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Camminate Piacentine: Cresta sud della Pietra Parcellara foto

Vi ricordiamo che è disponibile nelle librerie e nel negozio di Officine Gutenberg (Via Scalabrini 116/b) a Piacenza il secondo volume, pubblicato da Edizioni Codex10

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Camminate Piacentine, ecco una nuova proposta della seguitissima rubrica che PiacenzaSera.it dedica agli amanti delle escursioni. Vi ricordiamo che è disponibile nelle librerie e nel negozio di Officine Gutenberg (Via Scalabrini 116/b) a Piacenza il secondo volume, pubblicato da Edizioni Codex10, che raccoglie le nuove escursioni proposte da PiacenzaSera.it.

Cresta sud della Pietra Parcellara

La Pietra Parcellara, insieme alla vicina Pietra Perduca è uno dei rilievi più noti del piacentino, per la relativa vicinanza alla città, e per il fatto di essere ben visibile da più punti della vallata più frequentata del nostro territorio, la val Trebbia.

La sua inconfondibile silhouette cambia a seconda dei punti di vista: se la si osserva dai fondovalle di Travo (nord-est) o di Mezzano Scotti (sud-ovest) appare come una larga groppa bombata e seghettata, mentre se la si ammira da Perino (sud-est) o dalla costa che la collega al monte Lazzaro per il passo della Caldarola (nord-ovest) appare come un triangolo appuntito, che le è valso il soprannome, un po’ esagerato, di “piccolo Cervino”.

La montagna è un enorme blocco di rocce magmatiche, per lo più serpentiniti dal colore scuro, irregolarmente diviso in diverse pareti estremamente fratturate, e si leva possente per oltre cento metri sull’ondulato paesaggio coltivato, grazie alla maggiore resistenza all’erosione rispetto ai terreni circostanti, di natura argillosa.
Costituita da lembi del mantello terrestre solidificatisi nelle profondità oceaniche, chiamati “ofioliti” perché il loro colore ricorda quello della pelle di un serpente (in greco ofis), appare come un rilievo spigoloso e frastagliato, di roccia nero verdastra su cui spiccano le macchie arancioni dei licheni.

Il sentiero CAI n. 169 ne percorre tutta l’aerea dorsale: il tratto che dall’oratorio posto alla sua base sale alla vetta, molto frequentato nella bella stagione, è classificato “facile” e percorribile con un po’ di attenzione da chiunque, anche dai bambini. La cresta che dalla croce sommitale scende in direzione sud verso la vicina Pietra Marcia è invece riservata agli “escursionisti esperti”; in effetti non richiede particolari competenze alpinistiche, dal momento che la pietra ofiolitica è, per sua natura, fortemente fessurata e offre molteplici intagli in cui appoggiare gli scarponi e sporgenze a cui aggrapparsi saldamente con le mani, ma l’intero percorso, tracciato lungo il culmine della cresta e assistito in un paio di punti da cavetto metallico, è completamente privo di protezioni, quasi sempre esposto e quindi assolutamente sconsigliato a chi soffre di vertigini.

Viene proposto in salita dalla sella della Pietra Marcia dal momento che la maggior fatica necessaria all’arrampicata è compensata dal fatto che, salendo, lo sguardo è rivolto alle rocce, in cerca di appigli, e non ai precipizi che si aprono sui lati del tracciato, la cui visione può creare fastidio anche a chi non soffre di vertigini.

Ci si incammina dalla strada asfaltata che collega Donceto (Travo) a Brodo, a 520 mt slm e a circa 33 km da Piacenza e a 4 km da Perino.

L’itinerario ha uno sviluppo lineare molto breve, di circa 5 km, di cui 2.2 km su asfalto e il resto su sentiero, ed è in parte contrassegnato dai segnavia CAI 167 e 169; ha un dislivello complessivo di circa 320 m e raggiunge la quota massima sulla vetta della Pietra Parcellara a 836 mt.

L’escursione richiede come minimo 2 ore, al netto delle soste, può essere praticata in qualunque stagione, purché in assenza di neve o ghiaccio e in condizioni meteo che non rendano scivolosa la roccia. La pericolosità del tracciato, sempre esposto e privo di protezioni, lo rende sconsigliabile ai bambini.

