”.

E questo, a distanza di tempo, mi pare sempre una risposta giusta.
Pensiamo di essere capaci di risolvere un problema e poi non ci riusciamo, qualche volta accade anche il contrario.
L’importante, però è provarci con forza ed entusiasmo.
Bisogna però sapere con un po’ di chiarezza in quale direzione andare.
I miei colleghi notai reputano che io sia sintetico e quindi, in breve sintesi traccio i punti sui quali credo di dover lavorare:

1) Occorre conoscere che cosa si dovrà amministrare: il nuovo Consiglio dovrà procedere ad una precisa analisi del patrimonio della Fondazione, per riferire al Consiglio della sua consistenza e dei suoi attuali impieghi.

2) Si deve procedere ad una analisi della struttura della Fondazione per ottimizzare il patrimonio umano e per realizzare laddove possibile risparmi di gestione.

3) L’attuale patrimonio immobiliare andrà valutato con chiarezza al fine di definirne la utilizzazione e destinazione, con particolare riferimento in primis, all’ex Convento di Santa Chiara, nell’ottica sperabile di poter liberare nuove risorse;
occorrerà comunque chiarire la valorizzazione che si intenderà dare ai vari immobili di proprietà della Fondazione, proprio per ottimizzare i costi di gestione degli stessi.

4) La gestione del patrimonio sarà effettuata nell’osservanza scrupolosa dell’art. 7 e cioè “con criteri prudenziali di rischio”.
E’ possibile che ciò, a breve termine possa produrre una contrazione dei frutti prodotti dal capitale, ma è intuitivo che a maggiori rendimenti corrispondono maggiori rischi; il patrimonio della Fonazione è della collettività;
in ordine alla gestione del patrimonio occorrerà verificare con grande attenzione la scelta di consulenti ed advisors, non escludendo l’ipotesi di scelte diverse da quelle oggi in atto.
Ritengo poi che, in particolar modo nel primo periodo di insediamento del nuovo consiglio, tali rapporti debbano essere particolarmente stringenti; laddove lo statuto prevede una cadenza solo trimestrale, sarebbe opportuno fare riunioni iniziali a cadenza almeno bimestrale.

5) I rapporti tra gli organi della Fondazione dovranno rivestire carattere aperto e costante: posso dire di conoscere da vecchia data molti membri del Consiglio generale, del personale della Fondazione e del Collegio Sindacale, per cui sarà agevole lavorare e collaborare in sintonia.

6) Le commissioni esistenti o che verranno create avranno il compito di riferire con continuità al Consiglio le esigenze del territorio.

7) La effettuazione delle erogazioni è una problematica che coinvolgerà l’intero futuro Consiglio; tuttavia, come già anticipato, nel rispetto delle norme statutarie, mi pare che la tutela dei più deboli sia una priorità a cui la Fondazione non può sottrarsi.

8) E’ pacifico, per cui non ci si deve fare alcuna illusione, che il difficile momento economico potrà produrre una contrazione delle risorse attribuibili al territorio. Da qui la necessità di sostenere progetti precisi e condivisi, la cui realizzazione non sia fine a sé stessa, ma possa produrre una ricaduta favorevole nello stesso territorio. Per cui ci dovrà essere particolare attenzione alla valutazione dei progetti anche con la creazione di gruppi di lavori e ciò delegati, così come prevede del resto l’articolo 4 dello statuto.
Mi piacerebbe pensare alla Fondazione come organo propulsore che metta in moto un meccanismo collettivo per realizzare ciò che da soli non si potrebbe fare.

9) La trasparenza dovrà essere il cardine principale sul quale la Fondazione baserà il proprio operato.
A tal fine, come già detto, si dovrà dare piena attuazione all’articolo 4 dello statuto con la dotazione di un chiaro regolamento che individuerà e selezionerà i progetti da finanziare.

10) La Fondazione è oggi percepita come centro di potere.
Questo è ingiustificato e intollerabile. La Fondazione è un centro di servizi. Ogni membro della Fondazione è qui per svolgere un servizio alla collettività e non per esercitare un potere.
Anche se quasi ultimo in ordine questo è un punto al quale tengo particolarmente.

E proprio per dare un forte segnale in questo senso riterrei opportuna una riduzione degli emolumenti del Presidente e dei membri del Consiglio di Amministrazione.
Chi viene in Fondazione sa di dover venire per faticare e non per avere un ritorno economico.
Qualsiasi risparmio sarà utile per realizzare anche in questo contesto le finalità statutarie.

