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“Il Festival fa bene a Piacenza”. Al Gotico l’inaugurazione foto

Festival atto settimo, con la consapevolezza che la crisi del settimo anno qui non sembra attecchire, anche per "la legittimazione che arriva dalla presenza di Stefano Rodotá e Giuseppe Laterza

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È tutta salute. “Questa manifestazione – dice il sindaco Paolo Dosi all’inaugurazione del Festival del Diritto a Palazzo Gotico che terminerá domenica 28 – fa bene a Piacenza. Ecco perché la volontà è quella di realizzare una buona edizione oggi e di proseguire in futuro”.

Festival atto settimo, con la consapevolezza che la crisi del settimo anno qui non sembra attecchire, anche per “la legittimazione che arriva dalla presenza di Stefano Rodotá e Giuseppe Laterza, e per il lavoro dei volontari e degli sponsor”. Così il sindaco Dosi, che poi inquadra il tema. “Partecipazione/Esclusione sarà il filo conduttore attraverso il quale si tenterà di intercettare alcuni problemi attuali della nostra società. Partecipazione è stato un termine individuato dalla lettura della sensibilità nazionale e locale, quale risposta spontanea alla crisi. Il format del festival in Italia è diffuso, ma il Festival del Diritto è unico perché ha un programma partecipato, le componenti locali sono coprotagoniste. Esclusione, poi, è un termine che fa da contraltare, ma che significa assenza di partecipazione, cosa che genera appunto processi di esclusione”.

Sempre sul binomio partecipazione/esclusione si concentra Stefano Rodotà, coordinatore scientifico del festival. “In tutti i campi – spiega – le decisioni non possono più essere adottate senza la partecipazione di chi ne è coinvolto. È dunque fondamentale interrogarsi insieme ai cittadini. Il problema della delega è sì importante, non tutto può essere sottoposto a referendum, detto questo le decisioni che si prendono anche a livello istituzionale non possono eludere la partecipazione” “Non dimentichiamoci – dice il coordinatore – che la democrazia di prossimità è stata produttiva e che noi viviamo all’interno di processi di esclusione drammatici, che producono discriminazione”.

Se il festival torna ogni anno è perché dietro le quinte vi è un lavoro nascosto, fatto anche di scelte che possono scontentare qualcuno. “Quest’anno abbiamo dovuto escludere 21 proposte – spiega Renza Malchiodi (comitato promotore del festival) in sostituzione di Anna Maria Fellegara che non ha potuto partecipare all’appuntamento – cosa che non è piacevole perché le proposte sono tutte di qualità, ma è una cosa inevitabile e fatta tenendo presente anche un minimo di rotazione”.

Ai nastri di partenza il saluto arriva anche da Antonio Chizzoniti, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, e dall’editore Giuseppe Laterza. “Il tema di questa edizione – dice il primo – è il completamento di quello dello scorso anno, che trattava delle incertezze della democrazia. La partecipazione alla vita comunitaria non è soltanto una delle maggiori aspirazioni del cittadino, ma anche una garanzia di permanenza della democrazia stessa. E Piacenza, con il suo operare, si può considerare anche la primogenita delle scelte partecipative”. Aspetto, quest’ultimo, non così scontato, se poco dopo Giuseppe Laterza sostiene come “oggi molto cospiri contro la partecipazione, dal momento che ci si adegua al concetto per cui non ha senso fare progetti di alcun tipo se non c’è una resa economica immediata. Il nostro obiettivo in questo festival è creare spunti di riflessione, insistendo sul tema del dialogo, senza cercare di inculcare tesi a priori”.

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