Caffè a 1,20 euro, sì della Fipe: “Per i baristi spese insostenibili”

La Sezione provinciale con il Capo Categoria Cristian Lertora sostiene che ormai "sono maturati i tempi" ed oggi sdogana un possibile ritocco del prezzo, rivedendo la sua politica che la vedeva contraria in passato

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“Per i baristi spese insostenibili, inevitabile l’aumento del caffè”. La Sezione provinciale FIPE – Confcommercio aderente ad Unione Commercianti Piacenza, nella persona del Capo Categoria Cristian Lertora – sostiene che ormai “sono maturati i tempi” ed oggi sdogana un possibile ritocco del prezzo, rivedendo la sua politica che la vedeva contraria in passato. Nei giorni scorsi il tema era stato al centro di una riunione dei titolari di esercizi pubblici nella sede di Confesercenti di Piacenza, nel corso della quale l’ipotesi aumento era stata condivisa dalla gran parte dei presenti

“A Piacenza – spiega Lertora –  scatterà nei prossimi giorni quasi inevitabilmente in molti locali l’aumento a 1,20 euro del prezzo del caffè al bar. Non sarà l’unica città dove il caffè alla tazzina è già aumentato; si tratta in realtà di indicazioni di carattere generale, perché è bene ricordare la normativa vieta l’imposizione di prezzi fissi per i prodotti alimentari”.

“Negli anni scorsi – prosegue – la maggiorazione del costo del caffè applicato dai rivenditori era stata volutamente assorbita dai pubblici esercenti in considerazione della difficoltà economica in cui si trovavano i consumatori, quindi un’azione di grande responsabilità sociale che ha voluto significare l’attenzione alla clientela da parte dei somministratori. Una attenzione sostenuta anche da FIPE che ha sempre suggerito ai propri iscritti di fare il massimo per poter andare incontro ai propri clienti. Oggi, però io e i miei Consiglieri, tutti baristi e ristoratori, ci siamo resi conto che la situazione non è più sostenibile: i colleghi non sono più in grado di procrastinare l’aumento della tazzina di caffè perché troppi sono gli oneri ai quali i baristi deve fare fronte, anche a seguito di questa crisi economica che ovviamente non solo non ha ridotto le spese ma anzi, al contrario, le ha, in alcuni casi, enormemente accresciute”.

“E’ giusto che i nostri clienti sappiano – continua Lertora – che un barista oggi si trova ad affrontare l’aumento delle spese di gestione, dello smaltimento dei rifiuti, delle utility, delle assicurazioni, degli affitti, del personale, delle materie prime, di alcune tasse locali; tutti elementi che hanno inciso sulla decisione di FIPE – Piacenza di consigliare di adeguare il prezzo della tazzina di caffè”.

L’ultimo incremento del costo del caffè al bar risale al 2002 quando il prezzo dei quotidiani viaggiava con quello della tazzina.? “Nel 2010 – conclude il Presidente della FIPE Cristian Lertora – il giornale è aumentato ed il caffè no, oggi l’aumento che come FIPE ci sentiamo di suggerire sarà proposto in dimensioni contenute a 0,20 centesimi, ma, lo ripeto, questo aumento consigliato nasce dall’incremento sconsiderato dei costi, oltre all’Iva che in questi anni abbiamo dovuto sopportare. Naturalmente ogni barista sarà libero di fare come meglio riterrà questo è quello che noi ci sentiamo di consigliare”.

La tazzina costerà quindi di più ma tutti gli operatori si augurano “che la clientela sappia comprendere le motivazioni e sappia apprezzare che l’impegno che gli esercenti assumono è quello di mantenere alta la qualità della miscela e del servizio”.

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