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Fondazione, Toscani in consiglio “Patrimonio solido. Trenta milioni da investire”

"La Fondazione è stata vista per lungo tempo come un bancomat - ha detto Toscani -. Ora non sarà più cosi, ora vogliamo sostenere progetti: la Fondazione deve essere propulsore di iniziative del territorio". 

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Consiglio comunale di Piacenza dedicato alla Fondazione di Piacenza e Vigevano. Su impulso di un gruppo di consiglieri era stata richiesta una seduta per chiarire la situazione patrimoniale e le prospettive dell’ente di via S. Eufemia. Presente in aula il presidente Massimo Toscani, insieme al direttore Marco Mezzadri, alla consigliera Milena Tibaldi Montenz (rappresentante del Comune nell’ente), e ad alcuni membri del cda, come Franco Egalini e Carlo Ghisoni, mentre Giorgio Milani e il vice presidente Roberto Rovero erano seduti tra il pubblico. 

La sua audizione è iniziata con una serie di domande da parte dei consiglieri, sullo stato di salute dell’ente.

La sua replica: “Quando sono stato eletto presidente ho detto subito che bisognava conoscere quello che saremmo andati a amministrare. E a questo ci siamo dedicati in questi mesi, in maniera approfondita. Il collega Milani del consiglio di amministrazione lo sa, abbiamo usato una modalità Rashomon, per avere un’immagine veritiera abbiamo chiesto a tre istituti di credito diversi di analizzare la situazione della Fondazione.

Qui siamo in tema di spending rewiew, questa operazione ci e’ costata in tutto 4mila euro. Il patrimonio della Fondazione e’ importante, e andrebbe valorizzato. Per questo abbiamo deciso di indire un concorso di idee sull’immobile Santa Chiara. Ristrutturarlo e mantenerlo intero avrebbe costi troppo alti, quindi abbiamo deciso di promuovere un bando di livello internazionale, per mantenere una parte pubblica e una parte metterla in vendita”.

“Per quanto riguarda la scelta di un advisor – ha aggiunto Toscani – abbiamo pubblicato un bando su ’Il Sole 24 Ore’ e su ’Milano Finanza’, sul nostro sito sono specificati tutti i requisiti richiesti. Il bando scadrà il 22 dicembre”.

“Sui rapporti con gli organi della Fondazione, io non sopporto l’atteggiamento paternalistico che si attribuisce al presidente, quindi esiste la massima comunicazione possibile tra il cda e il consiglio generale. I consiglieri vengono costantemente informati su quanto viene deliberato. Per questo sono state introdotte le commissioni tematiche. Forse c’erano anche prima, ma non so quanto bene lavorassero”.

Il presidente Toscani lancia poi, per il 2015, una giornata che sia dedicata agli stati generali del territorio piacentino: “Non mi piace – ribadisce – l’idea di una Fondazione paternalistica. E’ una squadra che lavora, un centro servizi per il territorio. Per diverso tempo la Fondazione e’ stata vista come un bancomat, mentre in realtà e’ un’altra cosa. Dovrebbe valutare progetti, e anzi elaborarne di propri, perché e’ a questo che servono le commissioni. Deve essere organo propulsore di iniziative”.

La seduta del consiglio comunale è stata sospesa per consentire la distribuzione di copie dell’indagine sul patrimonio della Fondazione, affidata alle tre banche: Unicredit, Banca Expedia e Banca Profilo (attuale Advisor della Fondazione). Il patrimonio da tutte e tre le banche è stato valutato nella stessa maniera: si parla di un patrimonio finanziario di 371 milioni di euro, che scende a 340 milioni prendendo in considerazione il valore effettivo.

Nello specifico, la differenza maggiore si evidenzia nel portfolio delle obbligazioni strutturate, dove il valore complessivo a bilancio è di 151.934.971 euro, mentre il controvalore di mercato scende a 109.547.900, mentre la liquidità dell’ente è di 66 milioni e 842 mila euro. 

