In 200 alla camminata per la pace: “Uniti contro il terrorismo” FOTO e VIDEO foto

Organizzata da Piazza Cavalli a Piazza Duomo dopo gli attentati di Parigi. La comunità islamica: "La nostra è una religione di pace, respingiamo ogni estremismo, ogni fanatismo e qualsiasi trasmissione di odio"

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Circa 200 persone hanno preso parte la sera del 15 gennaio a Piacenza alla camminata per la pace e per la libertà di espressione da Piazza Cavalli a Piazza Duomo organizzata da diverse associazioni e organizzazioni dopo gli attentati di Parigi. Alla manifestazione aderiscono Comune di Piacenza, Provincia di Piacenza, Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Associazione Stampa Emilia-Romagna, Libera, Unione degli Studenti, Acli, Anpi, Arci, Amnesty International, Emergency, Le Mani Delle Donne, Ambiente e Lavoro, Auser, Cgil, Cisl, Uil, Comunità Islamica della Provincia di Piacenza, Partito Democratico della Provincia di Piacenza, Giovani Democratici.

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“Sono valori per cui dobbiamo lottare a Piacenza come nel mondo – ha detto il sindaco Dosi – la nostra comunità si è trasformata, ci sono fedi religiose diverse: oggi siamo chiamati ad usare l’intelligenza di fronte a persone che strumentalizzano un Dio per portare violenza. Dobbiamo preservare la libertà di stampa – ha aggiunto – che non potrà mai giustificare una reazione violenta”.

“Siamo qui per portare solidarietà alle vittime e a coloro che sono stati terrorizzati e per esprimere profondo sdegno – ha spiegato il piacentino Giovanni Rossi, presidente della Federazione Nazionale della Stampa – ma soprattutto per dire che atti criminali sono incompatibili con ogni credo religioso; si può dissentire, ma non c’è giustificazione per quanto avvenuto. E’ stato un attacco alla libertà in assoluto, non solo a quella di stampa senza la quale non esiste democrazia. In tutto il mondo si manifestano volontà repressive delle attività giornalistiche e i giornalisti sono troppo spesso considerati una minaccia da eliminare: serve una risposta ferma e ragionata di ampliamento dell’inclusione sociale, la libertà dell’altro deve essere considerata la propria libertà”.

Dai rappresentanti della comunità islamica di Piacenza è arrivata una ferma condanna al terrorismo e alla deriva islamofoba: “Il nostro pensiero – ha detto Aziz Awhadi – va alle vittime innocenti di Francia e di ogni parte del mondo. L’Islam è una religione di pace, diciamo no al fanatismo e ai messaggi di odio; noi vogliamo essere fedeli alla parola del nostro profeta, no alla guerra nel nome di Dio, ma anche all’arroganza e all’offesa dei simboli religiosi”. No al radicalismo e alla violenza, è stato il messaggio lanciato, sì alla convivenza civile multietnica e multireligiosa. Invito alla pace anche da parte dell’Unione degli Studenti: “Contro i kalashnikov usiamo l’intelligenza”.

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L’INTERVENTO DELLA COMUNITA’ ISLAMICA DI PIACENZA
La Comunità Islamica di Piacenza e provincia scende in piazza oggi per ribadire la sua ferma condanna al terrorismo e all’estremismo. Insieme alle organizzazioni, associazioni e realtà politiche che si oppongono alla logica dello “scontro di civiltà”, noi manifestiamo oggi in favore delle libertà individuali, in favore della pace e contro le derive islamofobe che i tragici fatti di Parigi hanno innescato.

Le nostre preghiere e i nostri pensieri sono rivolti alle vittime innocenti che sono morte in Francia e che muoiono tutti i giorni in Medio Oriente, in Africa, in Europa Orientale e ovunque nel Mondo. L’Islam è una religione universale e ugualitaria che non crede nelle barriere, nei supposti conflitti culturali, né quanto meno al cosiddetto “scontro di civiltà”. L’Islam è una religione di pace. Il termine arabo significa “obbedienza a Dio”, ma Islam deriva dalla stessa radice della parola SALAM, cioè PACE. Per Noi Musulmani entrambi i significati sono indissolubilmente legati: la Pace e il culto di Dio.

L’Islam impone sempre ai credenti la moderazione, quella via di mezzo che non calpesti la natura, le credenze e le libertà degli altri. Quella via di mezzo che rifugge e respinge ogni estremismo, ogni fanatismo e qualsiasi trasmissione di odio: noi saremo sempre fedeli al messaggio di Pace del Nostro Profeta (SAWT) e pregheremo ogni giorno, a costo di esaurire le nostre energie, affinché la fratellanza e l’amore prevalgano sull’odio e la distruzione.

