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“Alle nuove Province meno della metà del personale, il resto agli enti dello Stato” foto

"Le nuove Province? Devono diventare agenzie a servizio dei Comuni", dice il sottosegretario Delrio oggi a Piacenza. Ma la legge di stabilità fa infuriare i sindaci. "Non siamo il bancomat dello Stato". 

“Le nuove Province? Devono diventare delle agenzie a servizio dei Comuni. Rispetto ai tagli, ognuno dovrà fare la propria parte”. Così il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Graziano Delrio, accompagnato da Roberto Reggi, direttore del Demanio, ha risposto alle domande dei giornalisti, in attesa di incontrare i sindaci di Piacenza per un confronto sulle prospettive degli Enti Locali, alla luce della Legge 56/2014 e del D.L. di Stabilità.

Sul fronte della riforma delle Province, che porta il suo nome, il sottosegretario Delrio ha sottolineato che “va portata fino in fondo. Le Province diventano uno strumento a servizio dei Comuni e delle Regioni. Sono un ente nuovo, intermedio, un’agenzia di servizio agli enti locali”. Di cui devono essere definite ancora le competenze, in base alle desioni prese anche dalle Regioni. “Mi auguro che il neo presidente della Regione Emilia Romagna una volta eletto proceda velocemente.

E’ un passaggio che deve essere compiuto entro dicembre, in modo da porter essere totalmente operativi. Questa è una grande operazione di trasformazione, non lasceremo indietro nessuno. All’interno delle Province esistono grandi professionalità che vanno salvaguardate – prosegue Delrio -, faremo in modo che lo Stato e gli altri enti assorbano il personale in esubero”. 

 
L’incontro si è tenuto in Provincia, ed è stato organizzato dal presidente Francesco Rolleri, il quale insieme al direttore generale Vittorio Silva, ha tratteggiato una situazione molto difficile dal punto di vista economico. 

“Se la legge di stabilità verrà approvata così come è – afferma Rolleri – verranno messi a rischio i servizi essenziali”. Il direttore generale dell’ente Vittorio Silva ha passato in rassegna i numeri del bilancio sottolineando che per poter far fronte a tutte le spese in carico all’ente, mancano 6 milioni e 237mila euro. Per farvi fronte, osserva, “è possibile intaccare l’avanzo di bilancio dell’ente. Ma per il 2016? Dovremo fare scelte drastiche”. 

IL QUADRO FINANZIARIO – I numeri indicati da Silva per il 2015 sono i seguenti: il bilancio della Provincia di Piacenza vale 27 milioni e 488mila euro, l’importo da versare allo Stato nel 2015 per i tagli è di ben 15milioni di euro, pertanto le risorse a disposizione si ridurranno a 12milioni e 411 mila euro. Considerando che le uscite per il personale da sole valgono 12milioni e 300 mila euro, oltre un milione valgono i mutui mentre le spese per le utenze e le scuole sono oltre 5 milioni. Significa che le spese totali arriveranno a 18milioni e 684mila euro. Con un disavanzo di 6milioni e 273mila euro. Da questi calcoli è esclusa l’intera partita della manutenzione delle strade. La Provincia – è stato precisato – nel 2015 attingerà dall’avanzo con 4,5 milioni, ma per il futuro come fare?

ALLE NUOVE PROVINCE SERVE MENO DELLA META’ DEL PERSONALE – La risposta di Delrio nelle sue conclusioni: “Le Province sono ufficialmente defunte dal 2012 e i nuovi enti dovranno essere nelle condizioni di erogare i servizi essenziali che sono le strade e le scuole. Sulle altre funzioni la scelta spetterà alle Regioni, che dovranno decidere se richiamarle a sè o delegarle sui territori. Quindi anche il bilancio della nuova Provincia va commisurato ai nuovi compiti e non a quelli attuali.

Abbiamo stimato che dei 46mila dipendenti attuali delle Province ne basteranno meno della metà, 18-20mila per svolgere quelle funzioni. Gli altri saranno ricollocati nell’ottica di un turn over su base volontaria negli altri enti della Repubblica, Prefetture, Tribunali, Inps, Inail eccetera…”. “Basta coi doppioni – ha concluso – il cambiamento spaventa sempre ma dobbiamo passare da una logica competitiva a una logica cooperativa fra i livelli amministrativi”. 