Sul fronte delle partecipazioni azionarie, è la cassa depositi e prestiti a fare la parte del leone, con un valore a bilancio di oltre 26 milioni che si alza fino a superare i 55 milioni di euro per il mercato. Male Enel e Iren: scese rispettavamente da 35 milioni a 22 milioni, e da 4 milioni a un milione e 635mila euro. Su Monte Parma l’ente ha già deciso di vendere le proprie quote, il cui valore è stato stimato in 28 milioni e 500 mila euro (ma nell’operazione la Fondazione ha perso, come ricorda lo stesso Toscani, quasi 50 milioni). Tra le voci figura anche Notrine, società finanziaria lussemburghese di cui si è già parlato più volte: l’investimento della Fondazione fu di un milione di euro, che finì in una banca a Gibuti. Di tutta l’operazione, ricorda Toscani durante il proprio intervento “non esiste una delibera”. La partecipazione della Fondazione in Notrine a bilancio è pari a zero. 

In merito alle azioni Unicredit, la cui opzione forward scadeva proprio oggi, l’ente ha deciso di farla valere, acquistando 5 milioni di euro in azioni, avendo già accantonato 14 milioni e 400 mila euro per le perdite. una decisione assunta anche dopo le rassicurazioni ricevute dallo stesso ad di Unicredit, Federico Ghizzoni. Sul fronte della causa con Jp Morgan (per l’acquisto di bond fresh non propriamente vantaggiosi), il presidente Toscani ha spiegato che la sentenza arriverà in primavera tra marzo e aprile. Nel caso in cui l’ente dovesse uscirne vittorioso, il contratto sarà dichiarato nullo e la Fondazione dovrà pagare 2 milioni di euro (già accantonati), nel caso in cui l’esito fosse sfavorevole via S.Eufemia dovrà sborsare 14 milioni e 400 mila euro, di cui 5 per l’acquisto di titoli. La perdita quindi sarebbe di 9 milioni e 400 mila euro, e anche in questo caso in parte già accantonati (4 milioni). La causa va di pari passo con quella intentata contro l’advisor di allora, ossia Prometeia. 

“Alla fine – conclude Toscani – abbiamo un patrimonio di 340 milioni di euro. questa è la fotografia dell’ente, che noi non interpretiamo. Gli investimenti attuali fanno sì che sia un patrimonio solido. Alle lettere del ministero del Tesoro, perché ne sono arrivate 2, abbiamo fatto rispondere dal direttore generale Marco Mezzadri, mentre noi abbiamo chiarito, come ci era stato chiesto, come abbiamo intenzione di investire il patrimonio. Al momento – afferma il presidente Toscani – potremmo investire 30 milioni di euro. Noi abbiamo scelto di puntare su prodotti finanziari a basso rischio, come obbligazioni di breve durata e polizze, con capitale a restituzione garantita e stacco cedolare, perché noi abbiamo bisogno di reinvestire sul territorio. Questa proposta ha già ricevuto parere positivo del nostro attuale advisor e della commissione investimenti della Fondazione. Come prima azione abbiamo investito in obbligazioni “L’ospedale cresce con noi”, con un rendimento del 2,10% con lo 0,20 devoluto al reparto di pediatria di Piacenza. In generale si tratta di investimenti con una percentuale di risultato pari al 2%. Volete di più? Allora si alza il rischio”. 

IL FUTURO : Tra i prossimi impegni della Fondazione figura la revisione dello statuto. Quanto è accaduto durante le dimissioni dell’ex presidente Scaravaggi, sottolinea Toscani, dimostra che c’è la necessità di mettervi mano. Se ne occuperà non solo lo studio legale, ma anche alcuni componenti del consiglio stesso della Fondazione. Per quanto riguarda l’azione di responsabilità che la Fondazione potrebbe intentare contro le gestioni precedenti, il presidente ribadisce che “non ci sottrarremo a tutte le verifiche che il nostro ruolo ci impone”. Expo, la Fondazione ha già accantonato 500 mila euro per sostenere progetti del territorio, metà già nell’anno in corso e la seconda metà il prossimo anno. “Ma noi vogliamo sostenere iniziative che diano un orizzonte più ampio di Expo 2015 – osserva -, vediamo che Piacenza a differenza di altre città come Cremona e Milano, è poco riconoscibile in termini di brand. Proprio per questo dico che dobbiamo lavorare insieme al territorio”. Poli universitari, “vanno difesi – dice Scaravaggi – ma sia chiaro che noi non paghiamo gli stipendi dei professori, ma finanziamo progetti a beneficio degli studenti. A questo proposito vedo che non c’è niente per le scuole superiori. L’università a che fare con il lavoro, mentre il liceo ti forma come persona. Dobbiamo avere più progetti per le scuole superiori”. 

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