Anche la madre di Gaia alla commemorazione del Pendolino FOTO foto

"La vera vittima non è Gaia - ha detto Valentina Carraro - ma chi l’ha uccisa. Siamo in cerca di un responsabile, non di un colpevole, bisogna impedire che chi ha ucciso Gaia ripeta atti come questo, io non cerco vendetta"

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Anche Valentina Carraro, madre di Gaia Molinari, ha partecipato stamattina, 12 gennaio, alla commemorazione delle vittime dell’incidente del pendolino, accaduto 18 anni fa alla stazione di Piacenza. La mamma della giovane 29enne trovata morta in Brasile ha preso parte alla cerimonia che si è tenuta nella sede del dopolavoro ferroviario e poi lungo i binari della stazione. 

Valentina Carraro ha fatto un discorso di grande forza e serenità, esprimendo il suo dolore e la sua vicinanza ai familiari delle vittime. Parole di fede e di coraggio anche sulla tragica sorte della figlia: “Sono certa che Gaia – ha affermato – dove è adesso sta bene. La vera vittima non è Gaia ma chi l’ha uccisa. Siamo in cerca di un responsabile, non di un colpevole, bisogna impedire che chi ha ucciso Gaia ripeta atti come questo, io non cerco vendetta. Sarà anche una stramberia dire che è lui la vittima, ma me lo posso permettere come mamma che sta soffrendo”. La salma di Gaia dovrebbe rientrare domani in Italia, i funerali si terranno sabato a Rivalta.

LA COMMEMORAZIONE – La messa, alla presenza delle autorità e dei familiari delle vittime, è stata officiata da Don Giampiero Franceschini. Nel corso della commemorazione ha parlato Giorgio Lambri, allora cronista di Libertà che giunse subito sul posto dell’incidente.A seguire l’omaggio al monumento collocato sulla banchina della stazione ferroviaria, ma una delegazione di familiari ha voluto deporre mazzi di fiori in prossimità dei binari, all’altezza della curva di ingresso, nel punto dove 18 anni fa si verificò il tragico deragliamento. Per il Comune di Piacenza è intervenuto l’assessore Luigi Gazzola, per la Provincia il consigliere Stefano Perrucci.


Era il 12 gennaio 1997.
Ore 13.26. Il treno, partito da Milano e diretto a Roma, uscì dai binari proprio all’ingresso della stazione di Piacenza, schiantandosi contro una serie di piloni ad alta tensione ed, infine, coricandosi su un lato. Pesante il bilancio: 8 morti (Lidio de Sanctis, Pasquale Sorbo, Francesco Ardito, Gaetano Morgese, Cinzia Assetta, Lorella Santone, Carmela Landi e Agatina Carbonara) e 36 feriti. Dopo 18 anni il dolore è ancora vivo. 


IL PROCESSO
– Il processo, durato dal febbraio 2000 al marzo 2001 si è concluso con l’assoluzione “per non aver commesso il fatto” di 25 funzionari e dirigenti delle Ferrovie (l’accusa aveva chiesto 11 condanne e 14 assoluzioni) per il quale era ipotizzato il reato di omicidio colposo plurimo. Causa accertata dell’incidente l’eccessiva velocità del convoglio, che affrontò la curva a 163 chilometri orari contro il limite di 105 km/h. Concausa della tragedia insieme all’errore dei macchinisti, secondo il pubblico ministero, il cosiddetto “codice 180”, una disposizione che frenava automaticamente i treni che si immettevano sul ponte; la disposizione era stata modificata nel 1992, facendo scattare la frenata automatica solo a partire dai 185 chilometri orari.

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