IL DIBATTITO
 

Raffaele Veneziani, sindaco di Rottofreno e coordinatore provinciale Anci, ha ipotizzato conseguenze sociali pesanti se i Comuni saranno ancora lasciati soli. Intervento durissimo di Roberto Pasquali, primo cittadino di Bobbio, che ha contestato al governo Renzi i tagli e le difficoltà nel chiudere i bilanci, mentre Anna Tanzi Cuminetti (Sarmato) afferma senza termini: “Noi ci sentiamo i bancomat dello Stato, si faccia un’imposta totalmente locale e lo Stato non chieda alcun rimborso ai Comuni”. 

Sandro Busca (Bettola) denuncia: “Continua il patto di stupidità tagli fatti senza criterio come nel passato. Torniamo a essere sindaci anche quando siamo a Roma senza perdere il contatto con la realtà”.

Prende la parola Lucia Fontana (Castelsangiovanni): “Noi sindaci siamo come i soldati in trincea siamo carne da macello, solo lo sblocco del patto di stabilità sarebbe una boccata di ossigeno”. 
 
Patrizia Calza, assessore provinciale e sindaco di Gragnano, intervene per “esprimere il mio disappunto per la situazione che stiamo vivendo, ci sentiamo dei traghettatori di anime morte una specie di Caronte della Provincia ormai defunta, si è proceduto a una soppressione subdola dell’ente con la sottrazione delle risorse”. 
 

L’iniziativa però non è piaciuta ai sindaci del centrodestra, i quali hanno inviato una nota per spiegare perché non hanno partecipato alla riunione. 

“Ringraziamo il Presidente Rolleri per la convocazione all’incontro col Sottosegretario Delrio ma abbiamo deciso di non partecipare all’incontro per manifestare il nostro forte disagio.”
Spiegano così la loro assenza alla riunione convocata dal Presidente della Provincia alcuni Sindaci che, pur avendo diverse sensibilità politiche – civiche o di alcuni partiti di centrodestra -, condividono i riflessi negativi delle numerose riforme e manovre che colpiscono sempre e soprattutto gli enti locali e preservano i soliti enti privilegiati facendo della accentramento dei poteri decisionali, allontanati così dai territorio, il loro cavallo di battaglia.
 
“Più che un incontro per discutere di legge di stabilità e di prospettive per gli enti locali, lamentano i Sindaci, vista la comunicazione con pochissimo anticipo, sembra a tutti gli effetti una passerella elettorale in vista delle prossime elezioni regionali, approfittando tra l’altro in modo poco opportuno della sede istituzionale della Provincia.”
 
Ancor più forte vuole essere il malumore di chi vede pezzo per pezzo smontare le autonomie dei comuni, soprattutto se medi o piccoli, nonostante essi siano in prima linea (e sempre soli) nell’affrontare i problemi del territorio, amplificati oggi dal duro contesto economico, da un forte sconvolgimento sociale e da condizioni meteo che hanno profondamente segnato le nostre valli.
Chi amministra un comune ci metterci tutti i giorni la faccia spesso dovendo subire decisioni calate dall’alto dei palazzi Romani, mai concertate davvero con i territori, e che vergognosamente colpiscono realtà di comuni ormai privati di ogni risorsa grazie a spending review che finiscono per gravare pesantemente sui cittadini e sui territori.
 
I facili tagli -fatti sempre ad occhi chiusi- studiati a Roma e verificati dai vari ministeri solo sulla carta, corrispondono automaticamente a minori manutenzioni sulle viabilità, minori disponibilità per anziani, scuola e bambini e minori risorse per la sicurezza. È ormai prassi consolidata che a differenza dei proclami televisivi del Governo, i piccoli e medi comuni vengano sempre più usati da esattori per nuovi balzelli decisi a Roma.
 
Per questo motivo la presenza sarà sicuramente garantita quando di dibattito serio e programmatico si potrà parlare, e non per permettere una comparsate preelettorale di un Sottosegretario che viene a raccontare decisioni già prese a discapito del territorio ed a dispetto di chi lo amministra con grandissime difficoltà”.

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