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Bonaccini: “Verso quattro Province”. Saliera presidente dell’assemblea foto

L’Emilia-Romagna abolirà le province entro il 2017 anticipando la riforma costituzionale e Piacenza sarà accorpata con Parma e forse nella "grande Emilia" con Reggio e Modena

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Si è tenuta la prima assemblea regionale dell’Emilia Romagna a Bologna con all’ordine del giorno l’elezione del presidente e dell’ufficio di presidenza.

SALIERA PRESIDENTE – Eletta alla presidenza dell’assemblea regionale con 43 voti su 50 (solo i 5 Stelle non hanno votato) Simonetta Saliera, esponente del Pd ed ex vicepresidente della Regione. 

Eletti vicepresidenti il leghista Fabio Raineri e Ottavia Soncini del Pd. Yuri Torri (Sel), 31 voti, e il piacentino Matteo Rancan (Lega), 11, sono i due consiglieri segretari del nuovo Ufficio di presidenza. Giorgio Pruccoli (Pd), 31 voti, e il piacentino Tommaso Foti (Fdi), 11, sono i nuovi consiglieri questori dell’Ufficio di presidenza.

Il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha chiesto alla neo presidente dell’assemblea Simonetta Saliera procedere ad una convocazione più rapida possibile per l’insediamento della giunta regionale. 

Matteo Rancan, il consigliere leghista tra i più giovani della storia della Regione (23 anni), è il nuovo segretario dell’Assemblea legislativa. Lo ha eletto lo stesso consiglio regionale, nel corso della seduta di insediamento di questa mattina. Il Carroccio è la principale forza d’opposizione, forte del 20 per cento sfiorato a livello regionale e dello storico 28,2 per cento messo a segno in provincia di Piacenza, dove il centrodestra ha dominato sul centrosinistra. “Questa elezione, e l’incarico di segretario, sono un onore e una grande responsabilità che intendo onorare col massimo impegno – dice Rancan –. L’obiettivo è portare Piacenza in una Regione storicamente Bologna-centrica e da sempre legata all’apparato Pd, che ha proprio in Bologna il suo quartier generale. La Lega Nord si conferma l’unica forza che crede e investe nei giovani. Portiamo in Regione l’unico, vero e autentico, rinnovamento”.

QUATTRO PROVINCE IN EMILIA ROMAGNA – L’Emilia-Romagna abolirà le province entro il 2017 anticipando la riforma costituzionale e Piacenza sarà accorpata con Parma e forse nella “grande Emilia” con Reggio e Modena. A delineare lo scenario delle “aree vaste” per le Province, anticipato anche in una recente visita piacentina, il neo presidente della Regione, Stefano Bonaccini, in una serie di dichiarazioni riprese dalla Gazzetta di Modena.

Bonaccini è intenzionato a bruciare sul tempo le altre regioni italiane avviando una rivoluzione amministrativa di concerto con il governo entro due anni al massimo.

“Dobbiamo metterci subito al lavoro per avere in questa Regione – ha affermato – non più le nove province attuali ma al massimo quattro aree vaste”. Il confronto con Roma è già partito e porterà l’Emilia-Romagna a fare da apripista in Italia nel complesso processo di riordino dei livelli di governo territoriale.

Il campanilismo, questa volta, dovrà essere messo davvero da parte. Il presidente della Regione – accompagnato ieri dal suo braccio destro Andrea Rossi, ex sindaco di Casalgrande – ha le idee chiare e la nuova geografia è praticamente definita. Reggio andrà con Modena all’interno della prima area vasta. Bologna farà gioco a sè, ma potrebbe “mangiarsi” Ferrara. Le tre province della riviera dovranno arrendersi alla creazione di unica area vasta che comprenderà Ravenna, Rimini e Forlì-Cesena. Restano Parma e Piacenza, che dovrebbero rientrare nella quarta area vasta, anche se l’intenzione sarebbe quella di accorparle con Modena e Reggio sotto l’egida della Grande Emilia. “Ma le due province, però, vorrebbero restare fuori da questo quadro. Prima saranno accorpate tra loro: poi valuteremo altri passi in un secondo momento”.

Sul tema dei dipendenti e degli esuberi, Bonaccini ha affermato: “Quello che noi vorremmo fare è garantire che nessuno rimanga a casa o disoccupato. Ho già incontrato i sindacati confederali con i quali ho firmato un documento per l’istituzione di un tavolo di discussione permanente e di interlocuzione col governo, che si deve impegnare per trovare le soluzioni più adeguate affinché nessuno perda il lavoro. Entro qualche settimana scriveremo una legge che assegnerà le funzioni ai vari enti. Stiamo cercando di ottenere il miglior risultato possibile”.

