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La recensione di PcSera: Guardians of the Galaxy

Guardians of the galaxy, recensione di Barbara Belzini per PiacenzaSera.it

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Guardians of the galaxy

Rocket Raccoon: Why would you want to save the galaxy?

Peter Quill: Because I’m one of the idiots who lives in it!

Come avevamo preannunciato, ad agosto 2014 è uscito nelle sale cinematografiche statunitensi e in gran parte del mondo il nuovo film prodotto dai Marvel Studios, Guardians of the Galaxy.

Se vi state chiedendo perché ne parliamo solo ora, sappiate l’Italia è stato l’ULTIMO paese al mondo in cui il film è stato distribuito. Ho visto gente minacciare di legarsi davanti alle ambasciate e valutare di trasferirsi in Iran.

Pare sia andato benino, ad oggi  ha incassato $330 e rotti milioni al box-office nordamericano e $439 milioni nel resto del mondo, per un totale mondiale di $770.104,000 milioni, diventando il secondo incasso mondiale dell’anno dietro a Transformers 4 – L’era dell’estinzione.

Bando alle ciance, questo è uno di quei Marvel da non perdere. E’spassosissimo. E’un film pieno di citazioni anni’80, il sogno di ogni quarantenne nerd. Pensateci: quand’è l’ultima volta che avete visto un walkman???? E la prima volta che avete visto un walkman sulla locandina di un film? I riferimenti musicali e cinematografici sono OVUNQUE in questo film, che pesca a mani basse nell’immaginario degli adolescenti degli anni ’80.

Il regista James Gunn è infatti classe 1970, ha lavorato per la Troma Entertainment (la casa di produzione newyorkese marcatamente splatter e comunque indescrivibile – se non la conoscete fate un giro qui http://www.troma.com/ – che ha avuto grande influenza su Robert Rodriguez, Quentin Tarantino, Joe Dante), ha pubblicato un romanzo che si chiama “All I Need to Know About Filmmaking I Learned from the Toxic Avenger” attualmente alla quinta edizione, e ha scritto la sceneggiatura di Scooby Doo. Ergo è un pazzo scatenato assolutamente adorabile e sicuramente il personaggio più adatto a dirigere una saga di eroi (?) alternativi agli Avengers.

Eroi decisamente no, alternativi sicuramente: il quintetto protagonista di Guardian of the Galaxy è un improbabile gruppo di freak, composto da un orfano rapito e assoldato da una banda di malfattori (Peter Quill), un’orfana di sangue reale dalla pelle verde (Princess Gamora), un procione geneticamente modificato che gira armato di mitra (Rocket Raccoon), una pianta animata che sa dire solo il proprio nome (Groot) e un carcerato in cerca di vendetta per la sua famiglia sterminata (DAx il Distruttore) che ha problemi nella comprensione delle metafore “Metaphors go over his head” “NOTHING goes over my head!… My reflexes are too fast, I would catch it”.

Fatemi contare dunque: abbiamo il malvivente che vive di espedienti, la principessa, i cacciatori di taglie, il personaggio monolitico e ottuso, tutti che pensano solo al proprio interesse e che si trovano coinvolti nel furto di un potentissimo oggetto che li porterà ad unirsi ad una causa comune per salvare la terra (sì, è sempre la solita storia).

Da molte fonti autorevoli si è gridato al miracolo, al nuovo “Star Wars”, si sono lanciati avvertimenti a J.J.Abrahmas (che, vi ricordiamo, sta girando Star Wars Episodio VII). E in effetti, se la storia non è originale, i personaggi lo sono, e i dialoghi sono assolutamente fan-ta-sti-ci. I guardiani della galassia non sono nati eroi, lo diventano per caso, e sgangheratamente, e anche loro malgrado: la perdita dei legami familiari, la sofferenza, la solitudine, la “diversità” è quello che accomuna questi personaggi minori e li tiene uniti, sulla falsariga delle solitudini che si compensano che siamo abituati a vedere sugli schermi anche nei prodotti per bambini (nell’Era Glaciale, Shreck, e Monsters & Co. c’è sempre qualcuno della banda sgangherata che a un certo punto dice la battuta funzionale chiave “there is no us”, che porta inevitabilmente al crearsi di una famiglia non convenzionale solidissima).

Lo dice perfettamente il leader Peter Quill, wannabe Lord-Star:

“When I look around, you know what I see? Losers. I mean like, folks who have lost stuff. And we have, man, we have, all of us. Homes, and our families, normal lives.” (Quando mi guardo intorno, sapete cosa vedo? Perdenti. Nel senso di gente che ha perso qualcosa. E tutti noi abbiamo perso qualcosa. Case, famiglie, vite normali).

Del resto, è un gruppo che ha come proprio eroe di riferimento Kevin Bacon in Footloose, come dice Gamora (Zoe Saldana, che questa volta ha scelto il personaggio verde e non quello blu) verso il finale: “We’re just like Kevin Bacon” (che, vi ricordo, è il supercattivo Sebastian Shaw in X-Men: first class).

La chiave vincente dell’operazione è esattamente questa: svincolarsi dalla rigidità, nobiltà, eccezionalità dei classici eroi Marvel e lanciare con un tiro di dadi una serie di personaggi male assortiti in una sceneggiatura tradizionale, fornendo loro una serie di caratteristiche e riferimenti culturali totalmente fuori contesto.

Ancora una volta c’è il crossover con il resto dell’Universo Marvel, grazie al personaggio del Collezionista, già visto nel contro finale di Thor: the Dark World.

Ancora una volta siamo di fronte a un’operazione che già prevede un sequel (in uscita nel 2017), dove probabilmente Peter Quill ritroverà suo padre. WE are Groot.

Barbara Belzini 

Tw: @BarbaraBelzini

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