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Le Rubriche di PiacenzaSera - Le Recensioni CJ

“Sukierae” di Tweedy, la recensione di Country Joe

In attesa del ventesimo compleanno degli Wilco, l’anno prossimo (album doppio in uscita e tour mondiale, speriamo tocchi il Belpaese), ecco il prolifico Jeff Tweedy - quasi prolifico come Kozelek, ma meno pazzo, e che due fuoriclasse… - tirar fuori quest’altro album doppio a nome “Tweedy”, in quanto registrato con l’ausilio del figlio Spencer, batterista appena diciottenne.

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TWEEDY
Sukierae (2014)

In attesa del ventesimo compleanno degli Wilco, l’anno prossimo (album doppio in uscita e tour mondiale, speriamo tocchi il Belpaese), ecco il prolifico Jeff Tweedy – quasi prolifico come Kozelek, ma meno pazzo, e che due fuoriclasse… – tirar fuori quest’altro album doppio a nome “Tweedy”, in quanto registrato con l’ausilio del figlio Spencer, batterista appena diciottenne.

Padre e figlio, dunque, insieme per un’opera dall’atmosfera casalinga, gradevolissima, con arrangiamenti non troppo patinati, insomma senza tutto quel lavoro ossessivo di lima, anzi con qualche bella sbavatura (Tweedy stesso cita Daniel Johnston).

Diretto e sincero come l’album di un esordiente registrato nella tavernetta al seminterrato, con le pareti ammuffite e l’intonaco scrostato.

Diretto e sincero e bellissimo.

Emoziona di Jeff la grazia con cui si fa accompagnare dal suo ragazzo, che pare bravo davvero: c’è persino un rullo di tamburi che sembra preso in prestito da Keith Moon…

Emoziona la sua chitarra, almeno in un paio di episodi (“ New moon” e “Flowering”, uno dei brani migliori in assoluto) da pelle d’oca. Non è un disco di folk puro, c’è spazio per il garage dell’opener “Please don’t let me be understood”, il country a là Beck di “High as hello” e “Summer noon”, il valzer di “Wait for love”, la lennoniana “World away” e la psichedelica sperimentale di “Diamond light pt. 1”, altro grandissimo pezzo.

Possiamo dunque perdonargli qualche canzone di troppo, quasi dei riempitivi: il riff di “I’ll sing it” assomiglia a “Volunteers” degli Airplane, ad esempio. Nel finale “Sukierae” accusa un po’ la stanchezza, anche se “Slow love” è notevole colpo di coda.

Giovanni Battista Menzani
@GiovanniMenzani

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