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Volpe, la Provincia: “Piano di controllo rispetta le norme”

Le recenti dichiarazioni delle associazioni ambientaliste e animaliste relative al piano di controllo della volpe, riportate dagli organi di informazione, meritano alcune precisazioni.

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PIANO CONTROLLO VOLPE, NOTA DELLA PROVINCIA DI PIACENZA

Le recenti dichiarazioni delle associazioni ambientaliste e animaliste relative al piano di controllo della volpe, riportate dagli organi di informazione, meritano alcune precisazioni.

Il piano di limitazione dei danni da volpe ha come prima finalità quella di tutelare le specie di fauna in declino sul territorio provinciale. Specie come lepre e starna, sulle quali sono già in corso monitoraggi puntuali delle dinamiche di popolazione e per le quali è in atto un sistema di tutele che vincola fortemente le possibilità di prelievo sulla prima e le vieta completamente per la seconda.

Un secondo motivo per cui si attua il piano riguarda la tutela di allevamenti di animali di bassa corte (solo laddove siano già in essere sistemi adeguati di protezione e custodia degli animali) rispetto ai quali, nella quasi totalità dei casi, non vi è alcun indennizzo per i danni causati dalla volpe. Inoltre il predatore ha un ruolo epidemiologico nella circolazione di patologie, che possono colpire anche l’uomo, e viene quindi utilizzato a livello regionale come indicatore sanitario.

Il provvedimento approvato nell’autunno scorso era stato successivamente annullato in quanto veniva ravvisata la necessità di acquisire un più puntuale parere dall’Istituto Superiore per la Protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Il nuovo parere, formulato dallo stesso istituto, ha confermato la valutazione positiva al piano della Provincia di Piacenza: “Alla luce delle considerazioni sopra esposte – si legge nella nota dell’Ispra – questo Istituto ribadisce che, da un punto di vista tecnico, a proprio giudizio il piano presentato risulta ottemperare, per quanto riguarda gli aspetti relativi al contenimento degli impatti predatori su specie di interesse venatorio, ai criteri imposti dalla norma in materia di preventiva attivazione di metodi ecologici di intervento”.

A seguito di tale parere, le associazioni ambientaliste e animaliste sono state coinvolte in alcuni incontri, occasioni di confronto delle diverse posizioni; l’amministrazione provinciale ha ritenuto il rispetto della normativa e le esigenze rappresentate dal territorio prevalenti rispetto alle aspettative delle associazioni stesse. E’ stata volontà dell’amministrazione provinciale, nonostante il parere favorevole dell’Ispra, escludere dal nuovo piano la possibilità di abbattimento in tana.

Non è stata istituita la caccia alla volpe, ma un piano di controllo previsto secondo la normativa vigente; il piano, pur focalizzandosi sulla volpe, prevede interventi gestionali di più ampio respiro, favorendo la realizzazione di interventi di miglioramento ambientale, la riduzione della pressione venatoria su specie in difficoltà e la possibilità di definire aree caratterizzate da una gestione totalmente sostenibile dell’attività venatoria.

Le attività di limitazione diretta della volpe vengono realizzate in modo puntuale negli istituti faunistico-venatori in cui vige il divieto di caccia e che hanno fra le proprie finalità, previste dalla normativa, la ricostituzione di popolazioni naturali di fauna. Non si tratta quindi di interventi generalizzati e indiscriminati, ma circoscritti a zone che interessano un quarto del territorio provinciale. In alcune di queste zone i monitoraggi, condotti anche in collaborazione con l’Università degli Studi di Pavia, hanno dimostrato che la volpe è implicata nella morte di oltre il 70% delle lepri e delle starne.

Emerge pertanto come il provvedimento adottato, che prevede ulteriori prescrizioni per l’attività gestionale degli Atc quali l’obbligo di riduzione di immissioni di animali di allevamento e il divieto esplicito di ricorrere ad animali di importazione, non abbia nessun intento di compiacere le associazioni di categoria, ma solo quello di concorrere a ripristinare equilibri territoriali oggi alterati. Le figure incaricate della realizzazione del piano sono infatti operatori appositamente preparati, che rappresentano una minima percentuale dei cacciatori piacentini.

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