11) Credo che lo statuto abbia manifestato necessità di integrazione e miglioramento.
Auspico quindi la creazione di un gruppo di lavoro, possibilmente nell’ambito del Consiglio Generale e con il contributo eventuale di consulenti esterni, affinché siano evidenziate criticità e siano elaborate proposte di modifica ove necessario. 

Ogni programma rappresenta comunque una speranza al cui realizzo occorrerà lavorare con umiltà, passione e continuità; la società si aspetta molto dalla Fondazione; con l’aiuto di tutti cercheremo di non deluderla.

Massimo Toscani

IL PROGRAMMA DI GIUSEPPINO MOLINARI

PROPOSTA
LINEE GUIDA PROGRAMMATICHE 
per la 
FONDAZIONE DI PIACENZA E VIGEVANO

La mia candidatura e LA PROPOSTA che mi permetto sottoporre al Consiglio Generale sono finalizzati a mettere in campo un progetto che non vuole contrapporsi ad altre candidature né creare dannose spaccature, ma che intende arricchire il quadro d’insieme e consentire al Consiglio Generale una valutazione e una scelta più aperta e consapevole.
Una candidatura spontanea, totalmente libera da vincoli o condizionamenti e non subordinata ad accordi, patteggiamenti e interessi di parte e quindi tale da assicurare un profilo di garanzia.

Le considerazioni che seguono sono il frutto di una esperienza di vita e di lavoro vissuta nel mondo universitario e nella sua complessa gestione sia economico-finanziaria che gestionale e organizzativa, a Piacenza e in altre importanti realtà del Paese (Università Cattolica di Milano-Roma-Piacenza-Brescia, Università degli Studi di Padova, Politecnico di Milano, Università degli Studi di Pavia), nella scuola e nella Galleria Ricci Oddi (pertanto nei primi tre settori rilevanti per la Fondazione) e con particolare sensibilità al sociale (i restanti due settori rilevanti) e mi consentono di ritenere bello e possibile mettere esperienze e professionalità al servizio della comunità, cercando di migliorare l’esistente, con grande umiltà, ma anche con la necessaria determinazione.

“Voltiamo pagina tutti insieme”
Non è uno slogan né un programma, ma un metodo di lavoro
Non si tratta infatti di perpetuare una analisi e un giudizio solo critico sul passato, perchè insistere su ulteriori discussioni rischia di fomentare una conflittualità con ripercussioni molto negative di credibilità e di immagine della Fondazione e di diventare un esercizio improduttivo e sterile quanto alla vita della Fondazione. Soffermarsi solo o troppo sul passato è un segno di decadentismo. Il nostro dovere è di guardare al futuro e di ripartire con passione ed entusiasmo per lo sviluppo della Fondazione
Voltare pagina non significa ignorare o ripudiare il passato e il presente, che devono essere visti da chi ha responsabilità nella Fondazione con rispetto per le cose positive realizzate, trasformando invece gli errori in opportunità per le scelte future
Il nostro segno distintivo dovrà esprimere: la positività, l’unità e l’unitarietà, il senso e l’orgoglio di appartenenza, l’orgoglio di essere chiamati a svolgere un servizio positivo e utile al territorio (Piacenza e Vigevano)

“il futuro è nelle nostre mani”
Ciascuno ricopre un ruolo di responsabilità nella Fondazione
Le responsabilità sono diverse e chiaramente definite dallo Statuto cui, in attesa di eventuali modifiche, occorre richiamarsi con rispetto e coerenza
Sulla base delle esperienze recenti, probabilmente occorre una riflessione “comune e condivisa” sulla definizione dei ruoli, delle competenze e delle responsabilità sulla base delle parole contenute nello Statuto
Ciò sarà possibile se ciascuno saprà far prevalere gli interessi della Fondazione e non quelli, ipotetici ma sempre in agguato, di gruppi contrapposti, schieramenti basati su logiche di potere, di interessi personali, di alleanze trasversali e improprie frutto di intrecci di pressione o di esercizio del potere come proprietà privata 
I veri e unici portatori di interesse per la Fondazione sono le persone dei territori di Piacenza e Vigevano 
Il futuro della Fondazione non teme errori o difficoltà se alla base dei nostri comportamenti prevale lo spirito di servizio nei confronti della Fondazione e dunque della Società

