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Le Rubriche di PiacenzaSera - Le Recensioni CJ

La recensione di PcSera: Kasabian, 48:13

Ecco la recensione di Giovanni Battista Menzani. 

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Ecco la recensione di Giovanni Battista Menzani. 

KASABIAN
48:13 (2014)
 
Puntualmente stroncato da parte della critica più schizzinosa e militante – che lo liquida in poche frasi sprezzanti, salvo sottolineare che “Eez-eh” è l’inno dell’estate, benedicendo così il pezzo spudoratamente più tamarro -, ecco il quinto album della band di Leicester. Certo i Kasabian ben rappresentano la spocchia insopportabile tipica di molti artisti d’oltremanica, e tuttavia questo non può e non deve bastare. Loro, si sa, non sono dei rivoluzionari. “E’ solo rock’n’roll, brutale e tagliente”, dicono facendo il verso a Jagger. “Ma richiama all’elettronica che lasciammo ai Leftfield”, aggiungono.
A noi di PiacenzaSera, sia detto, sono sempre piaciuti: rappresentano da alcuni anni il meglio della scena britannica.
Anche quest’opera è imperfetta – che dire del titolo e della cover, giocati sulla durata complessiva dell’album? Povertà assoluta di idee o colpo di genio? – e presenta alcuni mezzi falsi passi (“Stevie” e “Doomsday” sono costruite su melodie troppo abusate, per esempio, e forse anche la ballata west coast “S.p.s.”, e alcuni ritornelli sono facili facili), ma nel mucchio potrete trovare la consueta atmosfera orientale di “Glass”, le urla e gli schiamazzi scomposti di “Bumblebee” (una sorta di Beetlebum 2.0), altro potenziale grande singolo, la psichedelia à la Primal Scream di “Clouds” ed “Explodes”, l’elettronica minimal di “Treat” e infine la classicissima “Bow”.
Per noi: bicchiere mezzo pieno.
“Abbiamo creato una droga pericolosa”, dicono i Kasabian. A giudicare dalla frequenza dei passaggi in radio e tv della suddetta “Eez-eh”, che abbiano ragione loro?
 
Giovanni Battista Menzani
@GiovanniMenzani

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