L’Islam non crede in chi fa la guerra usando la parola di Dio.  Ma non crede neanche nell’arroganza, nell’offesa ai simboli religiosi e alle sensibilità altrui, nell’umiliazione e nella prepotenza dell’uomo. E’ tempo di fermarci tutti. E’ tempo di tornare a credere in Dio, nei valori del monoteismo, in noi stessi e nella nostra capacità di costruire la pace, oltre la politica.

Si, perché noi andremo avanti a pregare, ma è tempo che la politica si prenda le sue responsabilità perché il terrorismo, le guerre e i conflitti in corso oggi, attribuiti alla religione, sono in realtà il risultato politico di un processo storico che di religioso non ha nulla.

Come Comunità Islamica di Piacenza e provincia continueremo ad agire, nel nostro piccolo, tutti i giorni, per migliorare la comprensione interreligiosa e la qualità della convivenza civile, affinché sia salvaguardato il clima di pace e di tolleranza che contraddistingue la nostra città, affinché non si scivoli verso uno scontro fra i Popoli.

Per questo oggi più che mai manifestiamo il nostro sdegno per gli attentati di Parigi: No alla violenza! No al radicalismo! No all’islamofobia! Si alle libertà individuali! Si alla convivenza civile plurale, multietnica e multireligiosa!


UNA MATITA PER LA LIBERTA’ DI ESPRESSIONE, UNA CAMMINATA PER LA PACE – L’APPELLO DEI PROMOTORI

I terribili fatti di sangue che hanno investito Parigi il 7 gennaio 2015 hanno profondamente colpito la comunità piacentina. I firmatari di questo appello si impegnano affinché la comunità locale conservi e diffonda i valori di pace, confronto e libertà di espressione che i padri costituenti hanno posto al centro della Carta Costituzionale della Repubblica Italiana dopo una guerra dilaniante; valori che vanno difesi con forza quando le libertà fondamentali della democrazia sono attaccati da fanatici estremisti.

Piacenza è un territorio di Pace e di dialogo che non può rimanere inerme di fronte alla barbarie del terrorismo o cedere a logiche tese a diffondere odio, violenza e intolleranza. Nei giorni immediatamente successivi al 7 gennaio, a Piacenza, una serie di associazioni, organizzazioni, corpi sociali – la società civile nel senso più ampio e includente del termine – hanno deciso di autoconvocarsi e redigere queste poche righe in forma di appello con l’obiettivo di costruire dal basso un segnale tangibile e concreto in difesa della libertà di pensiero e in favore di percorsi di dialogo e di pace.

Per questo chiediamo a tutti di scendere in piazza. Ci rivolgiamo a tutte e tutti, singoli e organizzazioni ed in particolare a tutte le confessioni religiose che formano la nostra comunità: alla barbarie dei kalashnikov e agli estremismi, rispondiamo con un tratto di matita e con una camminata di pace orgogliosa. La libera espressione del pensiero e il confronto sono alla base della democrazia e del modello culturale europeo.

Piacenza è contro ogni forma di violenza. Piacenza si batte per la libertà di pensiero ed espressione; per la pace e la convivenza dei popoli. Respingiamo insieme qualsiasi idea di scontro e di conflitto frontale e rimarchiamo come tutte le confessioni religiose tendano a promuovere la pace tra i popoli; rifiutiamo qualsiasi logica tesa a destabilizzare la nostra società attraverso la violenza e l’odio.

Giovedì 15 gennaio scendiamo in strada con un matita in mano, rivolta al cielo, partendo da piazza Cavalli verso piazza Duomo: luoghi di incontro e di dialogo – luoghi di pace – del nostro territorio. Una matita per la libertà di espressione, una camminata per la pace.


Girometta (Forza Italia): “I mussulmani rispettino la nostra cultura e le nostre tradizioni”

“E’ assolutamente necessario e urgente attivarsi per vincere il timore e il terrore e pretendere dai mussulmani atteggiamenti e comportamenti adeguati a una civile convivenza e rispettosi della nostra cultura e delle nostre tradizioni”. Lo afferma Maria Lucia Girometta, Capogruppo Consiglio Comunale Forza Italia. “Il rapporto conflittuale tra il mondo islamico e i paesi occidentali – scrive in una nota – è un duro e travagliato confronto che risale nella sua origine a parecchi secoli or sono, segnato, soprattutto nel passato, da lunghe e aspre guerre, in una alternanza di invasioni, conquiste e sconfitte”.