“vision per la ri-Fondazione”
la Fondazione è patrimonio di tutti e deve essere finalizzata al bene comune, in particolare –senza escludere gli altri settori rilevanti- al sostegno delle persone e delle famiglie deboli, che vivono situazioni drammatiche di povertà, di isolamento, di sofferenza e delle associazioni e istituzioni che lavorano per alleviare il disagio vissuto
La Fondazione non è fine a se stessa e le persone che la rappresentano devono sentire su di sé il carico di questa missione, come finalità primaria e prioritaria

Fatte queste doverose premesse fondative, cercherò di tracciare qualche proposta sulle linee programmatiche che si rivolgono sia a Piacenza che a Vigevano, anche se ritengo che il programma più articolato dovrà essere elaborato dal Presidente sulla base delle indicazioni che verranno espresse dai Consiglieri (del Consiglio generale e del Consiglio di amministrazione) e quindi sottoposto come proposta all’approvazione degli Organi competenti.

Obiettivi strategici

1. rispetto rigoroso dell’art. 7 e seguenti (Titolo II) in merito ai criteri dettati per la conservazione del valore, l’amministrazione, la gestione e gli investimenti del patrimonio – l’economicità della gestione – la destinazione del proprio reddito
2. investimenti: per quanto riguarda gli immobili, mi propongo di partire da una analisi e una valutazione della situazione attuale alla luce del dettato statutario, in particolare dell’art. 7, comma 4. La definizione delle strategie future per una gestione oculata dei beni immobili dovrà tenere conto innanzitutto delle finalità, delle priorità e dei vincoli dettati dall’art. 7, commi 1 e 2 dello Statuto, ma anche delle priorità che il Consiglio deciderà di scegliere sulla destinazione del patrimonio e sull’impiego del reddito
3. gestione finanziaria: il principio basilare su cui fondare le scelte della Fondazione sarà la tutela e la conservazione del patrimonio (-di cui va fatta una verifica rigorosa e professionale sulla reale consistenza-), attraverso una oculata e prudente gestione degli investimenti finanziari, alla ricerca di rendimenti il più elevati possibile -al fine di ottenere un reddito che consenta erogazioni elevate-, ma riducendo al minimo i rischi connessi 
4. erogazioni: le erogazioni dovranno rispettare i criteri e le modalità che il Consiglio generale vorrà approvare nell’individuazione e nella selezione dei progetti presentati, possibilmente evitando le erogazioni a pioggia, ma privilegiando quelle rivolte direttamente alle istituzioni aventi quegli specifici scopi, onde evitare dispersione delle sia pur scarse risorse. Nel rispetto dell’art. 3 dello Statuto e tenuto conto sia della rilevante riduzione delle risorse disponibili sia della situazione generale del Paese che si rispecchia anche nei territori di Piacenza e Vigevano, mi impegno a sottoporre al Consiglio generale la proposta di privilegiare, nella destinazione del reddito, il welfare nelle sue varie articolazioni con particolare attenzione ai settori più deboli e bisognosi: povertà, anziani, bambini, famiglie. Essi costituiscono l’anello debole della catena, troppo spesso sono emarginati e a tutte queste tipologie va riservata una solidarietà concreta e non ideologica e una attenzione vigile e capace di riconoscere e intercettare le criticità vissute e i veri bisogni sociali
5. conseguentemente si dovrà effettuare una valutazione delle priorità dei settori ammessi e dei settori rilevanti, sulla base delle disponibilità esistenti, avendo presente che il sostegno dei settori deve essere orientato allo sviluppo del territorio (art. 7, comma 2). Questo principio deve saper coniugare le priorità di cui al precedente punto 4 con il sostegno degli altri settori rilevanti: istruzione, ricerca, cultura, con una impostazione che favorisca e incentivi obiettivi comuni e sinergici, privilegiando le eccellenze e i progetti strategici e innovativi per il rilancio del territorio 
6. In questa ottica potrà essere valutata, accanto alle finalità e agli obiettivi di cui ai punti 4 e 5, la possibilità di incentivare e sostenere iniziative strutturali (start up, avvio di nuove attività) che garantiscano nuovo lavoro a giovani, disoccupati, famiglie in difficoltà
7. razionalizzazione dei rapporti con gli Enti e le Istituzioni pubbliche locali, attraverso piano e modalità di erogazioni condivisi sulla base delle priorità concordate e secondo il principio della sussidiarietà