DESCRIZIONE

Un cartello segnaletico del CAI posto lungo la strada che sale da Donceto verso Brodo e Gazzoli (frazioni di Bobbio), indica il punto in cui si lascia l’asfalto e si inizia a camminare lungo uno stradello che prende quota nel bosco di querce. Il sentiero si impenna poi in un tratto più ripido, piantumato a conifere nel tentativo di frenare lo sgretolamento delle ofioliti della Pietra Marcia che, come suggerisce il nome, sono fortemente disgregate.

Si raggiunge così la sella tra quest’ultima e la Pietra Parcellara: da questo punto di osservazione la montagna appare aspra e frastagliata, irregolarmente suddivisa in brevi pareti quasi verticali che terminano in cuspidi spigolose.

Da qui inizia la “scalata” vera e propria: si seguono i segnavia bianco-rossi, dipinti a indicare i punti in cui la salita è fattibile, e si affrontano, in successione, una serie di risalti rocciosi, che si superano in alcuni casi issandovisi sopra, in altri aggirandoli, ma sempre utilizzando le mani per aggrapparsi saldamente agli spuntoni di roccia.

L’ascesa, che rappresenta una delle esperienze più vicine all’alpinismo vero e proprio che siano consentite agli escursionisti sulle nostre colline, si svolge costantemente in cresta o poco sotto il crinale, e va affrontata con estrema attenzione, dal momento che lungo le pareti strapiombanti mancano protezioni naturali e in più punti il tracciato è reso sdrucciolevole dai detriti sciolti sparsi sul piano di calpestio.

Dopo oltre mezz’ora di inerpicata si incontra un’ultima discesa lungo una breve paretina verticale, possibile anche grazie a un cavetto d’acciaio, che conduce ad una selletta da cui si risale per il passaggio finale verso la cima.

Questa, indicata da una croce ornata da statuette sacre, è preceduta da uno spiazzo ampio e spoglio da cui si gode di un panorama vastissimo: verso nord ovest si stende la vallata del torrente Dorba di Bobbiano, disegnata dai coltivi e dai vigneti, e sovrastata dalla rupe della Perduca; quindi la bassa val Trebbia, con i monti Pillerone e Dinavolo e, più lontano, la pianura.

Sul lato opposto lo sguardo si spinge lungo il medio corso del Trebbia, con la conca di Bobbio e il monte Penice in evidenza e, all’orizzonte, le montagne delle valli di Aveto e Boreca.

Verso sud, oltre gli sfasciumi della Pietra Marcia, la val Perino, separata dal bacino del Nure dalla groppa arcuata del monte Osero.

L’escursione prosegue in discesa sull’altro versante, attraversando una zona interessata da una frana di crollo; questa è cosparsa di detriti rocciosi spaccati anche recentemente, le cui superfici, non ancora intaccate dagli agenti atmosferici, presentano diverse colorazioni: predominante il nero, con sfumature azzurrognole e verdastre, e striature di talco di colore verde chiaro, leggermente untuose al tatto.

Raggiunto l’oratorio, costruito alla base del versante occidentale del rilievo, ci si immette sul sentiero che, attraverso boschetti di querce e radure cespugliate, porta all’area picnic realizzata a poca distanza dall’abitato di Brodo.

Qui si ritrova la strada asfaltata, che corre in un primo tratto tra prati e campi coltivati, quindi taglia il pendio molto dissestato, cosparso di massi e torrioni ofiolitici circondati da frammenti rocciosi di tutte le dimensioni, precipitati dalle pareti della Pietra Marcia. In breve si completa il giro e si ritrova il punto di partenza.

Achille Menzani

NOTIZIE UTILI

Lungo il tracciato non si incontrano né fontane né esercizi commerciali, che sono però presenti a Perino, circa 10 min prima della partenza; a poche centinaia di metri dall’oratorio si trova l’agriturismo “la Madre Pietra” www.lamadrepietra.com (tel. 0523-950516)

La mappa

La scheda

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