Quantcast

Il vescovo Ambrosio, l’ultima omelia dell’anno e il Te Deum

Omelia del Vescovo mons. Gianni Ambrosio pronunciata in cattedrale durante la Messa del 31 dicembre 2014, rito durante il quale è stato cantato anche il Te Deum

Più informazioni su

Omelia del Vescovo mons. Gianni Ambrosio pronunciata in cattedrale durante la Messa del 31 dicembre 2014, rito durante il quale è stato cantato anche il Te Deum.

Solennità di Maria, Madre di Dio, Te Deum. Piacenza, Cattedrale; 31 dicembre 2014

Letture: Num 6,22-27; Gal 4, 4-7; Lc 2, 16-21

1. Contempliamo questa sera il mistero dell’incarnazione celebrando la divina Maternità di Maria. È la festa più importante della Vergine Santa: noi onoriamo Maria con titoli diversi, ma il fondamento di tutto è la sua Maternità. È la Madre di Gesù, il Cristo, il Redentore, il Figlio di Dio. Per questo la riconosciamo e la onoriamo come Madre di Dio. Tutto in Lei dipende dalla sua divina maternità: il Figlio del Padre è diventato uomo nel suo grembo, è “nato da donna”, come ci ha ricordato l’apostolo Paolo, nato dal grembo di Maria, la piena di grazia.

Con lo sguardo di Maria rivolto al Bambino, entriamo con più grande consapevolezza nel mistero stesso dell’incarnazione del Figlio di Dio, che è entrato nel tempo, è venuto a condividere la storia umana con tutte le sue vicissitudini. Con lo sguardo della Madre del Signore, il mistero dell’incarnazione ci rivela il pieno coinvolgimento di Gesù nella nostra esistenza umana: Gesù entra nella nostra condizione umana per assumerla pienamente e per salvarla, tutta la nostra umanità è redenta dal Figlio di Dio, da quel Bambino che ha bisogno di essere custodito e nutrito da Maria.

2. Fratelli e sorelle, chiediamo alla Vergine Santa di donarci il suo sguardo, i suoi occhi per contemplare insieme a Lei il Bambino che lei ha partorito e nutrito e per custodire e meditare il grande mistero. Così la luce del Natale illumina la nostra esistenza, così possiamo riconoscere che tutta la storia umana è illuminata da Gesù, il Salvatore. Sappiamo che la storia è segnata da difficoltà e da oscurità, è carica di molte inquietudini, di molte sofferenze. Ma nella fede in Gesù Cristo, abbiamo la luce per poter vedere che la nostra vita è orientata verso la meta finale, grazie alla presenza di Gesù, il Salvatore.

Questa grazia ci è donata nel Natale del Signore Gesù: anche noi, come i pastori e soprattutto come Maria, accogliamo l’annuncio degli angeli e viviamo illuminati e confortati dalla grazia del Dio-con-noi. Seguiamo i pastori che andarono senza indugio e si misero in cammino per vedere il Bambino. Seguiamo Maria, la Madre, che custodiva e meditava nel suo cuore, con il silenzio adorante e con la preghiera fatta di stupore e di lode, il grande mistero di quel Figlio, nato dal suo grembo.

3. In quest’ultima sera dell’anno, anche noi, sull’esempio di Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa, siamo invitati alla lode, al silenzio adorante, all’invocazione della luce e della speranza per noi, per la nostra città, per il nostro Paese, per l’umanità. È tradizione concludere l’anno che finisce con il Te Deum, l’inno di lode e di ringraziamento a Dio, la preghiera piena di saggezza cristiana. Proprio questa sapienza ci rende consapevoli che anche il tempo che scorre, con il susseguirsi delle vicende liete e tristi della storia, è stato redento. Con la nascita di Cristo, dopo il parto della divina maternità di Maria, il tempo che passa è tempo di salvezza, tempo in cui incontrare il Salvatore. Perché il tempo è pieno della presenza del Signore che ha condiviso la nostra condizione umana, che è morto e risorto per donarci la grazia di partecipare alla pienezza della vita, alla vita eterna, nel mistero di Dio.

La storia è storia di salvezza per chi accoglie nella fede il Signore Gesù. La nostra vicenda umana, il grande travaglio che stiamo vivendo, le crisi di vario genere che ci fanno soffrire, tutto questo esige uno sguardo di fede, una lettura credente. È il grande contributo, è la missione che la nostra Chiesa può e deve dare alla vita e al futuro di questa città e delle nostre comunità: siamo chiamati a ravvivare la speranza che non poggia sulle nostre capacità ma su Dio. Siamo chiamati ad animare la vita con il lievito del Vangelo, perché sia vita buona per tutti. Siamo chiamati ad essere segno e strumento dell’amore misericordioso di Dio nelle vicende quotidiane.

Nel Te Deum ringraziamo Dio per i suoi doni e, proprio nel ringraziare, ci rendiamo conto che i molti aspetti oscuri e difficili del tempo che viviamo non possono indurci alla rassegnazione o al cinismo, ma ci impegnano a riconoscere l’azione di Dio nella storia e a scorgere i molti gesti di vita, di bontà, di generosità che la cronaca quotidiana ignora. Affidiamo alla Vergine Santa, Madre di Dio e Madre nostra, la nostra preghiera fiduciosa: “Soccorri i tuoi figli, Signore, che hai redento col tuo Sangue prezioso (…), salva il tuo popolo, Signore, guida e proteggi i tuoi figli”. Amen.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.