Al fine di garantire la realizzazione degli obiettivi strategici una particolare attenzione va dedicata agli aspetti metodologici e organizzativi, che ritengo possano essere impostati secondo i seguenti punti di attenzione

obiettivi di metodo

8. definizione “condivisa” delle responsabilità della Governance, in modo da evitare duplicazioni, sovrapposizioni, scarico di responsabilità con conseguente inefficienza nella catena decisionale. Sulla base di queste linee e nel rispetto di questi criteri verrà fatta la scelta del componenti il Consiglio di amministrazione, che dovrà essere costituito prevalentemente da personalità eminenti e di alto profilo, che rispecchi tutte le istanze e rispetti tutti gli orientamenti mediante una composizione integrata e aperta a tutti) 
9. riflessione e conseguente emanazione di poche ma chiare regole e indicazioni fondative su indirizzo, procedure, controlli, soprattutto con riferimento alle materie sensibili: investimenti ed erogazioni 
10. valorizzazione degli Organi, attraverso una filosofia improntata al coinvolgimento nelle scelte, alla partecipazione, alla responsabilizzazione 
11. revisione dell’assetto organizzativo, che deve essere snello e corto, con attribuzione chiara delle responsabilità in relazione agli obiettivi assegnati e ai risultati che devono essere valutati con indicatori misurabili e il più possibile oggettivi
12. messa in cantiere del processo di elaborazione delle proposte da sottoporre agli organi: input interni e/o esterni, elaborazione di proposte, preparazione degli argomenti da mettere in discussione, attraverso un processo maieutico e di coinvolgimento che eviti il rischio dell’improvvisazione
13. revisione dello Statuto, che risale alla prima metà degli anni 2000 e che, sulla base dell’esperienza, richiede qualche opportuna integrazione o modifica
14. elaborazione di un Codice etico che, anche se da solo non risolve i problemi che possono insorgere dal comportamento dei singoli, deve diventare un punto di riferimento e di impegno comportamentale 
15. valutazione circa l’istituzione di Commissioni istruttorie e/o Gruppi di lavoro consultivi sui principali argomenti e temi di gestione
16. garanzia di trasparenza e di partecipazione, pur nella salvaguardia dell’autonomia programmatica e decisionale degli Organi della Fondazione, sia nella definizione delle strategie sia nelle modalità di gestione sia nelle scelte che riguardano gli investimenti e le erogazioni. Dovrà quindi essere programmato un percorso di ascolto e confronto dei singoli, delle Istituzioni locali e religiose e delle organizzazioni sociali, imprenditoriali, sindacali, culturali, il cui apporto propositivo costituirà un contributo importante per il momento decisionale finale che compete responsabilmente alla Fondazione.

Le riflessioni di cui sopra costituiscono una presentazione sintetica che non vuole prevaricare le competenze del Consiglio generale e del Consiglio di amministrazione, ai quali compete la definizione delle linee strategiche e di indirizzo generale. A seguito dell’auspicata approvazione di queste indicazioni generali, verranno poi declinati in maniera più analitica e dettagliata i singoli punti.
Se la presente proposta verrà condivisa, mi impegno a un comportamento coerente con questa impostazione (perseguire il bene comune come un buon padre di famiglia senza intenti o metodi speculativi), con la necessaria flessibilità nel metodo ma con altrettanto rigore nella salvaguardia dei valori etici e dei principi fondanti.

Il metodo di lavoro e di relazione saranno improntate al dialogo e all’ascolto, pur garantendo le necessarie assunzioni di responsabilità per una conduzione efficace della Fondazione, in uno sforzo permanente di sintesi, di mediazione e di coordinamento. In questa ottica mi sembra opportuno dedicare una iniziale e adeguata attenzione agli amici che rappresentano il territorio di Vigevano e alle esigenze del loro territorio sia a livello di investimenti che di erogazione.

Il successo della Fondazione passa attraverso la coesione e l’unitarietà delle scelte e dei comportamenti, lo slancio e l’entusiasmo che ciascuno saprà trasmettere agli altri e che consentirà a tutta la squadra di superare qualsiasi divergenza e contrapposizione attraverso un rapporto sereno e leale, improntato all’ascolto e al dialogo costante. Mi permetto soltanto di chiedere a ciascuno di saper spersonalizzare le proprie singole e legittime visioni in una armonica composizione di finalità e di risultati per diventare vera comunità di intenti e di persone: solo così credo che si potrà recuperare la credibilità e l’immagine della Fondazione nei confronti dei nostri principali interlocutori e ridare slancio a una Istituzione storica e fondamentale per il sostegno e lo sviluppo della vita sociale di Piacenza e Vigevano.

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