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Regionali. Sanità, Tarasconi e Molinari (Pd) incontrano i primari: «Contare di più in Regione» foto

Sanità piacentina, il modello del futuro con le criticità e le soluzioni. Si è parlato di questo ieri pomeriggio all’auditorium Sant’Ilario di Piacenza durante un incontro voluto dai candidati del Pd alle regionali di domenica 23 novembre Katia Tarasconi e Gian Luigi Molinari

Sanità piacentina, il modello del futuro con le criticità e le soluzioni. Si è parlato di questo ieri pomeriggio all’auditorium Sant’Ilario di Piacenza durante un incontro voluto dai candidati del Pd alle regionali di domenica 23 novembre Katia Tarasconi e Gian Luigi Molinari per conoscere da vicino le dinamiche che dovranno affrontare se verranno eletti in Consiglio regionale. E per conoscerle si sono rivolti a coloro che in tali dinamiche sono immersi per mestiere, ruolo e competenza. In tanti hanno risposto all’appello, su tutti i primari di alcuni dei reparti più importanti degli ospedali piacentini come Luigi Cavanna di Oncologia (Piacenza), Fabio Fornari di Gastroenterologia ed Ematologia (Piacenza), Giuseppe Civardi di Medicina generale (Fiorenzuola), Domenico Cuda di Otorinolaringoiatria (Piacenza), Marco Zannini di Ostetricia e ginecologia (Piacenza), Carolina Cuzzoni, già direttore sanitario dell’ospedale di Castelsangiovanni, e altri ancora. C’erano poi infermieri, farmacisti (era presente Roberto Laneri, presidente dell’Ordine), rappresentanti del mondo sindacale e delle associazioni oltre a cittadini interessati a un argomento di vitale importanza, soprattutto in ordine alle politiche regionali; basti pensare che i due terzi del bilancio della Regione Emilia-Romagna riguardano la sanità.

Un settore delicatissimo soprattutto per il Piacentino, territorio di confine e in quanto tale unico per caratteristiche ed esigenze in ambito regionale. Un incontro informale, praticamente una tavola rotonda senza relatori e convenuti ma tutti sullo stesso piano; anzi, i candidati si sono messi all’ascolto degli addetti ai lavori e hanno fatto domande più che fornire risposte. «Vogliamo sapere come vivete la situazione dall’interno – hanno detto i candidati – voi che di sanità vi occupate “sul campo”, avendo a che fare con i pazienti da un lato e con i vertici dell’Azienda Usl dall’altro».

E i temi affrontati sono stati tanti; su tutti la peculiarità tutta piacentina che riguarda appunto la posizione geografica in una fase storica decisamente importante nella quale le risorse scarseggiano e la Regione è in piena riorganizzazione della rete ospedaliera. Una riorganizzazione che va verso la cosiddetta area vasta nella quale – hanno subito sottolineato Tarasconi e Molinari – Piacenza «dovrà giocare un ruolo di primo piano e non il contrario».

Un dibattito apertissimo nel quale le posizioni sono spesso contrastanti. A partire dalla questione della centrale del 118 di Piacenza, il cui “spegnimento” avverrà – è notizia delle ultime ore – il 10 dicembre: tutte le chiamate di emergenza verranno dirottate su Parma che già gestisce quelle di Reggio Emilia e Modena. Una scelta dettata dall’esigenza di contenere i costi e che sul cittadino – dicono alcuni addetti ai lavori – impatterà in modo relativo visto che la rete del soccorso rimarrà comunque operativa sul territorio ma si tratta “solo” di cambiare il luogo di ricezione e gestione delle telefonate. C’è però chi vede in questo “trasloco” una sorta di impoverimento di Piacenza in ottica regionale.

Così la pensa Fabio Fornari, primario di Gastroenterologia, che allargando il discorso ha espresso tutte le sue perplessità sul concetto stesso di area vasta: «Abbiamo sotto gli occhi l’esperienza della Romagna – ha detto – I vantaggi non ci sono. Non c’è stato alcun risparmio evidente e, al contrario, ci sono meno referenti per i cittadini e per noi medici». Il timore, dunque, è per un’area vasta che abbia un solo direttore generale, meno raggiungibile, meno addentro alle peculiarità dei singoli territori.

