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Imu agricola (Confagri): “Un salasso che viola lo statuto del contribuente”

La scadenza entro il 16 dicembre da pagare con altimetro alla mano

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“In un momento in cui ci attendiamo dal governo sostegno e sgravi fiscali – commenta Enrico Chiesa, presidente di Confagricoltura Piacenza – ci troviamo di fronte all’ennesima patrimoniale posta sui nostri beni produttivi più preziosi e irrinunciabili: i terreni. Stiamo parlando, ovviamente, dell’Imu agricola, tassa contro la quale abbiamo in passato condotto un’opposizione a tutti i livelli ed in merito alla quale anche lo Stato non ha potuto che riconoscere l’extra gettito generato strizzando le risorse delle nostre imprese. Nonostante oggi – prosegue Chiesa – l’agricoltura rappresenti una delle poche frecce rimaste all’arco del nostro Paese per tentare una ripresa, gli s’infligge l’ennesima imposizione capestro”.

La norma, che vede la scadenza fissata il prossimo 16 dicembre è stata duramente criticata da Agrinsieme, il coordinamento di Confagricoltura, Cia ed Alleanza delle cooperative agroalimentari, che ha, nei giorni scorsi, fatto riferimento anche alla violazione dello statuto del contribuente.

“Sottoscriviamo quanto esposto da Agrinsieme – rimarca Chiesa – sottolineando che il Dipartimento delle Finanze ha reso disponibile solo ieri il decreto del 28 novembre che rivede l’applicazione dell’Imu nelle zone montane al di sotto dei 600 metri. E’ inaccettabile che la norma individui i terreni agricoli da assoggettare al tributo soltanto sulla base del criterio altimetrico dove sono situati i comuni ed arrivi a ridosso della scadenza dei termini di pagamento; oltre tutto obbliga gli agricoltori a pagare in un’ unica soluzione, entro il prossimo 16 dicembre, anziché in due rate come tutti gli altri contribuenti”.

Peraltro – osserva Confagricoltura – molti dei comuni interessati dall’estensione dei territori colpiti dall’imposta ricadono in zone dove si sono registrati noti e disastrosi effetti del maltempo sia di recente che durante tutto il 2014. “Invitiamo il Governo ad escludere l’entrata in vigore delle nuove disposizioni – conclude Chiesa – per la loro indubbia violazione del principio sancito nello “Statuto del contribuente” che vieta di prevedere adempimenti a carico dei contribuenti prima di 60 giorni dalla entrata in vigore di provvedimenti di attuazione di nuove leggi”.

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