Quantcast

Le Rubriche di PiacenzaSera - Cinema

Venezia71: dopo qualche giorno e molte ore di sonno IL BILANCIO

Barbara Belzini tira le fila dell’esperienza al Lido di Venezia dove ha seguito il Festival del Cinema di Venezia

Più informazioni su

Ritornando al Festival dopo qualche anno di assenza, balza agli occhi la minore presenza di pubblico, star e addetti ai lavori.

Il Lido si spopola, gli sponsor sono in fuga, i grandi nomi del cinema americano pure (si mormorava, fino a poco tempo fa, di David Fincher e Paul Thomas Anderson, abbiano preferito il Festival di New York), la concorrenza del Toronto Film Festival (dove è andato anche François Ozon a presentare “The new girlfriend”), molti fattori contribuiscono ad alimentare, se possibile, il senso di decadenza della mostra del Lido, che negli anni è stata comunque anticipatrice di tendenze, dai B-Movie celebrati da (e per) Quentin Tarantino, alla new wave orientale (da Takeshi Kitano a Zhang Yimou), ai grandi film americani (è a Venezia che è stato presentato “Gravity” di Alfonso Cuarón, Oscar 2014 per miglior regista), ma altri film premi Oscar sono stati presentati  qui, da Brokeback Mountain di Ang Lee a The Hurt Locker di Kathryn Bigelow, all’attenzione riservata al genio dell’animazione giapponese Hayao Miyazaki (Leone d’Oro alla carriera 2005).

A Venezia abbiamo visto in anteprima David Fincher con Fight Club, Christopher Nolan con Memento, Spike Jonze con Essere John Malkovich, la prima mondiale di Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, Lost in Translation di Sofia Coppola.

I festival sono ormai molti e Venezia, anche quest’anno, non è stata comunque generosa con gli americani presenti: Alejandro González Iñárritu, (regista messicano pluripremiato, autore di “Amores Perros” “21 grammi”, “Babel”) in concorso con “Birdman”, apprezzatissimo da critica e pubblico, non ha ricevuto nessun riconoscimento importante. Gli altri americani in concorso erano “99 homes” di Ramin Bahrani, film sulla crisi immobiliare, “Manglehorn” di David Gordon Green, con Al Pacino, che ha scaldato i cuori dei fan con i suoi meravigliosi 74 anni, al Lido anche con “The Humbling” di Barry Levinson (fuori concorso), e “Good Kill” di Andrew Niccol, dove un sempre più convincente Ethan Hawke è un pilota alle prese con le problematiche della disumanizzazione della guerra con i droni (il lato più interessante del film, che si sfilaccia nella noiosa rappresentazione dei problemi personali del protagonista).

Fuori concorso molto interessanti i film indipendenti da “Burying the ex” di Joe Dante al divertente “She’s funny that way” di Peter Bogdanovich, commedia degli equivoci con Owen Wilson e Jennifer Aniston (ve lo giuro, avevo scritto Rachel Aniston, un caro saluto anche a Monica, Chandler, Ross, Phoebe, Joey, nemmeno voi ne uscirete mai), “The sound and the fury” di James Franco.

La televisione: una delle cose migliori viste al festival è la mini serie TV HBO “Olive Kitteridge”, la conferma che le serie tv sono ormai una realtà fondamentale per il racconto, zeppe di attori di livello altissimo e in molti casi (anche in virtù del carattere sperimentale) molto più interessanti della forma cinematografica.
Troppi i film francesi nelle diverse sezioni, i più interessanti “Le dernier coup de marteu” della Delaporte (il cui giovane protagonista ha vinto il premio Marcello Mastroianni) e “Retour à Ithaque” di Laurent Cantet (Premio Giornate degli Autori).

Il cinema italiano a Venezia quest’anno è stato accolto con molto favore, dopo le non positive esperienze degli scorsi anni (da “Quando la notte” di Francesca Comencini a “Ovunque sei” di Michele Placido): pubblico e critica hanno trovato validi i film in concorso, da “Il giovane favoloso” di Mario Martone a “Anime nere” di Francesco Munzi, fino al pluripremiato “Hungry Hearts” di Saverio Costanzo che si conferma autore di rilievo e porta a casa la Coppa Volpi maschile (Adam Driver, famosissimo in quanto fidanzato di Lena Dunham in “Girls”, ancora serie TV, ancora HBO, ci siamo capiti), e femminile, Alba Rohrwacher, che, nell’anno di grazia 2014, vince la Coppa Volpi a Venezia solo qualche mese dopo la vittoria, a maggio, della sorella Alice Rohrwacher a Cannes (Gran Premio della Giuria per “Le meraviglie”, interpretato dalla stessa Alba). Il buon film di Munzi, la storia di una faida tra clan calabresi, deve parecchio a “Gomorra”, la serie tv di Sollima ispirata al libro di Saviano, venduta in 70 paesi e appena sbarcata al Toronto Film Festival.

Per gli italiani buono anche il risultato per “Belluscone, una storia siciliana” di Franco Maresco, che vince il Premio della Giuria della Sezione Orizzonti con una sorta di amara cine-inchiesta.

