Utopia e provocazione, "La Cina è vicina" di Bellocchio trova nuova luce a Venezia
3 settembre 2014 | 00:00
Presentato alla 71esima Mostra del Cinema la versione restaurata de "La Cina è vicina" di Marco Bellocchio (sezione Venezia Classici – Restauri).
Presentato alla 71esima Mostra del Cinema la versione restaurata de "La Cina è vicina" di Marco Bellocchio (sezione Venezia Classici – Restauri).
Da pochi mesi presidente della cineteca di Bologna, Marco Bellocchio, che viene da dieci anni di esperienza di "Fare Cinema" a Bobbio, dichiara che gli piacerebbe molto potenziare il segmento dell’alta formazione sul cinema, e favorire nuove produzione sperimentali ("di avanguardia, si diceva una volta") utilizzando fondi europei o nazionali, soprattutto alla luce della nuova legge regionale sul cinema.
Nel presentare la versione restaurata Bellocchio ha ricordato che il titolo "La Cina è vicina" gli fu suggerito da un amico del fratello PierGiorgio; era uno slogan scritto da gruppi maoisti dell’epoca, solo in seguito si scoprì che era il titolo di un libro del giornalista Enrico Emanuelli.
"Era un titolo provocatorio e grottesco nei confronti di una classe sociale – spiega Bellocchio in conferenza stampa -. La Cina era vicina nel senso utopico e quasi religioso di una ventata rivoluzionaria che potesse spazzare via i funzionari italiani. Giravamo ad Imola, figurarsi. Allora, per chi era giovane, la politica era una possibilità di cambiare la società. E il partito socialista dell’epoca per noi era solo oggetto di scherno e derisione, mentre quello comunista, pur essendo già riformista, aveva ancora qualche possibilità di diventare portatore di un cambiamento, veniva comunque preso sul serio."
Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, aggiunge "La Cina è vicina è un film che fa parte del cinema profetico, è assolutamente moderno e fa una bella coppia con TodoModo di Elio Petri (presentato in questi giorni nella medesima sezione), sono film che parlano di partiti politici. Questo è una commedia crudele sulla politica italiana, parla del trasformismo del partito socialista che ha avuto conseguenze ancora molto presenti in Parlamento. In concorso a Venezia nel 1967, con "La Cinese di Godard", quando fu presentato la critica era esterrefatta, ma il film vinse il Gran Premio della Giuria."
Ricorda ancora Bellocchio, parlando della distribuzione americana (della Columbia), che allora fu attaccato fortemente e accusato di essersi venduto al mercato soprattutto nell’ambito del sistema dei partiti "che allora avevano un peso ideologico, mentre adesso sono un’altra cosa".
Dal Lido Barbara Belzini
Tw: @BarbaraBelzini

