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Lucio Rossi sale in cattedra. “Presto la riaccensione dell’acceleratore foto

Aula del Politecnico gremita, nella mattinata di oggi, di studenti del corso di Fisica-tecnica di Ingegneria meccanica, per una lezione con un relatore d’eccezione: il ricercatore piacentino al Cern di Ginevra Lucio Rossi.

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Aula del Politecnico gremita, nella mattinata di oggi, lunedì 21 ottobre, di studenti del corso di Fisica-tecnica di Ingegneria meccanica, per una lezione di fisica con un relatore d’eccezione: il ricercatore piacentino al Cern di Ginevra Lucio Rossi. “Ho visto studenti estremamente attenti, vogliosi di capire – ha spiegato lo studioso al termine della lezione – E’ un piacere spiegare quando c’è così tanto interesse”.

Il Cern, d’altronde, è un’istituzione con un legame speciale con la nostra città: il suo fondatore, infatti,è il fisico, nato a Carpaneto, Edoardo Amaldi. “Abbiamo celebrato il 60esimo giusto poche settimane fa – ha sottolineato – mentre tre anni fa il direttore e l’ex direttore sono giunti a Piacenza per ricordare il centenario della nascita di Amaldi”.

Quali le prossime frontiere del più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle? “Anche se con minimi ritardi, stiamo andando avanti con il programma – ha spiegato Rossi -. Stiamo riaccendendo l’LHC-Large Hadron Collider (Grande Collisore di Adroni)”. L’accensione del macchinario richiede 8 mesi. “A marzo/aprile 2015 riusciremo a ottenere collisioni ad alta energia – ha sottolineato. Gli obiettivi a lungo termine, per il 2035, invece, è la realizzazione di un progetto di un accelleratore di maggiori dimensioni, 100km.

Verrà progettato entro il 2025 e, poi, seguiranno 10 anni di lavori per la realizzazione. “Il vantaggio del Cern – ha evidenziato – è la capacità programmare grazie al finanziamento da parte di numerosi Stati, che mantiene il finanziamento costante”. Proprio dal discorso sulla programmazione è giunto un augurio al nostra Paese. “Il nostro Governo sta, con fatica, facendo l’opera meritoria di programmare a mille giorni. Il mio augurio è che l’Italia possa programmare almeno sui tre anni”.

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