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Le Rubriche di PiacenzaSera - Cinema

La recensione di PcSera: Gone Girl

L'ultima recensione di PcSera: "Gone Girl", di David Fincher. 

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Gone Girl Gone Girl Gone Girl. Tutto il mondo parla di Gone girl. Già da un paio d’anni a dire la verità, ovvero da quando il libro di Gyllian Flynn è diventato il più importante fenomeno letterario del 2012, sfumature di grigio a parte.  La “crime novel” al femminile diventa improvvisamente di moda: aspettiamoci dunque un’ondata di libri cool scritti da donne che la sanno lunghissima e che sarà molto meglio della wave sui vampiri teen e di quella soft erotica. Nel 2013 Reese Whiterspoon compra i diritti di questo fortunatissimo libro e produce il film Gone Girl, diretto da David Fincher e sceneggiato da Gyllian Flynn.  (Ah, in Italia libro e film si chiamano L’amore bugiardo e non ho altro da aggiungere su questa faccenda).
 
Di cosa parla Gone Girl? Di matrimonio. More specifically, di un matrimonio dove lei è molto più intelligente di lui (lui, il “bietolone”, mi ha sussurrato all’orecchio una voce influente). Sounds familiar? I due creativi e bellocci Nick e Amy si incontrano a New York si amano e si sposano e tutto procede a meraviglia (We’re so cute I want to punch us in the face – Siamo così belli che vorrei prenderci a pugni in faccia, scrive Amy nel suo diario) finché entrambi perdono il lavoro, si trasferiscono in Missouri e cominciano a trascurarsi, anzi no, lui trascura lei, lei rimbrotta lui. 
 
Molta cultura, pochi soldi e Jack Torrance è dietro l’angolo.
 
Scherzi a parte, come potrebbe Nick competere con Amazing Amy? Nemmeno lei riesce a farlo, nemmeno Amy stessa è all’altezza di Amazing Amy, ovvero la propria perfetta rappresentazione raffigurata nell’omonima collana di narrativa per l’infanzia che ha fatto la fortuna dei perfetti genitori di Amy, una coppia di scrittori. Immaginate una raffigurazione perenne della bambina migliore di te che ti accompagna per tutta la vita (“quando a dodici anni ho finalmente mollato il violino, nel libro seguente Amy è diventata una violinista prodigio”), e correte ad abbracciare Amy Elliott Dunne.
 
La coppia disfunzionale Nick-Amy ci è entrata nella pelle e ne parliamo parliamo parliamo diffusamente in ogni contesto possibile. Quante volte abbiamo rivisto Gone Girl quante. Quante volte abbiamo riletto ripensato ri-qualcosa su Gone Girl. Quanti cioccolatini abbiamo sgranocchiato mentre leggevamo articoli su Gone Girl. 
 
Comunque un giorno Amy sparisce (Gone Girl, appunto) e l’attenzione dei media si concentra sul marito che accumula cliché e ovviamente la tradisce. Zavorrati da quattro stagioni di Scandal ma anche dai fatti di cronaca ai quali difficilmente riusciamo a sottrarci non ci stupiamo quando Nick viene crocifisso, assolto, umiliato, beatificato a seconda di avvenimenti/testimonianze/ritrovamenti ecc ecc. Il circo mediatico è un carnevale già visto sotto molte angolazioni e  Nick Dunne per prepararsi alla sua intervista live studia il video di Hugh Grant che chiede perdono all’America al Tonight Show di Jay Leno dopo essersi fatto beccare con la non eccessivamente mitica prostituta Divine.
 
Ma Gone Girl è molto più di questo e, senza spoilerare oltre, in Italia ha fatto scalpore la critica di Dacia Maraini che ha individuato nel film la morale che “il sesso femminile è pericoloso e incontrollabile”, che (interpreto) non è il caso di fomentare astio nei confronti delle donne che già vengono massacrate a pacchi, e, in conclusione, lo definisce “profondamente arcaico e misogino”.
 
Misogino? Misogino? Amy Dunne è bellissima, brillante, ha due lauree e un mega cervello. Amy Dunne è la stronza che tutte vorremmo essere a volte anche se non lo ammetteremmo mai, perché Amy Dunne sarà anche una psicopatica ma è geniale nella sua maniacale precisione. Amy Dunne non  perde un colpo e vince su tutta la linea. E soprattutto Amy Dunne ha ragione a fare quello che fa. Persino il bietolone lo sa, che ha ragione lei. Che l’ha costruito lei. Che tutto quello che lui è, è definito da lei (The only time you like yourself was when you were there trying to be someone this cunt might like – L’unico periodo in cui ti sei piaciuto è stato quando cercavi di essere qualcuno che potesse piacere a questa stronza, gli dice Amy, mentre non capisco da dove venga questo rumore di carta di cioccolatino che cade a terra). Che senza di lei sarebbe uno che si accontenta di una moglie sciocchina ed entusiasta, superficiale e contenta, banale e vuota. Una moglie alla quale raccontare la storia di Amy pensando: “Tu non sapresti nemmeno da che parte cominciare a fare quello che Amy ha fatto per me”. 
 
E infatti: Hell, at this point I cant’imagine my story without Amy. She is my forever antagonist.
 
Che alla fine è anche la mia risposta: Perché stai con lei? Perché è quella che ha capito più di tutte.
Barbara Belzini 

tw: @BarbaraBelzini
 

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