Foti (Fd’I-AN) a Bonaccini: “Piacenza non sarà mai una dépendance di Parma”

“Che il Presidente della regione Emilia-Romagna si ponga oggi l’obiettivo di abolire le province entro il 2017, quando alcuni mesi fa il Presidente del Consiglio annunciava agli italiani di averle abolite, è la conferma che la sinistra al più sa prendere in giro gli elettori, ed è incapace di governare”, lo afferma il consigliere regionale Tomaso Foti (Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale):

“Ciò che però appare davvero stupefacente è che, nel corso di una visita domenicale a Reggio Emilia e ancora prima di essere nel pieno dei suoi poteri – continua la nota – il Presidente Bonaccini si diletti a disegnare un nuovo quadro istituzionale dell’Emilia-Romagna, accorpando ora questa, ora quella provincia, incurante delle tradizioni dei territori e preoccupandosi unicamente di arrivare primo nella tragicomica gara dello sfascio dello Stato promossa dal duo Renzi-Del Rio”.

“Infatti, con la scusa di creare quattro aree vaste – aggiunge Foti – il Presidente della Regione annuncia il futuro accorpamento di Piacenza con Parma e di Reggio Emilia con Modena, premessa per una futura area ancora più ampia che, da sola, comprenda tutti i comuni posti tra il territorio di Piacenza e quello di Modena. Neppure al tempo dei ducati si arrivò a tanto, ma il novello zar dell’era Renzi ha fretta di passare alla storia e, quindi, poco gli importa se prende fischi per fiaschi”.

“Sappia però Bonaccini da subito – osserva il consigliere di Fd’I-AN – che non tutti gli amministratori e non tutti i territori saranno proni e supini ai suoi voleri. Se pensa di fare di Piacenza una dépendance di Parma si accorgerà di cosa sono capaci i piacentini e, soprattutto, si renderà conto che la sconfitta conseguita in terra piacentina alle recenti elezioni regionali sarà, per lui e per i suoi adepti, un momento felice rispetto a quanto di ben più doloro gli riserverà il futuro”.

“A Piacenza la sinistra non passa – conclude Foti – tanto meno quando pretende d’imporre i propri voleri con quell’arroganza che le è propria. Di creare un’area vasta proprio non se ne parla e, in ogni caso, non sarà comunque Bonaccini a deciderlo sulla testa dei piacentini. Quei piacentini ai quali, come i fatti dimostrano, converrebbe assai entrare a far parte della Lombardia, anziché continuare a vedere il proprio territorio trattato come terra di conquista da parte di un sedicente padrone del vapore, quale il Presidente della Regione ritiene di essere”.

CONVOCATA LA PRIMA ASSEMBLEA REGIONALE – E’ stata ufficialmente convocata lunedì 29 dicembre 2014, alle ore 10, la prima seduta della nuova Assemblea legislativa,scaturita dalle elezioni regionali del 23 novembre scorso. A siglare la convocazione la presidente uscente, Palma Costi.

All’ordine del giorno, dopo l’insediamento dei neo consiglieri, l’elezione dell’Ufficio di presidenza dell’Assemblea, composto dal presidente, da due vicepresidenti, due segretari e due questori.

In apertura dei lavori verrà costituito un Ufficio di presidenza provvisorio formato da tre consiglieri: il più anziano di età, che fungerà da presidente e che guiderà la prima seduta fino all’elezione del nuovo presidente, e i due più giovani, uno per ciascun genere, che avranno il ruolo di segretari.

Si procederà quindi alle quattro elezioni separate per eleggere i componenti del nuovo Ufficio di presidenza (presidente, vicepresidenti, segretari e questori). Il voto sarà palese, a meno che non venga richiesto il voto segreto da almeno un quinto dei 50 consiglieri regionali.

Il presidente verrà eletto a maggioranza dei quattro quinti dell’Assemblea, saranno quindi necessari i voti a favore della candidatura proposta da parte di almeno quaranta consiglieri.

Nel caso in cui, dopo due scrutini, nessun candidato abbia ottenuto la maggioranza richiesta, ci sarà una terza votazione, da tenersi di diritto il giorno successivo, per la quale sarà sufficiente la maggioranza dei voti dei consiglieri regionali, quindi 26 voti a favore.

Se anche questa votazione non dovesse raggiungere il quorum richiesto, si procederebbe con la necessaria presenza della maggioranza dei consiglieri in carica e risulterebbe eletto chi avesse ottenuto il maggior numero di voti o, in caso di parità, il più anziano di età.

Per quanto riguarda l’elezione degli altri componenti dell’Ufficio di presidenza, ogni consigliere vota un solo nome. Risulteranno quindi eletti, per ogni scrutinio, i due consiglieri che avranno ottenuto il maggior numero di voti. In caso di parità, risulterà eletto il candidato più anziano di età.

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