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Le Rubriche di PiacenzaSera - Le Recensioni CJ

“Il padrone della festa”, la recensione di PcSera

È una notizia, ovvero, che questi tre ex giovani ed ex emergenti cantautori romani - vecchi amici - si siano infine ritrovati e quindi messi insieme per un album a sei mani e un lungo tour per il paese (il 21 di questo mese saranno a Modena, il 24 ad Assago), anziché sfottersi o darsele di santa ragione: ci sono illustri esempi, eh, in questo paese roso dall’invidia.

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FABI SILVESTRI GAZZÈ
Il padrone della festa (2014)

Il padrone della festa è già di per sé una notizia.

È una notizia, ovvero, che questi tre ex giovani ed ex emergenti cantautori romani – vecchi amici – si siano infine ritrovati e quindi messi insieme per un album a sei mani e un lungo tour per il paese (il 21 di questo mese saranno a Modena, il 24 ad Assago), anziché sfottersi o darsele di santa ragione: ci sono illustri esempi, eh, in questo paese roso dall’invidia.

Scelta coraggiosa.

Ma vincente.

D’altro canto, diverse sono le affinità elettive tra loro.

In comune hanno un animo gentile e uno spirito libero, su cui scherzano pure (“Come mi pare”), il gusto raffinato per arrangiamenti mai banali (qui c’è anche Paolo Fresu) e per un pop impegnato e intelligente, ma allo stesso tempo bizzarro, naif e romantico.

Il disco si apre con una notevole “Alzo le mani”, un Fabi in gran forma. La lieve dolcezza che pervade questa e diverse altre delle successive tracce (“Il Dio delle piccole cose” di Gazzè, “Il padrone della festa”) dimostra come sia possibile un’altra idea di romanità, rispetto a quella greve – caricaturale e stereotipata – di alcune serie tv.

L’album prosegue con i due singoli, “Life is sweet” e “L’amore non esiste”, che avrete certamente già ascoltato in coda al supermercato o nella sala d’aspetto del vostro dentista. Non tutti i brani sono indimenticabili, per la verità – Silvestri, che per chi scrive dei tre è il più bravo, pare un po’ in disparte e porta in dote un piccolo divertissement (“Zona Cesarini”) e il pop asimmetrico di “Spigolo tondo” – ma l’alchimia c’è e i tre sembrano divertirsi.

I testi, poi, sono superiori alla media, eccesso di metafore a parte (Il vento, soprattutto. Il vento c’è sempre).

Giovanni Battista Menzani @GiovanniMenzani

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