Quantcast

Le recensioni di PcSera: Il corpo non dimentica 

Violetta Bellocchio, autrice de "Il corpo non dimentica", è stata tra le protagoniste dell'edizione 2014 di Pulcheria. 

Più informazioni su

Il corpo non dimentica, di Violetta Bellocchio (Mondadori, Strade blu)
 
Il libro di Violetta prende gli scheletri nell’armadio e te li tira addosso. E tu pensi. Ah. E poi pensi. Chissà come sono quelli che ha deciso di non tirare fuori. Ma non per la pruderie, per l’orrido schiamazzo e per sparare commenti a casaccio sulla diversità altrui (che nessuno mai comprenderà e sicuramente non in uno speciale televisivo) No. Per empatia. Per riconoscimento. Per ammirazione. Gosh. E dici. Ok allora si può fare. E questo è il senso del suo libro e del progetto parallelo di abbiamo le prove, che è un esperimento di scrittura delle viscere, dove le donne ti raccontano le cose peggiori che possono accadere a una donna e te le raccontano benissimo. Con humour irraggiungibile. Con abissi di profondità inimmaginabili.  Abissi.
E sporco. Marciume. Vergogna. Dolore. Amore. Risate. Pancia testa cuore stomaco vescica tutto fuori, esibito. Estratto a coltellate. Raccontato a testa alta, sguardo fermo negli occhi del lettore. Queste donne che sanno sempre una pagina in più del libro.
 
Lo scheletro nell’armadio di Violetta é Lei, la ragazza ubriaca. E’ una favola per bambini quella di Violetta. Lei è il suo mostro, come Randall e il mostro di Boo in Monsters & Co. Potrebbe disegnarla e farla vedere ai suoi amici. Come Boo, Violetta impara a non avere paura di lei, a prenderla a randellate per difendere i suoi amici per difendere se stessa. Si cresce e il mostro non ti fa più paura.
 
E’ una storia dell’orrore quella di Violetta. “Io devo scavare finché non trovo le sue ossa”. La prova cerca Violetta, la prova fisica di quello che è successo. Invece trova solo un fantasma come la infesta.
E fa un esorcismo. La scrive via. Con trenta parole di compito (una al giorno) impartito dalla miglior terapista del mondo Violetta la riporta alla luce per seppellirla per sempre. E mentre ci prova lei si accorge che non è stata sepolta bene, che è ancora lì, come quel gemello mai nato di cui ti è rimasto attaccato il dente che poi cresce dentro di te e lo devi operare se no ti ammazza. 
E’ una storia di Stephen King quella di Violetta.
 
La storia di Violetta é una storia di condivisione di pacificazione. Con Lei. Con quella Lei che è dentro tante di noi. Quel farsi del male in tanti modi visibili o invisibili.
 
La storia di Violetta é la storia di una madre che si occupa della figlia che la salva che le scosta i capelli dagli occhi che la tira su dal marciapiede quando cade e che poi sa quando lasciarla andare.
 
La storia di Violetta é la storia di due amiche che litigano e fanno pace solo quando una riconosce l’altra e la invita a sedersi accanto a lei, sul sedile davanti.
 
E’ scritta molto bene, la storia di Violetta. E’ una lettura in immersione, col fiato trattenuto e quella sospensione tra il bisogno di respirare e quello di vedere se riesce ad andare ancora più in profondità. 
Se si riesce, ad andare ancora più in profondità. 
 

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.