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Il Balletto di Milano al Municipale con “Cenerentola” FOTOGALLERY foto

In scena la straordinaria versione coreografica di Giorgio Madia, vincitrice del Gold Critics Award (2007) e del Premio Bucchi (2011), del balletto ispirato alla celebre fiaba di Charles Perrault cui resta fedele anche se l’ambientazione si sposta negli anni cinquanta

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Una “Cenerentola” particolare quella andata in scena domenica pomeriggio al Municipale. La celebre fiaba di Charles Perrault “Cenerentola” è stata riproposta dal Balletto di Milano che ha portato in scena la straordinaria versione coreografica di Giorgio Madia, vincitrice del Gold Critics Award (2007) e del Premio Bucchi (2011), con l’ambientazione spostata negli anni cinquanta con riferimenti ai cliches del periodo. 

La partitura, diversamente da quanto accade nei balletti tratti dalle opere, qui si compone avvalendosi trasversalmente del catalogo rossiniano, prende in prestito brani cameristici, dalle Sonate per archi alle composizioni per tastiera, per gli a solo e i pas de deux creando una sorta di cornice concentrica attorno ai personaggi principali. Una scelta dettata dal fatto che quando Gioachino Rossini ed il librettista Jacopo Ferretti conversero la fiaba Cendrillon nel soggetto per una nuova opera da dare in scena (soltanto un mese dopo) al teatro Valle di Roma, decisero di rinunciare all’elemento sovrannaturale dell’archetipo letterario a favore di un tratto del tutto realistico e comico dei personaggi, peculiare al genere dell’opera buffa. Tuttavia il segno essenziale di un balletto è certamente il fiabesco, il fantastico. Un cambio di destinazione d’uso che rende pertanto necessaria l’estrapolazione unicamente di alcune parti della Cenerentola rossiniana quali l’Ouverture, il Temporale, la canzone Una volta c’era un re e il coro O figlie amabili di Don Magnifico.

Ma il materiale musicale più adeguato ed efficace al recupero dell’elemento magico della fiaba si ritrova nelle composizioni create da Rossini proprio per attirare l’attenzione, per generare lo stupore dello spettatore distratto e ad altro affaccendato quale era il frequentatore del teatro italiano del primo Ottocento; quelle in cui il genio pesarese sperimenta nuove sonorita creandosi uno stile inconfondibile: le Ouverture. 

Le «Sinfonie avanti l’opera» de La gazza ladra, Il signor Bruschino, Guglielmo Tell, Il barbiere di Siviglia, L’italiana in Algeri, con la loro brillantezza, l’acrobazia virtuosistica, gli effetti comici e parodistici dell’orchestrazione, vestono infatti perfettamente una coreografia che ci restituisce quell’ambientazione immaginaria fatta di fate, carrozze, cavalli e scarpette di Perraultiana memoria, in cui alla genialità dei mezzi espressivi musicali fa eco la stupefacente invenzione coreografica di Giorgio Madia, concorrendo a comporre i frammenti di un pastiche musicale che trasforma la pièce larmoyante in un balletto celebrativo della magica creatività tout court della poetica rossiniana. Fotografie di Prospero Cravedi

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