Omaggio al carabiniere Di Pietra. Il ministro Pinotti ai funerali foto

E’ stata aperta alle 11 alla Caserma “Paride Biselli” sede del Comando Provinciale Carabinieri di Piacenza la camera ardente per rendere omaggio all’appuntato Luca Di Pietra, il carabiniere morto durante un inseguimento a Castelsangiovanni

E’ stata aperta alle 11 alla Caserma “Paride Biselli” sede del Comando Provinciale Carabinieri di Piacenza la camera ardente per rendere omaggio all’appuntato Luca Di Pietra, il carabiniere morto durante un inseguimento a Castelsangiovanni.

Il giorno successivo la camera ardente sarà aperta dalle ore 9.

Il funerale dell’Appuntato Luca Di Pietra si terrà domani giovedì pomeriggio alle 15.30, nella Chiesa di San Mario e San Giovanni Battista di Vigolzone (PC) in via Roma n. 67. Sarà presente il ministro della difesa Roberta Pinotti e tutto lo stato maggiore dell’Arma. 

Il rito funebre sarà officiato dall’Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia S. E. Monsignor Santo Marcianò, dal Cappellano Militare della Legione Carabinieri Emilia Romagna, don Giuseppe Grigolon unitamente al parroco Don Piero Lezoli,

La salma sarà tumulata nel Cimitero di Pieve di Revigozzo del comune di Bettola (PC), ove viveva e dove aveva conosciuto la sua compagna, con cui aveva avuto i due bambini.

“La Procura di Piacenza – si legge in un’Ansa – ha iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo il conducente moldavo del camion posteggiato contromano al momento dello schianto costato la vita ad un carabiniere. Continua la caccia all’Audi inseguita dalla Gazzella prima dell’impatto. I carabinieri hanno scoperto che si è allontanata imboccando il casello della A21. Il momento dell’incidente è stato ripreso dalle telecamere di sicurezza del deposito logistico di fianco al quale era posteggiato il Tir”.

Le riflessioni di Paolo Rebecchi (Anpas Piacenza)

L’episodio accaduto in data 29 Settembre all’Appuntato Scelto Max Banci e all’ Appuntato Luca Di Pietra, non può e non deve passare inosservato. Occorre riflettere sul tempo in cui viviamo, sulla concezione di civiltà e di democrazia che troppo spesso sfocia in una distorsione della realtà che pare irreversibile. L’anarchia travestita da democrazia diventa un’inevitabile dittatura del più debole o di chi “ha le mani legate”. Oggi si ha spesso la percezione che abbia più voce, ad esempio, un detenuto per crimini contro la persona, piuttosto che un Carabiniere o un Poliziotto in servizio. Ci si concentra moltissimo sui diritti ma troppo poco sui doveri. Siamo in una Nazione dove si riesce a chiamare eroi dei nullafacenti che distruggono proprietà altrui, che banchettano con ogni pretesto, usando toni e modi spesso estorsivi, in nome di una libertà che non può essere chiamata in questo modo perché lede quella degli altri.

In un clima di questo tipo proliferano delinquenza e sopruso e a farne le spese in primis sono gli “operatori della strada”, nessuno escluso, come gli equipaggi dei mezzi di soccorso sanitario, forze dell’ordine, istituti di vigilanza, ecc. Troppo spesso chi ha responsabilità tace davanti a certe situazioni, magari per non irritare una corrente politica o una qualche istituzione, che parla solo di dialogo per non ammettere che non si ha la forza per reagire. Purtroppo anche nel nostro territorio la situazione non è serena. Lo si legge dai quotidiani, sui web magazine, se ne discute nei luoghi pubblici, è ormai sotto gli occhi di tutti.

Da tre anni ho l’onore di rappresentare l’ANPAS (Associazione Nazionale di Pubblica Assistenza) della Provincia di Piacenza, di cui sono anche Consigliere Regionale dell’Emilia Romagna, e in più occasioni, pubbliche e ufficiali, ho fatto presente che sono troppi gli eventi in cui i nostri operatori sui mezzi di soccorso sono esposti ad interventi rischiosi. Le ambulanze sono sempre più spesso chiamate ad intervenire in situazioni come risse, aggressioni, ecc. ed “il limite tra soccorritore e vittima spesso è millesimale”. I tagli alle forze dell’ordine chiudono un cerchio già abbastanza preoccupante, non solo per gli addetti ai lavori, ma specie e soprattutto per i cittadini. Se si vorrà tornare ad una pseudo-normalità, dovremo a tutti i livelli della scala sociale, saper valorizzare chi opera per la nostra sicurezza.

Il primo gesto concreto, per una volta, deve essere quello di evidenziare il sacrificio di questi due militari che come decine di altri colleghi tutti i giorni operano su un terreno insidioso; Piacenza deve essere Primogenita anche nel supportare con ogni mezzo una famiglia che ha perso un padre ed un’altra con un figlio che sta lottando tra la vita e la morte. La nostra organizzazione a livello Provinciale, Regionale e Centrale, che in Italia vanta più di 80.000 operatori, ringrazia questi due uomini valorosi, l’Arma dei Carabinieri, le Forze di Polizia in generale e mette a disposizione quanto utile e necessario sotto ogni forma per poter essere d’aiuto.

Paolo REBECCHI

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