Sulla stessa lunghezza d’onda è anche Marco Zannini, primario di Ostetricia del Guglielmo da Saliceto: «Piacenza è lontana da Reggio Emilia, pur essendo nella stessa area, ed è vicinissima a Milano: il rischio è che i pazienti se ne vadano in Lombardia se non trovano le risposte adeguate». Zannini ha poi parlato dell’importanza del rapporto ospedali-università che va potenziato, favorito, incentivato.

Giuseppe Civardi, primario di Medicina dell’ospedale di Fiorenzuola (in questi mesi al centro di accesissimi dibattiti dopo la decisione della Regione di ristrutturarlo, con tutti i disagi che ne conseguono per operatori e pazienti della Valdarda), ha sottolineato quanto sia determinante il concetto di rete ospedaliera: «Chi varca la porta dell’Ospedale di Fiorenzuola deve sapere che entra in una rete di servizi, efficiente e ben organizzata». E il sistema deve favorire questa rete: non basta dare il contentino ai presidi periferici come Fiorenzuola o Castelsangiovanni, ma «è indispensabile una progettualità seria e concreta».

Domenico Cuda, primario di Otorinolaringoiatria di Piacenza, si rivolge ai candidati partendo dal loro slogan: «Per Piacenza con Grinta». E’ proprio la grinta ciò che serve in questo periodo; è indispensabile per fare in modo che si vada nella direzione giusta. E chi rappresenterà il territorio e la sanità piacentina in Regione dovrà mettercene molta di grinta, visto che siamo ai confini dell’Emilia-Romagna e storicamente siamo visti come la Cenerentola della Regione. «L’unico modo per gestire bene i pazienti, per fare in modo che si affidino alle nostre cure – ha detto Cuda – è investire nelle eccellenze che abbiamo. Sono investimenti che generano risparmio». L’importante è che vengano fatti con intelligenza e, attualmente in Regione esistono esempi che lasciano perplessi; Cuda ne fa uno: possibile che a Piacenza non ci sia la Neurochirurgia ma ci sia a Reggio, Modena e Bologna, ovvero nell’arco di pochi chilometri?

Anche Luigi Cavanna, primario di Oncologia dell’ospedale di Piacenza, torna sull’area vasta: «In alcuni momenti storici, di crisi, nascono delle parole d’ordine che vanno di moda. Adesso c’è la centralizzazione, l’area vasta. Dobbiamo chiederci a cosa serve, a chi serve, se è è utile, se c’è un risparmio effettivo. Dalla Romagna sappiamo che le cose non funzionano meglio, che c’è una gran confusione. Io ritengo che la serietà dovrebbe imporre come regola che prima si faccia uno studio pilota e solo dopo si agisca». «Quello che vi raccomando quando sarete in Regione – ha detto rivolgendosi direttamente ai candidati Tarasconi e Molinari – è di fare cambiamenti dopo aver chiesto, sperimentato». Una raccomandazione che ha già la risposta in uno degli slogan della campagna elettorale di Tarasconi e Molinari: «Vogliamo una Regione che chiede prima di decidere». Cavanna ha concluso: «I cittadini di Piacenza non ci vanno a Reggio o a Bologna, vanno a Milano. Piacenza ha una sua specificità. Questo la Regione lo sa e voi dovrete ribadirlo con forza e decisione. La posizione geografica ha un suo valore che deve essere considerato». Ed è un tema, questo dell’attrattività verso la Lombardia che ha trovato subito d’accordo i candidati del Pd: «L’ospedale di Codogno si sta ridimensionando e c’è tutta un’area di popolazione che di certo preferirebbe orientarsi su Piacenza piuttosto che su Milano – hanno detto – E di questo la Regione dovrà tenere senz’altro conto».

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