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Appennino Fest, Rumiz racconta la Grande Guerra a Rivergaro

Spetta al giornalista Paolo Rumiz la chiusura dell'Appennino Festival con un incontro in programma il 24 ottobre a Rivergaro (Piacenza) alle 21: per l'occasione presentato il reportage condotto nei luoghi della Grande Guerra.

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APPENNINO FESTIVAL: LA GRANDE GUERRA RACCONTATA DA PAOLO RUMIZ IL 24 OTTOBRE A RIVERGARO

Spetta al giornalista Paolo Rumiz la chiusura dell’Appennino Festival con un incontro in programma il 24 ottobre a Rivergaro (Piacenza) alle 21: per l’occasione presentato il reportage condotto nei luoghi della Grande Guerra.

Chiude con i racconti epici della Grande Guerra l’Appennino Festival 2014, che come ultimo appuntamento di una ricca rassegna di eventi mette in calendario l’incontro con il giornalista di Repubblica Paolo Rumiz. Il 24 ottobre infatti, a Rivergaro nella Casa del Popolo alle 21, il giornalista parlerà del suo ultimo reportage che lo ha portato a scoprire ed esplorare i luoghi in cui si è combattuta la prima guerra mondiale.

A finire sotto i riflettori saranno le interviste, le riflessioni, le storie che Rumiz ha raccolto ripercorrendo i luoghi, in Italia e in Europa, che hanno segnato le vicende della Grande Guerra. Dalla Germania alla Francia, dall’Ucraina all’Italia: un lungo viaggio per capire e spiegarci le ragioni di un conflitto che ha cambiato la storia del mondo è quello che sarà proposto con l’accompagnamento musicale del gruppo musicale Enerbia e di quello vocale Eudaimonia che per l’occasione proporranno una silloge di brani dell’epoca, da “Gorizia” a “Ragazzine vi prego ascoltare”, dal “Valzer dei disertori” a “La Viuleta”. Fra l’altro gli Enerbia si presenteranno anche con una fisarmonica Dalapè originale del 1915 proveniente dal museo di Stradella.

Tornando invece a Rumiz, l’incontro offrirà al giornalista anche l’occasione di parlare del suo nuovo romanzo che uscirà il 13 novembre: si intitola “Come cavalli che dormono in piedi” e raccoglie una parte del reportage sulla Grande Guerra, nello specifico quella dedicata al fronte orientale.

“Si tratta di un fronte rimosso da tutti nel quale tuttavia si vede meglio l’effetto della guerra perché le vecchie ferite di allora sono ancora aperte” ha spiegato al proposito Rumiz, “al di là di quello ho inteso questo viaggio attraverso i luoghi come un modo per parlare con dei morti, entrare in contatto con degli eventi attraverso la testa e il corpo”.

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