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Logo “Exodus” per Bakery Sport, Beccari “Nostro sostegno a don Mazzi” foto

Fondazione Exodus e Bakery Sport. É stato firmato stamane l’accordo di partnership aziendale, una sinergia di forze tra le due realtà.

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Fondazione Exodus e Bakery Sport. É stato firmato stamane l’accordo di partnership aziendale, una sinergia di forze tra le due realtà.
 
Presenti don Antonio Mazzi, alla guida di Exodus, e Marco Beccari, a capo della società piacentina.
 
“Siamo entrati nel mondo dello sport 4 anni fa – ha detto Beccari – ed abbiamo, da sempre, dato un messaggio sociale”. La collaborazione è nata con una fornitura di pane alle comunità da parte di Bakery spa, e sta proseguendo con diverse iniziative tra cui l’apposizione sulle maglie, di volley e basket, del logo “Exodus”.
 
“Sia come mia azienda che con squadre sportive – ha aggiunto – sosterremo le attività di don Mazzi: quello che dice fa e lo fa con il sacrificio di farlo”. Quaranta i centri aperti dal sacerdote, in Italia e nel mondo, a favore del recupero di tossicodipendenti e dei giovani che hanno avuto problemi con la giustizia. Proprio ieri è stato annunciato a don Mazzi che tra gli ospiti avrà Fabrizio Corona.

La Bakery ha annunciato che anche ricavato della vendita delle agende verranno devolute, così i soldi racconti nella tradizionale festa di Natale, alla Fondazione Exodus. “Organizzeremo un’amichevole con una squadra importante – ha aggiunto – e tutto il ricavato verrà devoluto”. Intanto da oggi per chi volesse contribuire alle attevità di don Mazzi, in distribuzione c’è il DVD (al prezzo di 9,90 euro), nelle librerie e nei negozi di dischi, che racconta la serata milanese, tenutasi quest’estate, a favore di Exodus.

 

“Io mi sono dedicato ai disperati – ha raccontato il sacerdote – perché il primo disperato ero io”. Don Mazzi rimase orfano da bambino, fu bocciato a scuola. “Avevo sempre la pancia vuota, ero indisciplinato, tanto che sono stato bocciato in terza media per cattiva condotta”.

 

Poi fece il liceo classico e si iscrisse all’università per fare l’insegnante di lettere. “Mi trovai, nel ’51 coinvolto nell’alluvione del Po – ha spiegato – mi ricordo l’urlo dell’acqua, nei momento di depressione la sento ancora oggi”. Fu un’esperienza estrema, toccante. In quel preciso momento, vedendo i volti dei bambini coinvolti nella tragedia, decise di diventare padre di tutti. Divenne prete.

 

“Il vescovo mi disse: “Ti devi convertire” – ha continuato, percorrendo quegli attimi cruciali della sua vita – Mi convertii. Mollai l’università, mi iscrissi al seminario mentre al pomeriggio facevo educatore alla Città dei ragazzi”.

 

“Sono diventato prete, ma non ho mai ritirato il titolo – ha sottolineato con un sorriso. “Per 10 anni lavorai, a Roma, con i malati mentali, nel 79 arrivai a Milano – ha proseguito. Era una Milano devastata dalla droga e li fondó Exodus, una comunità basata sugli insegnamenti di don Bosco.

 

“Presi 4 camper e ci misi i disperati del Parco Lambro – ha detto. Li “corresse” non con una serie di regole ma creando rapporti di stima profonda, responsabilizzandoli. Da lì in poi, in oltre 30 anni, le comunità si sono moltiplicate. Dall’Italia al Madagascar sino all’Honduras.

 

“Non bruciate la vostra giovinezza, lo dico sempre ai ragazzi – ha concluso rivolgendosi ai numerosi sportivi presenti -. Chi la riempie di sogno, di cose belle, vivrà bene tutta la sua vita. E lo sport è davvero qualcosa di bello”.

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