“Ma chiediamoci quali sono le differenze tra l’Islam e l’Occidente? Il mondo occidentale pone alla base della propria cultura e vita la persona umana con i suoi diritti fondamentali e soprattutto la sua libertà. C’è distinzione e autonomia tra politica, società e religione in quanto vengono rispettate le differenti opinioni e le diverse fedi di ciascuno. Per il mondo islamico invece tutto è religione: ogni aspetto della vita sociale, politica, economica è guidato dai principi religiosi del Corano, che è l’unica e vera legge possibile e al quale le norme di civile convivenza devono ispirarsi”.

“Il termine stesso “mussulmano” significa “il sottomesso” ed esprime l’atteggiamento fondamentale del fedele nei confronti del loro Dio ….. Questa concezione totalizzante non è vista dall’Islam come un limite, ma come un valore fondamentale, segno di sicurezza, di forza e di unità. Basilare per l’Islam non è la persona, ma la comunità, cioè la patria che comprende tutti i credenti islamici e che va al di là dei confini delle nazioni che sono stati imposti”.

“In Occidente – aggiunge ancora Girometta – lo stato laico è considerato positivamente come un segno di maturità politico-sociale dalle varie Chiese e Confessioni religiose, mentre per l’Islam queste sono tutte espressioni di un deterioramento religioso ed etico. Per l’Islam spirituale significa anche politico, quindi in genere, i capi religiosi sono anche i capi politici e viceversa. Esistono due diverse modalità di vivere l’islamismo: quella radicale dei fondamentalisti, di coloro cioè che vogliono applicare letteralmente e totalmente la legge coranica a tutti, mussulmani e no, e quella di coloro che vivono una religiosità più tranquilla e all’apparenza tollerante e aperta. Spesso i fondamentalisti usano mezzi violenti e terroristici per ottenere i loro scopo”.

“Un altro importante aspetto che genera l’integralismo violento è il rifiuto della moralità occidentale basata sulla libertà del singolo, sulla coscienza soggettiva, contro una moralità pubblica e una purità legale ispirate al Corano. Per un mussulmano gli Occidentali appaiono poveri di fede, umanità e sentimenti,  mentre gli islamici si sentono ricchi, perché vivono in base al cuore e al sentimento. L’Occidente appare loro orientato verso il futuro e la trasformazione, tutto preso dalla produttività, dal consumo, dalla ricerca del benessere materiale, mentre l’Islam si sente radicato nella tradizione, si lascia guidare dalla libertà, dallo spirito, dalla preminenza dell’uomo sulle cose.
La storia che viene insegnata nelle scuole mussulmane presenta la civiltà occidentale come usurpatrice della scienza e della civiltà arabo-islamica, con il risultato di creare un atteggiamento di rancore e di rivalsa”.

“Il Corano riconosce la tolleranza verso i cristiani e gli ebrei, le altre due religioni del libro, ma a patto che si pongano al servizio del popolo mussulmano. L’uomo ateo è inaccettabile, inconcepibile per un fedele di Maometto, da eliminare fisicamente. L’ Occidente, basandosi sui propri principi fondamentali, cioè il rispetto della persona e della libertà, chiede l’ottemperanza di detti principi agli Islamici, i quali invece partono dal presupposto che la loro è l’unica vera religione e prima o poi tutti dovranno accettarla: un dialogo tra sordi”.

“Il mussulmano non conosce il rispetto e la tolleranza, perché per lui la libertà si muove sempre all’interno dell’ambito religioso del Corano. Se non si pretende il rispetto reciproco, l’Islam non acquisirà mai una concezione universalista e pluralista del mondo e ciascun mussulmano sarà sempre convinto della sua condizione di preminenza, mentre considererà gli altri come inferiori e al suo servizio”.

“I terroristi sono una minoranza ma hanno intrapreso la conquista dei paesi occidentali attraverso un processo di islamizzazione… questi gruppi operano, come abbiamo purtroppo visto di recente, attraverso la violenza e il terrorismo, e la loro intenzione va presa molto seriamente, perché, anche se l’islamizzazione fosse pacifica e rispettosa della libertà, nel momento in cui i mussulmani raggiungessero la maggioranza ( con la forte immigrazione attuale), pretenderebbero l’imposizione della legge coranica, perché questo fa parte dell’anima stessa dell’Islam”. 

“La costruzione di moschee in Italia permette ai fedeli di Allah di avere un luogo di preghiera, ma non dimentichiamo che un sacerdote cristiano che tentasse di celebrare una messa in Arabia Saudita, paese filo-occidentale, non certo estremista, rischierebbe la pena di morte o, nel migliore dei casi, l’espulsione. Oggi – conclude – il problema è grave e con quello che è successo a Parigi, è assolutamente necessario e urgente attivarsi per vincere il timore e il terrore e pretendere dai mussulmani atteggiamenti e comportamenti adeguati a una civile convivenza e rispettosi della nostra cultura e delle nostre tradizioni”.

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