Impossibile non notare come la presenza dei media offra nuovi spunti ai cineasti: da “Io sto con la sposa” (Orizzonti – Fuori concorso) finanziato con il crowdfunding in rete a “Arance e Martello” (Settimana della critica – Fuori Concorso) di Diego Bianchi che prova ad usare il cinema per riproporre sostanzialmente un programma di successo come Gazebo che mescola cronaca, Internet, social e fumetti con grande freschezza e intelligenza. La nostra stima per Bianchi rimane immutata, ma se sei bravo a fare televisione non necessariamente sei bravo a fare il cinema. La storia é esile e già vecchia e ci viene il sospetto che si sia colta l’occasione di un finanziamento della Regione Lazio per fare un prodotto senza grandi idee.

Anche Salvatores é saltato sul carro dei social con il film collettivo “Italy in a day” (Fuori Concorso) ispirato ad un progetto di Ridley Scott (Britain in a day, co-prodotto dalla BBC). Il regista ha selezionato alcuni filmati inviati dagli italiani per raccontare il nostro paese. Promossa tramite YouTube, la chiamata per filmare 24 ore é stata il 26 ottobre 2013 ha raccolto oltre 40.000 contributi, tra i quali ne sono stati selezionati circa 600. Ne esce un quadro poetico e toccante.

Uno dei momenti clou della Mostra é stata senza dubbio la presentazione di “Nymphomaniac long version” (Fuori Concorso). Alla presenza delle donne del cast (Charlotte Gainsbourg, Uma Thurman e Stacy Martin), a Venezia si é potuto assistere all’ora in più di scene tagliate, tra le quali sequenze di sesso esplicito ed una sezione narrativa completamente assente dalla versione presentata in Italia in primavera. Non vorrei insistere, ma il prossimo progetto di Lars Von Trier, non nuovo a questo genere di operazioni (The Kingdom, 1994), é una serie tv.

Chiudiamo con i film vincitori, che poco avranno detto al pubblico e che forse ancora meno diranno purtroppo, visto che attualmente sono 3 film senza una distribuzione.

Il Gran Premio della Giuria é stato assegnato a “The Look of Silence” di Joshua Oppenheimer, che ha portato sullo schermo un nuovo punto di vista sul genocidio impunito avvenuto in Indonesia negli anni ’60, dopo averne già mostrato alcuni aspetti nel precedente “The act of killing” (2012, candidato all’Oscar per il miglior documentario). Dal sentito ringraziamento che il giurato Tim Roth gli ha fatto, interrompendo in maniera inusuale la premiazione, si é intuito che la giuria, che ha dichiarato di aver premiato “i contenuti politici e filosofici in una dimensione umanistica e poetica” non fosse compatta nelle proprie decisioni.

Il Leone d’Argento é andato a Andrej Koncalovskij, con “The postman’s white nights”, che racconta la vita di una piccola comunità isolata, legata da un postino in comune.

Ha vinto il Leone d’Oro “A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence”, del regista svedese Roy Andersson, opera di video-arte sperimentale e raffinata realizzata in 39 piani sequenza.

Contestazioni in sala per il Premio Speciale della Giuria assegnato a “Sivas”, apprezzamenti per il Premio Orizzonti per la Migliore Regia assegnato a “Theeb”.

Premi
LEONE D’ORO per il miglior film a: EN DUVA SATT PÅ EN GREN OCH FUNDERADE PÅ TILLVARON (A PIGEON SAT ON A BRANCH REFLECTING ON EXISTENCE) di Roy Andersson (Svezia, Germania, Norvegia, Francia)

LEONE D’ARGENTO per la migliore regia a: Andrej Koncalovskij per il film BELYE NOCHI POCHTALONA ALEKSEYA TRYAPITSYNA (THE POSTMAN’S WHITE NIGHTS) (Russia)

GRAN PREMIO DELLA GIURIA a: THE LOOK OF SILENCE di Joshua Oppenheimer (Danimarca, Finlandia, Indonesia, Norvegia, Regno Unito)

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione maschile a: Adam Driver nel film HUNGRY HEARTS di Saverio Costanzo (Italia)

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione femminile a: Alba Rohrwacher nel film HUNGRY HEARTS di Saverio Costanzo (Italia)

PREMIO MARCELLO MASTROIANNI a un giovane attore o attrice emergente a: Romain Paul nel film LE DERNIER COUP DE MARTEAU di Alix Delaporte (Francia)

PREMIO PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA a: Rakhshan Banietemad e Farid Mostafavi per il film GHESSEHA (TALES) di Rakhshan Banietemad (Iran)

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a: SIVAS di Kaan Müjdeci (Turchia, Germania)

LEONE DEL FUTURO – PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA (LUIGI DE LAURENTIIS) a: COURT di Chaitanya Tamhane (India) ORIZZONTI

PREMI ORIZZONTI

PREMIO ORIZZONTI PER IL MIGLIOR FILM a: COURT di Chaitanya Tamhane (India)

PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIORE REGIA a: Naji Abu Nowar per THEEB (Giordania, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Regno Unito)

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA ORIZZONTI a: BELLUSCONE. UNA STORIA SICILIANA di Franco Maresco (Italia)

PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIOR INTERPRETAZIONE MASCHILE O FEMMINILE a: Emir Hadžihafizbegovic nel film TAKVA SU PRAVILA (THESE ARE THE RULES) di Ognjen Svilicic (Croazia, Francia, Serbia, Macedonia)

PREMIO ORIZZONTI PER IL MIGLIOR CORTOMETRAGGIO a: MARYAM di Sidi Saleh (Indonesia)

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.