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Le Rubriche di PiacenzaSera - Pillole di Economia

Rdb, quello che non si è fatto e quello che occorre fare ora

L’Rdb fino a pochi anni fa il Gruppo leader in Italia nella progettazione e produzione di materiali per l’edilizia, occupava migliaia di persone e partecipava in modo rilevante al prodotto interno lordo della nostra comunità

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La puntata della rubrica di PiacenzaSera.it “Pillole di Economia” curata da Mauro Peveri è dedicata ad un tema di attualità, il fallimento dell’azienda Rdb, marchio storico dell’industria piacentina. Perchè non si è riusciti a salvare almeno una parte della produzione? E cosa si può ancora fare ora? Peveri prova a rispondere a queste domande.

L’Rdb fino a pochi anni fa il Gruppo leader in Italia nella progettazione e produzione di materiali per l’edilizia, occupava migliaia di persone e partecipava in modo rilevante al prodotto interno lordo della nostra comunità.

Il suo fallimento, senza che la nostra comunità abbia fatto una proposta, un progetto, un’idea per salvare questa storica azienda piacentina, evidenzia ancora una volta “il problema dei problemi” del Paese e delle realtà provinciali come la nostra: la classe dirigente nazionale e locale, quando va bene, è in grado di gestire l’ordinaria amministrazione, ma quando occorre uno scatto di reni, un’idea, assumersi una responsabilità, in una parola “rischiare”, si nasconde.

Chi non è classe dirigente ma aspira a esserlo: l’opposizione, protesta, si straccia le vesti, accusa ma quando dalla protesta deve passare alla proposta scompare.
Quando parlo di Istituzioni mi riferisco ovviamente a tutti i centri di potere locali: Comune, Provincia, Associazioni di categoria, Camera di Commercio, Fondazione, le professioni, i sindacati, ecc.

Affermare che non è compito delle Istituzioni occuparsi di risolvere il caso Rdb formalmente è ineccepibile ma nella sostanza contraddice un principio elementare: il licenziamento di 444 dipendenti e la perdita di un patrimonio di conoscenze, esperienze, tecnologie rappresentato da un’azienda come Rdb per una comunità come quella piacentina è una specie di apocalisse.

Chi doveva occuparsi di questo problema se non le Istituzioni, la classe dirigente?
Se ne dovevano occupare gli operai che hanno perso il posto di lavoro?

Obama il Presidente degli Stati Uniti quando ha salvato la Chrysler non ha pensato che era il Presidente dello Stato più capitalista del Mondo e che la sua base elettorale non avrebbe capito o quale fosse il suo interesse immediato (non immischiarsi) ma ha pensato cosa era giusto per il suo Paese, ha fatto una scelta rischiosa: ha prestato soldi pubblici (dei contribuenti americani) alla Fiat per fargli comprare la Chrysler e oggi Fiat ha rimborsato quel prestito con gli interessi e l’azienda macina fatturato, utili, paga tasse e assume dipendenti.

Se Obama non l’avesse fatto oggi la Chrysler sarebbe chiusa e quel patrimonio di conoscenze, tecnologia, opportunità di lavoro, in una parola “comunità” sarebbe per sempre dispersa.

Possibile che per Rdb non ci fossero altre alternative al fallimento?
Sono state studiate tutte le ipotesi e alla fine ci si è arresi al fatto che non c’erano soluzioni perché quando un’azienda perde soldi e il suo mercato di riferimento è in crisi l’unica cosa che resta da fare è chiuderla?

Siamo sicuri che per Rdb le condizioni fossero esattamente quelle?

Senza voler far polemica molti sanno che il problema che ha portato Rdb al fallimento non è stata la crisi di mercato.
Fino a pochi anni fa Rdb era rinomata per essere un’azienda con fondamentali importanti: redditività, patrimonializzazione, leader del mercato di riferimento.
Le vicende che sono seguite sono note: errori della proprietà, errori dei manager, crisi dell’edilizia che hanno portato Rdb fino al fallimento.

Ma non si poteva intervenire prima del fallimento salvando quanto c’era e c’è ancor di buono in quell’azienda?
Per esempio le Istituzioni locali non avrebbero potuto sostenere una proposta per scorporare le attività per cui ancora ieri Rdb aveva un portafoglio ordini ed è stata fino all’altro giorno leader sul mercato italiano e avrebbe potuto esserlo anche in futuro?

L’azienda in questo caso non sarebbe fallita e diverse centinaia di posti di lavoro sarebbero stati salvati.
Qualcuno obietterà che Rdb era un’azienda privata e quindi quest’operazione avrebbe dovuto avere il placet della proprietà, del Tribunale e del Ministero dello sviluppo economico, ma le Istituzioni, con le loro strutture, dirigenti, consulenti, non avrebbero potuto elaborare un piano da sottoporre alla comunità, alla proprietà, al Ministero per salvare almeno un pezzo di quell’attività?

Attenzione quando parlo di Piano mi riferisco esattamente all’aspetto progettuale e non necessariamente all’aspetto operativo, perché tutti noi sappiamo che le Istituzioni non hanno risorse manageriali o finanziare per intervenire nelle crisi aziendali, forse però i loro dirigenti, amministratori avrebbero potuto selezionare uno o più imprenditori locali e nazionali con cui progettare il salvataggio di una parte dell’Rdb, magari utilizzando il proprio patrimonio di conoscenze e relazioni sociali e politiche, per esempio dando una mano per trovare i finanziamenti necessari allo sviluppo di un progetto industriale: sollecitando la Cassa depositi e prestiti (la fondazione di Piacenza è socia), i fondi di private equity (di cui sempre la Fondazione è socia), attivandosi in Regione per chiedere l’erogazione dei fondi UE oggi disponibili, garantendo agli investitori un taglio delle tasse locali (Comune, Regione), riducendo la burocrazia per agevolare un piano d’investimenti (Comune e Provincia), pianificando l’emissione di bond di scopo (Fondazione e Banche locali), in una parola rischiando come ha fatto il Presidente degli Stati Uniti con Chrysler .

Ma forse è molto più comodo per tutti Noi, che non siamo formalmente coinvolti, sederci alle nostre scrivanie e affermare che in fondo l’Rdb è fallita perché non aveva più un futuro.

Questo è “il problema dei problemi” del Paese e non il debito pubblico: un’intera classe dirigente e le sue opposizioni, facce diverse di una stessa medaglia, che preferisce gestire l’ordinaria manutenzione senza rischiare.

Io credo che i tempi siano molto stretti ma non sia impossibile fare qualcosa per salvare quanto è rimasto di Rdb, anche perché i Curatori nominati dal Tribunale, seppur in tempi rapidi, potrebbero ancora oggi esaminare una proposta concreta che provenga dalle Istituzioni, per cui invito tutti quelli che hanno una responsabilità e che gestiscono il potere a farsi avanti per dimostrare che il mio giudizio nei loro confronti è sbagliato.

 

Mauro Peveri
mauro.peveri@gmail.com

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