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Le 101 cose da fare a Piacenza: Cantine Aperte

Giovedì 19 marzo, alle ore 21 al Caffè Letterario Melville di San Nicolò è in programma la presentazione del volume “101 cose da fare a Piacenza, almeno una volta all’anno” edito dalla nostra cooperativa Officine Gutenberg, a cura di Emanuela Albanese, Chiara Ferrari, Giovanni Battista Menzani, Claudia Ratti.

Su un punto siamo tutti d’accordo: se c’è una cosa bella, a Piacenza, quella non è il clima. Freddo e rigido di inverno e caldo d’estate, un caldo umido e afoso. Un caldo marcio.
Non potete certo pensare di passare i mesi estivi nel vostro terrazzo condominiale in canottiera e ciabatte, tra la parabola e le cassette dell’acqua minerale, oltretutto non siete un bello spettacolo, nossignore, e nemmeno sotto lo split dell’aria condizionata, stravaccati sul divano a guardare le repliche dei varietà con le gemelle Kessler su Raiuno. E allora – se non volete rassegnarvi alla solita piscina affollata di provincia, con tanto di concorso per il Mister e la Miss – ecco per voi l’ormai mitica kermesse dell’estate in Val Nure: la Festainquota, una due giorni di festa nel verde anfiteatro naturale del lago Moo con balli popolari e stand gastronomici. 

Giovedì 19 marzo, alle ore 21 al Caffè Letterario Melville di San Nicolò è in programma la presentazione del volume “101 cose da fare a Piacenza, almeno una volta all’anno” edito dalla nostra cooperativa Officine Gutenberg, a cura di Emanuela Albanese, Chiara Ferrari, Giovanni Battista Menzani, Claudia Ratti. Vi proponiamo un assaggio delle 101 cose a partire da oggi.

CONVINCERSI CHE IL DIO BACCO É NATO SUI NOSTRI COLLI GIROVAGANDO PER CANTINE APERTE

Quando: abitualmente l’ultima domenica di maggio
 
Insignita nel 1987 del titolo di città internazionale della vite e del vino, Piacenza ha goduto fin dall’antichità dell’apprezzamento nei confronti dei suoi nobili vini. E da parte di quali personaggi, per giunta! Furono prediletti da papi e da re, al pari di Paolo III Farnese e Filippo V di Spagna. Persino Michelangelo, tra un’impresa artistica e l’altra, traeva conforto dal rosso nettare dei vigneti nostrani. Questo non mancò nemmeno sulla mensa di Napoleone e di Carlo V, e a esso resero omaggio principi e condottieri come Alberto Scoto, i Visconti, i Piccinino, Bartolomeo Colleoni e Ludovico il Moro. Il senatore romano Pisone, suocero del più noto Giulio Cesare, fu addirittura rimproverato da Cicerone di abusare di calici troppo abbondanti di vino piacentino. La Tabula Alimentaria Traianea, ovvero il più imponente documento epigrafico di bronzo della romanità, racconta puntualmente come fosse coltivata la vite e quale succo divino se ne ricavasse in quel di Veleia, la perla archeologica dei nostri colli.
Che da queste parti la cultura vitivinicola l’abbia sempre fatta da padrona lo testimoniano i numerosi reperti rinvenuti in più occasioni sul territorio: il gutturnium, boccale d’argento d’età romana, ripescato casualmente dalle acque del Po nei pressi di Castelvetro, la statuetta bronzea di Ercole Bibace, ossia un po’ brillo, rinvenuta negli scavi di Veleia. Persino il celeberrimo fegato etrusco riporta – forse – alcune iscrizioni dedicate al dio del vino. Da svariati siti archeologici provengono viti fossili, vinaccioli, patere e altri recipienti utilizzati per la mescita del vino.
Lo sapevate che la nostra provincia si fregia di ben diciotto vini DOC Colli Piacentini che, secondo diversi parametri qualitativi e quantitativi, rientrano tra le prime denominazioni italiane delle circa trecento nazionali?
Adesso che ve l’abbiamo detto, non mancherà di sembrarvi un’ottima idea quella di scoprire la qualità dei vini DOC piacentini e la cultura del territorio che li genera, incontrando di persona i migliori produttori attraverso piacevoli itinerari in val d’Arda, val Nure, val Trebbia e val Tidone e degustando i loro eccellenti capolavori.
L’occasione giusta, da non perdere per nessuna ragione al mondo, è quella offerta da Cantine Aperte, l’evento enoturistico più importante in Italia.
 
Dal 1993, l’ultima domenica di maggio, le cantine associate al Movimento Turismo del Vino aprono i battenti a esperti e appassionati del settore, offrendo un tripudio di assaggi e degustazioni. La manifestazione coinvolge oltre mille aziende sparse in tutte le regioni italiane, dove il vino viene celebrato con proposte creative originali, ispirate ai territori e alle loro tradizioni. Per l’appuntamento del 2014 le Cantine aperte in provincia di Piacenza sono state sette: l’Azienda agricola Il Poggiarello, a Scrivellano di Travo, la Cantina di Vicobarone presso Ziano, la Cantina Valtidone e la Tenuta Pernice a Borgonovo, la cantina Santa Giustina a Pianello, le Cantine Romagnoli di Vigolzone, la Pusterla a Vigolo Marchese di Castell’Arquato.
 
Ogni anno l’iniziativa si presenta come lo spunto per conoscere il vigneto vivendo in presa diretta il lavoro dei produttori, dal grappolo alla bottiglia. E per testare un’ospitalità sempre più qualificata da parte delle aziende che assicurano ai turisti un’esperienza unica, da ricordare e raccontare una volta tornati a casa.
 
Assieme al vino assaggerete i prodotti del territorio che vi si abbinano per venire declinati al loro meglio, come la Coppa piacentina DOP e il Grana padano. Nelle diverse cantine potrete partecipare a laboratori del gusto, visitare mostre, ascoltare musica e passeggiare tra i filari, oltre a compiere innumerevoli degustazioni, libere o su prenotazione. Troverete interessante la novità introdotta alla manifestazione del 2014, giunta alla XXII edizione: il Passaporto dell’enonauta, con il quale sarà possibile visitare le cantine aderenti all’associazione Movimento Turismo del Vino per tutto l’anno e non soltanto durante gli eventi ufficiali.
 
Accessorio indispensabile che non potrete lasciare a casa durante il vostro tour enogastronomico: l’amico astemio che guiderà l’auto e vi assicurerà un sereno rientro.
 
(Paola Cerri)
 

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